Posts Tagged ‘Will Eisner’

RECENSIONE 4 “WILL EISNER – Una vita per il fumetto”

venerdì, 10 maggio 2013 - 22:13

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RECENSIONE 3 “WILL EISNER – Una vita per il fumetto”

domenica, 5 maggio 2013 - 14:00

RECENSIONE 2 “WILL EISNER – Una vita per il fumetto”

venerdì, 3 maggio 2013 - 17:00

RECENSIONE 1 “WILL EISNER – Una vita per il fumetto”

venerdì, 3 maggio 2013 - 15:00

Profilo FB per “A Spirited Life” di Bob Andelman

sabato, 27 aprile 2013 - 22:57

Presenza FB nuova di trinca, con un tocco tutto italiano, per A SPIRITED LIFE di Bob Andelman, la biografia ufficiale di Will Eisner in corso di pubblicazione per Double Shot.
https://www.facebook.com/pages/Will-Eisner-A-Spirited-Life-a-biography-by-Bob-Andelman/362563250510158

Double shot presenta il saggio di Bob Andelman “Will Eisner – una vita per il fumetto” – LoSpazioBianco, nel cuore del fumetto

venerdì, 26 aprile 2013 - 14:16

Forza Frank

giovedì, 25 aprile 2013 - 01:08

Che vita, Mister Eisner…

mercoledì, 6 marzo 2013 - 12:53

A Spirited LifeÈ bello quando per fare arrivare in Italia un libro molto importante sono sufficienti otto anni (a Gödel, Escher e Bach ne bastarono 5; siamo in tutt’altri paraggi, ma così, per dire). A Spirited Life usciva nel 2005, a pochi mesi dalla scomparsa di Will Eisner, e negli anni successivi fu pubblicato in diverse lingue, se non proprio in tutti i paesi in cui è pubblicato Eisner (che non sarebbe facile, va detto). E a proposito, scusate, il punto è che si tratta della biografia ufficiale di Will Eisner (e casualmente, ci troviamo nella WILL EISNER WEEK 2013 e oggi è il 6 marzo: buon compleanno, Mister Eisner), in uscita per la Doubleshot.
Biografia redatta da Bob Andelman con un esercizio di caro, vecchio journalism (graphic per il soggetto, se non per gli strumenti usati): interviste, interviste e ancora interviste, come si faceva una volta (l’ho scoperto cercando su Google). Interviste a decine di persone a partire dallo stesso Eisner, che per molti mesi, a partire dal 2002, ha incontrato regolarmente Andelman. Nella sua cucina di casa, quasi sempre. Davanti al frigorifero con le fotografie attaccate. E per capire quanto questo sia importante dovrete leggere il libro.
Dove, tra le tante cose, è apparsa per la prima volta a stampa la narrazione da parte di Eisner (e solo lui poteva farlo) di un episodio drammatico e cruciale, di una tragedia immensa che segnò la sua vita personale e artistica. Per decenni questo episodio – forse il singolo fatto più importante della sua vita, per quanto la conosciamo – è rimasto un tabù circoscritto alla cerchia famigliare e inaccessibile anche agli amici più stretti conosciuti successivamente. Come Denis Kitchen, editore, agente, factotum e grande amico di Eisner almeno dal 1971, che per anni e anni non ne seppe nulla. E insieme a lui, tutti noi siamo rimasti all’oscuro di quanto questo episodio fosse inestricabilmente legato a un’opera fondamentale come Contratto con Dio, uno dei termini di paragone del moderno fumetto americano.
Esagero: anche solo per questo, per come l’opera di Eisner ne esce rimessa in prospettiva, rinnovata e aperta a nuove letture, questo libro è imprescindibile.

Ne riparleremo.

È importante anche il ritorno

venerdì, 3 febbraio 2012 - 14:00

Credo che sia vero per tutti i viaggi e ancor di più per uno come questo, di cui abbiamo parlato in altri due post (qui e qui).
Si tratta naturalmente di un singolo aspetto, tutto italiano, di un grande evento internazionale, ampiamente documentato online (“Auschwitz 2012”, anche senza le virgolette), oltre al video in apertura e a questo che segue (di cui mi lascia perplesso il commento musicale a rischio di patetico, pur essendo ovviamente il lavoro di persone sincere e coinvolte):

I miei ringraziamenti (non di rito) vanno prima di tutto alla Fondazione Fossoli, e in particolare a Marzia Luppi e a Silvia Mantovani, a cui devo l’invito e prima ancora l’idea – che a me non sarebbe mai venuta – che avrei potuto intervenire in maniera interessante per i Ragazzi del  Treno (è giusto scriverlo così, con le maiuscole).

Di certo non mi sarei aspettato un incontro come quello di mercoledì 25 gennaio, nell’ambiente per me inedito di un vagone ristorante affollato di studenti e docenti della provincia di Modena, con un impianto di amplificazione che funzionava solo reggendo contemporaneamente due diversi microfoni con torsioni di anulari e pollici opponibili che neanche Segovia: si è parlato di parole (lo strumento del mestiere di ogni traduttore) e soprattutto di “parole che offendono”, per cercare di capire cosa sono esattamente, come nascono e se proprio sono le uniche possibili nelle discussioni – anche accese – che inevitabilmente nascono dalle differenze (di qualsiasi tipo).

Il pregiudizio svolge un ruolo fondamentale nella produzione di atteggiamenti discriminatori e a sua volta è alimentato e produce – in un circolo vizioso pericolosissimo e difficile da spezzare – “parole che offendono” che non andrebbero usate per pura imitazione e delle quali occorre essere almeno consapevoli.
Cosa c’entra questo col fumetto, la mia occupazione principale? Potete farvene un’idea leggendo – per esempio – un libro di Will Eisner, uno qualunque (magari cominciando da qui, proseguendo qui e approfondendo qui). Poi ne parliamo.
Non ho visto i presenti cadere da letti agganciati al soffitto, nella miglior tradizione del dibattito fantozziano, né portarsi in massa verso gli scompartimenti attigui (come avrebbero potuto), quindi spero che il tutto abbia avuto un suo perché.

Sono stato molto fortunato con i compagni di viaggio e di scompartimento, tutti più esperti di me, per non parlare della simpatia personale, e qui mi fermo perché a una certà età bisogna tenere d’occhio la glicemia: Luca Brini, inarrestabile operatore di TRC ModenaAndrea Piazzola, guida al Campo di Fossoli (chiedete di lui se vi capita di visitare il campo, come vi consiglio); lo storico e critico cinematografico Carlo Saletti, spietatamente esperto in all things Auschwitz, autore di vari titoli sull’argomento (questa guida può interessare ed essere utilissima a tutti, prima di passare a testi d’approfondimento), attivissimo divulgatore ed evidente bon viveur.

Per apprezzare Paolo Nori non avevo bisogno di fare questo viaggio ma la sua serata presso il Cinema Teatro Kijow di Cracovia è stata stupefacente: Paolo ha letto un suo testo in una stesura ancora inedita (la lettera di un uomo anziano che rievoca fatti importanti della sua vita), con effetti drammaturgici spiazzanti.
Non sono certo che si possa dire che Paolo “recita” quando legge un testo il cui protagonista non ha nulla a che vedere con l’autore, che per propria ammissione in questo caso non vuole essere confuso con l’io narrante di tanti altri suoi lavori. Di certo, la ben nota capacità di Paolo di rendere – e declamare – la lingua parlata in un particolarissimo flusso di coscienza, è certamente quella di un bravo attore, in grado di raggiungere una tensione emotiva fortissima. Specialmente nel finale, che ha strappato una lunga standing ovation a una platea giovanissima, per altri versi turbata da un testo che si potrebbe pensare molto lontano dalla sensibilità degli adolescenti.

L’avventura del Treno è stata seguita e documentata da Claudia Benatti della Gazzetta di Modena. che per tutto il viaggio ha incessantemente seguito, scritto e pubblicato la cronaca dei momenti più importanti. Al rientro mi sono letto tutto e ho ritrovato esattamente quello che avevo visto, e anche molto di più (contrariamente a me, che in viaggio spesso divento pigro, Claudia era evidentemente ovunque…), nonostante la mia insofferenza per la lettura a monitor. Non saprei fare miglior recensione al lavoro di Claudia, che – lo dico da lettore di giornali, con una passioncella strana e un po’ perversa per le cronache locali di città diverse dalla mia, delle quali evidentemente mi manca il contesto della maggior parte delle notizie – è andato al di là delle esigenze immediate e dell’ovvio interesse di una testata locale per un evento di portata internazionale così intimamente legato al territorio.
E ci possono stare anche i momenti di stanca, via.

Stereotipi e pregiudizi

giovedì, 5 gennaio 2012 - 14:10

Sono all’origine dei nostri istinti più violenti e dei momenti più bui del XX secolo. Razzismo e antisemitismo se ne nutrono e in qualsiasi linguaggio la loro rappresentazione è un momento delicato di ogni narrazione.
A questo, nel fumetto si aggiunge una sorta di “stigma visivo”, dato dall’immediatezza con cui il disegno è in grado di rappresentare luoghi comuni e cliché etnici (il tedesco biondo e ciccione, l’italiano che parla con le mani, l’africano col labbrone, l’ebreo col naso adunco) che concorrono alla formazione e alla diffusione del pregiudizio.
Le esigenze della satira e della critica sociale e politica – inscindibili da una piena libertà d’espressione e facilmente portate al dileggio, alla derisione e ovviamente alla caricatura – complicano ulteriormente la questione.
Questione ben presente nell’opera di Will Eisner e naturalmente nel Maus di Art Spiegelman.
Se ne parla martedì 10 gennaio alle ore 15.00 insieme a Enrico Fornaroli dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’occasione è la serie d’incontri Un treno per Auschwitz organizzata dalla Fondazione Fossoli di Carpi (MO) e il luogo è l’Aula Magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore Primo Levi di Vignola (MO).
Info: 059 688272 / fondazione.fossoli@carpidiem.it

The Manara Library

venerdì, 18 novembre 2011 - 09:00

È la nuova collana che la Dark Horse dedica – questo è chiaro – a Milo Manara. Niente di nuovo per il lettore italiano: questo primo volume raccoglie Indian Summer (“Tutto ricominciò con un’estate indiana”; qui una preview), su testi di Hugo Pratt, e The Paper Man (“L’uomo di carta”): storie ormai classiche di cui non si contano più le edizioni. Il secondo volume è in uscita a febbraio 2012 e – incidentalmente – conterrà un articolo davvero bello di Stefano Gaudiano.
Il progetto si basa sulla collana Milo Manara – Le Opere, uscita nel 2008 per Il Sole 24 Ore come “collaterale”, terrificante termine di marketing che indica un allegato a testate periodiche (e che a me evoca vittime civili di blitz di forze speciali).
Vado a memoria, ma credo che la formula “Library”, con cui a un autore prestigioso si intitola una certa serie o collana che ne raccoglie l’opera (più o meno integralmente), in passato sia stata usata per la prima volta per Will Eisner, prima dalla sua storica casa editrice Kitchen Sink, poi dalla DC Comics, che ne ha gestito le opere dal 1999 al 2004. Non ricordo molto altro: certo, un altro pivello come Joe Kubert, poi…?

Questo per dire che l’operazione riveste evidentemente una certa  rilevanza per la casa di Milwaukie, che ripropone la “Italian comics superstar” (cito dalla IV di copertina) con traduzioni e apparati testuali nuovi di trinca, a cura della Senior Editor Diana Schutz (che ha lavorato con Frank Miller, Will Eisner e che oggi è coinvolta nei progetti di maggior prestigio). On top of it, trovo elegante la linea grafica, sobria e “ufficiale” senza essere celebrativa o “polverosa”.

Le traduzioni sono firmate da Kim Thompson della Fantagraphic Books, storicamente legato ad autori di casa nostra “non ovvi”, per così dire; basti pensare al suo lungo sodalizio di editor con Francesca Ghermandi, risalente ai primi anni Novanta, quando questa grande autrice quasi non era pubblicata in Italia.
Gli apparati consistono in un paio di articoli che assolvono alla doppia, doverosa funzione di: a) attirare e incuriosire il lettore; b) fornirgli le coordinate storiche ed editoriali necessarie a inquadrare il lavoro di Manara: un autore ormai classico e dalla carriera ultraquarantennale che sul  mercato USA non è mai stato pubblicato in maniera regolare ed è noto più per cliché riduttivi (“Manara = European erotic comics”) che per l’effettiva produzione a fumetti, abbondantissima e relativamente varia.

Al primo punto provvede una prefazione di Frank Miller, che nella sua prosa mai a rischio di minimalismo e understatement commenta il lavoro di un collega come può fare solo un autore davvero grande (al momento sperduto chissà dove ma che un giorno – chissà – potrebbe anche decidere di tornare tra noi).
Miller conosce bene le difficoltà e i vincoli – tipici di questo linguaggio – con cui il fumettista paga la sconfinata libertà di scelta di ambientazione, personaggi e trama delle storie. Vi accenna in diversi punti, per esempio qui:

Technically, a comic book can be read in a very few minutes. It is a task of the cartoonist to slow the reader down, to seduce the reader into breathing in the story at its intended pace. Here Manara excels.

La seconda funzione è assolta – spero – da una mia introduzione, che gli interessati (molto interessati: è in inglese ed è lunga diverse schermate) possono leggere di seguito o scaricare da qui.

(more…)

La calunnia è un venticello? Lanciamo aeroplanini di carta

giovedì, 4 agosto 2011 - 14:00

Esemplare post di Daniele Barbieri, bene al di là di piccole vicende non importanti nel mondo (vabbe’, stiamo larghi) del fandom fumettistico italiano online a cui fa riferimento nel finale.
Invidierò sempre la capacità di sintesi di Daniele: chissà se è possibile scrivere così senza occuparsi di semiotica (che la sola idea mi fa venire voglia di studiare Teoria delle Stringhe, non so se mi spiego)…?
Al fatto che alla fine si ricasca sempre dalle parti di Will Eisner non faccio quasi più caso.

“The nexus of all realities”

lunedì, 25 aprile 2011 - 18:00

Cioè “il punto d’incontro di tutte le realtà“, un tòpos narrativo ben noto agli appassionati di fantascienza, fantasy e di fumetto supereroistico americano.
E, ora che lo scrivo, un’immagine neanche tanto metaforica per una figura e un’opera come quelle di Will Eisner, che sempre più ci appaiono come luoghi naturali a cui un po’ tutto ciò che ha a che fare col fumetto sembra tendere prima o poi.

Tornando a “nexus”, e stiracchiando un po’ il concetto (cosa non si farebbe per un titolo a effetto…), è l’impressione che comincia a farmi la Libreria Golconda, dove qualche tempo fa si è tenuto questo incontro di cui avevamo parlato. Incontro recuperato e valorizzato dal conduttore Alberto Sebastiani, titolare di un prestigioso blog culturale per l’edizione bolognese di La Repubblica.
Alberto – che in città svolge un’intensa attività di promotore culturale, presentatore di incontri e critico letterario con un occhio di riguardo per il fumetto – con questo blog fa una cosa unica e importantissima: parla degli incontri e degli eventi (termine ineludibile che detesto cordialmente) anche dopo che hanno avuto luogo. Una sorta di bilancio che – slegato dalla tirannia della cronaca e dell’attualità – assolve secondo me a una funzione fondamentale, come sanno bene gli studiosi della memoria: quello di fissare argomenti, fatti e cose prima nella memoria in senso stretto, poi in quella culturale del pubblico, anche di quello che agli eventi non ha partecipato, salvandoli dal rumore di fondo e dalla massa indistinta dei ricordi sbiaditi delle troppe cose che si fanno/dicono/vedono.

Ma divago e, al solito, l’ho presa alla larga. Fatto sta che l’incontro in questione, oltre ad andare bene e a risultare molto, molto cordiale (e ci ha messo del suo l’immenso Palumbo, di passaggio a salutare), come Alberto ha riassunto benissimo ha rivelato nuove connessioni tra fatti, eventi e persone.
Più nexus di così…

Fumetti

mercoledì, 13 aprile 2011 - 17:00

Nel caso vi fosse rimasto qualche dubbio, la locandina dovrebbe togliervelo: è di questo che parleremo venerdì 15 aprile, alle ore 17.00, presso il Museo della Grafica di Pisa (Palazzo Lanfranchi, Lungarno Galilei, 9; info: 050 2216060 / museodellagrafica@adm.unipi.it), insieme a Fabio Gadducci. E naturalmente opere come Fagin l’ebreo di Will Eisner forniscono spunti in abbondanza per parlare delle potenzialità narrative del fumetto e della sua espressività letteraria. La traccia dell’intervento sarà questo articolo, in cui commento alcuni dei tanti motivi d’interesse di uno dei lavori più stimolanti e “politici” del maestro americano, ricco di suggestioni civili e letterarie.

Dopo 13 anni: AFFARI DI FAMIGLIA

giovedì, 7 aprile 2011 - 20:00

Mercoledì 13 aprile, ore 18.00
Libreria Golconda, via Nosadella 23/a, Bologna (info: info@golconda.it / 051 9917996)
Intervengono: lo scrittore Gianluca Morozzi e il giornalista e italianista Alberto Sebastiani.
Sabato 23 aprile, ore 17.00
Libreria Wonderland, via S. Antonino 68 a/b, Treviso (info: wonderlandcomics@gmail.com / 0422 1720154)
Interviene: Massimo Perissinotto

Sono le prime due presentazioni in programma per Affari di famiglia di Will Eisner, da poco uscito per Fandango Libri, che lo riporta meritoriamente in libreria dopo la prima edizione italiana del 1998. Si tratta di un titolo molto meno noto dei celebrati romanzi a fumetti del grande autore ma in alcun modo minore: l’analisi spietatamente oggettiva che Eisner fa delle dinamiche di un nucleo famigliare riunito per il compleanno del patriarca è magistrale, e i personaggi ne emergono con grande forza. La consueta, sofisticata gabbia di Eisner, avanti anni-luce rispetto alle convenzioni strutturali della tradizionale pagina a fumetti, valorizza al massimo l’impianto teatrale della storia, che si svolge quasi interamente nello stesso luogo e in tempo reale, con la pagina come proscenio ed elementi compositivi quali porte, pareti, fondali come punti di ingresso e di uscita dalla scena.
Per l’occasione Eisner abbandona il tradizionale bianco e nero per una raffinata mezzatinta con dominante seppia, resa a stampa in quadricromia. La carta avoriata – una scelta di pregio di tutte le edizioni eisneriane di Fandango – conferisce alla pagina calore e profondità, nonché un’atmosfera malinconica e a tratti cupa, totalmente in sintonia con la vicenda.

Della carriera sterminata (quasi 70 anni) di Eisner si è scritto molto, quasi quanto delle sue tante primavere artistiche. Di sfuggita, date alla mano, notiamo che Affari di famiglia (“A Family Matter”, 1998) apre un’ultima stagione creativa segnata da una serie di uscite, impressionante per lunghezza e qualità, interrotta solo dalla scomparsa dell’autore, nel pieno dell’attività: The Princess and the Frog (1999), L’ultimo cavaliere (“The Last Knight“, 1999), Racconti di guerra (“Last Day in Vietnam”, 2000), Piccoli miracoli (“Minor Miracles”, 2000), Le regole del gioco (“The Name of the Game”, 2001), Sundiata: A Legend of Africa (2003), Fagin l’ebreo (“Fagin the Jew”, 2003), Il complotto (“The Plot”, 2005).
Già: Eisner, classe 1917, scrive e disegna questi libri – molti dei quali a colori, e non di rado di quasi 200 pagine – tra gli 81 e gli 88 anni (non compiuti per un paio di mesi), senza alcun segno di cedimento, con lucidità e controllo totali sulla narrazione e soprattutto sui disegni, tra i più belli e pieni della sua carriera.


PASTA FAZOOLA (“Gettate tutti gli stereotipi e uscite con le mani alzate!”)

sabato, 2 aprile 2011 - 20:00

Quello tra parentesi è un plagio dal sublime Tuono Pettinato, a cui mi rivolgo sempre per ispirazione quando resto muto per l’imbarazzo.
Come in questo caso: un bell’articolo (non firmato; peccato) sul cruciale argomento “stereotipi e fumetti”. Incidentalmente, è con questo in mente che Will Eisner ha scritto e disegnato il suo Fagin l’ebreo: un progetto didattico di adattamento a fumetti dell’Oliver Twist di Charles Dickens diventato lungo la strada una dolente e sofisticata riflessione meta-letteraria sulla persistenza del pregiudizio e sulla responsabilità culturale degli scrittori e degli artisti nella sua propagazione (a partire da Eisner stesso, che non si risparmia una parziale autocritica per certi suoi disinvolti usi giovanili di stereotipi razziali). Questo è l’articolo migliore che conosca sull’argomento, mentre qua trovate qualche altra mia considerazione, molto meno concisa.
In questo caso – la rappresentazione  del nemico italiano in un fumetto di propaganda americano del 1941 – le considerazioni sarebbero tantissime, a partire dalla chiara consapevolezza – che mi ha stupito parecchio – che gli autori hanno della distinzione tra italiani del Nord e del Sud, o perlomeno della percezione che di questa distinzione hanno gli italiani stessi (o almeno gli italiani come li percepiscono gli americani del periodo; e così via: meglio fermarci qua e rimandare gli approfondimenti del caso ai testi opportuni).
Ma per chi traduce dall’American English e, inevitabilmente, invidia la stupefacente capacità di questa lingua di trascrivere cadenze, pronunce e fonemi, non importa quanto strampalati, è imperdibile il dialogo tra questi italiani esagitatissimi e quanto mai improbabili.
Ho scritto “improbabili”?

Omaggio di GOOGLE a Will Eisner

domenica, 6 marzo 2011 - 19:30

Oggi Will Eisner avrebbe compiuto 94 anni e in tutto il mondo (e in tutta Internet) è un florilegio di omaggi e ricordi del grande autore (un buon punto di partenza è l’ormai tradizionale Will Eisner Week).

Ricordiamo solo il più clamoroso, presentato da un post di Scott McCloud: la testata della Home Page – il “google doodle” – della pagina internazionale di Google è stata ridisegnata in omaggio a The Spirit che ha già fatto il giro della Rete. Eccola:


Per raggiungere google.com dall’Italia clickate qua.

“Nei miei occhi” – Elogio e disclaimer

martedì, 14 dicembre 2010 - 21:00

Bastien Vivès, classe 1984, è un bel talento di cui si sottolinea sempre “la giovanissima età” (cosa che una volta si diceva di persone con diversi anni anni meno di lui; ma in effetti è certamente giovane e chissà per quanto tempo continueranno a chiamarlo così; Giuseppe Palumbo, classe 1964, ha smesso di essere “un nuovo talento del fumetto italiano” da… vediamo… cinque o sei anni?). L’esordio italiano era stato neanche due anni fa con Il gusto del cloro e questa traduzione di Dans mes yeux esce ora per (quasi) lo stesso editore, la Black Velvet del nuovo corso Giunti. Nel frattempo Vivès è stato coccolatissimo da Animals, che ci ha permesso di ingannare l’attesa con le sue più agili, vecchie e nuove produzioni blogghesche, che il talento di cui sopra l’hanno confermato al 100%: Bastien Vivès è un autore già grande da molti punti di vista e interessante da tutti.
È un disegnatore dotatissimo, che nasce solido e “imparato”, con padronanza totale – per esempio – delle personalissime anatomie; senza soverchie preoccupazioni di tecnica (disegna al tratto, con uno o più colori a mano o photoshoppati, con matite colorate come in Nei miei occhi); in possesso di uno stile rapido e fresco, parente stretto del bozzetto e originale, pur nella trasparenza dei riferimenti (tra cui per sua ammissione c’è da sempre Gipi).
È un regista persino migliore: lasciando stare i santi (Eisner, Pratt, Muñoz e compagnia) non è facile trovare fanti – o autori – anche di lungo corso a loro agio e con la stessa sicurezza con ogni tipo di inquadratura; e in particolare – come in Nei miei occhi – con le sottigliezze della soggettiva, di cui Vivès dimostra una stupefacente comprensione istintiva; e certamente non conosco autori che dopo pochi anni di attività abbiano mai dimostrato una frazione della capacità di Vivès di condurre con tanta sicurezza l’occhio del lettore dove e quando vuole lui.
Il Vivès narratore – nel senso delle scelte tematiche – è forse quello che più dimostra gli anni che ha e anche qualcuno di meno: pur con dialoghi assai belli e sintetici, dalla tremebonda vicenda di Nei miei occhi cola forse ancora un po’ troppa melassa (il protagonista, dal cui esclusivo punto di vista il lettore segue la storia, conosce una ragazza di cui è chiaro che si innamora; lei no). Con Il gusto del cloro ci era andata un po’ meglio, complice l’ambientazione prevalentemente in piscina, dove le storie d’amore inespresse devono fare a meno delle parole e gli sguardi sono appannati.
Non c’è naturalmente niente di male in queste trame estremamente sentimentali e molti lettori apprezzeranno la sensibilità con cui Vivès ritrae il nascere di un’emozione e il suo potenziale esplodere in ogni direzione, compreso il muro contro cui andrà a sbattere. E probabilmente un numero ancora maggiore apprezzerà il suo adattamento di Tre metri sopra il cielo (così vedremo se in Italia è possibile che  un libro a fumetti venda bene, ma bene davvero).
Non posso però fare a meno di pensare che una così forte connotazione anagrafica (o, se vogliamo, generazionale) sia un limite eccessivo per un autore con questi mezzi espressivi (avevo scritto “con queste potenzialità” ma Vivès le sue potenzialità ha cominciato a realizzarle da subito).

© 2010 Bastien Vivès / Black Velvet

Dialoghi belli e sintetici, dicevamo, estremamente abili nel riprendere l’immediatezza del parlato. Questo anche grazie alla buona traduzione, cosa delicata vista la minore elasticità dell'”italiano del fumetto” (espressione che uso costantemente dopo averla sentita in alcune lezioni del linguista Mirko Tavosanis) nell’esprimere registri colloquiali.
Ci è riuscito bene il traduttore Fabrizio Iacona, che ringrazio insieme alla casa editrice: la traduzione è avvenuta infatti a opera sua durante un workshop tenuto a Bologna a chiusura dell’edizione 2008-2009 del corso di Editoria per il Fumetto e la Traduzione, da me organizzato e diretto in collaborazione con lo studio grafico RAM di Bologna.
Per una svista, all’interno del volume la traduzione è accreditata a “Fabrizio Iacona – Andrea Plazzi” ma – lo ripeto – si tratta di un errore: pur avendo revisionato il testo secondo quanto la buona pratica redazionale imporrebbe senza eccezioni (e che la qualità a picco dei volumi in traduzione degli ultimi anni denuncia come sempre più assente), l’editing effettivo si è mantenuto ampiamente al di sotto dei minimi sindacali per un testo da avviare al lettering e non si configura in alcun modo come co-traduzione (altro malcostume ampiamente praticato).

“Contratto Con Dio”, “La Forza della Vita”, “Dropsie Avenue”

giovedì, 29 aprile 2010 - 08:00

Eccole qua le tre copertine. Ne avevamo parlato parlato con un piccolo concorso senza premi (“Quale scegliereste se foste voi l’editore?”), e ora potete compiacervi del vostro fiuto, o esprimere il vostro disappunto per la mancanza di gusto altrui (il vostro non è mai stato in discussione). Nel secondo caso la colpa è del grafico Marco Tamagnini, di cui non sta a me tessere le lodi. Nel primo – ma si chiama merito – pure.
Sono quindi queste le copertine scelte per gli storici titoli di Will Eisner – ormai riconosciuti come classici, all’origine della definizione stessa di “romanzo a fumetti” – che escono oggi in libreria per Fandango Libri.
Sono edizioni singole e quasi economiche (prezzo di copertina: 14 Euro) prima raccolte nella ponderosa e più costosa Trilogia e che dovrebbero permettere a un pubblico più ampio, curioso ma meno specializzato di conoscere un grande maestro del fumetto.
Enjoy.

Nuovi Eisner in libreria

giovedì, 18 marzo 2010 - 08:00

Sono pubblicati da Fandango e i lettori del maestro americano li conoscono bene: sono Contratto con Dio, La forza della vita e Dropsie Avenue. Titoli fondamentali nella produzione di Will Eisner e quindi per il fumetto moderno, veri e propri distillati della profonda conoscenza che Eisner aveva di cose, persone e della vita nel suo senso più pieno. Vita che da queste storie emerge con la vivacità e la passione tipiche dell’autore.
L’anno scorso erano stati raccolti nel ponderoso – e assai più costoso – Contratto con Dio – la Trilogia, mentre oggi tornano finalmente disponibili in edizioni singole e più economiche (le precedenti risalgono anche a più di 10 anni fa).
Come per altri volumi di Eisner, con grande piacere ho lavorato a questi insieme a Giovanni Ferrara di Fandango e all’ottimo grafico Marco Tamagnini (RAM).
I libri usciranno in libreria tutti insieme, giovedì 29 aprile.

Nell’attesa – sperando di non turbare i sonni dell’editore, che ha già fatto le sue scelte – vi propongo un piccolo referendum sulle bozze di copertina prodotte per l’occasione e che trovate di seguito: quale preferite, per ciascun libro? Se vi interessa lasciare un commento, basta che indichiate il titolo e l’ordine della copertina (prima, seconda, terza, etc.).
Naturalmente, una sola è quella definitiva. A giorni sugli scaffali.


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