Posts Tagged ‘Rat-Man’

Ma quanto can can per un numero 1

lunedì, 31 ottobre 2011 - 09:30

Ed è ancora poco, fidatevi. Perché in realtà non è un numero 1 (uno qualsiasi) e neanche la numero 1 (quella di Zio Paperone), bensì il numero 1. Quello da cui ha avuto inizio tutto. O almeno l’universo Marvel, cioè forse non tutto ma certamente una parte molto importante del fumetto americano moderno, non solo “popolare” (le virgolette sono per quelli che fanno distinzioni diverse da “fumetto buono”/”fumetto meno buono”; io, scusate, ma il mio neurone fin lì arriva).
Parliamo quindi, ovviamente, evidentemente, necessariamente, indubitabilmente e senza ombra di possibile dubbio del numero 1 dei Fantastici Quattro, anzi – più precisamente – di Fantastic Four #1, uscito nel 1961.
La celebrazione cade in occasione di Lucca Comics & Games 2011 e dei 50 anni esatti della pubblicazione, o meglio dalla data di copertina: l’albo uscì infatti in agosto ma in quegli anni – per motivi legati alla distribuzione, alla gestione delle copie invendute e alla successiva fatturazione – la data di copertina era di tre mesi posteriore a quella di uscita e nel nostro caso era quindi “novembre”.
Gli autori – mi sento sciocco a scriverlo – erano Stan Lee e Jack Kirby.
Il portale Lo Spazio Bianco ha organizzato una spettacolare celebrazione di questo evento, chiamando a raccolta non solo saggisti, critici ed esperti italiani e stranieri del fumetto USA, che su quelle pagine seminali hanno scritto a profusione, ma anche una folta schiera di disegnatori di fumetti, appassionati ammiratori di questo autentico Big Bang del fumetto moderno. Alcuni sono noti, altri notissimi; alcuni sono delle superstar e altri sono meno noti, o forse anche sconosciuti, ma tutti sono stati bravissimi a interpretare la bella idea di Lo Spazio Bianco: ciascuno di loro ha ridisegnato esattamente una pagina di Fantastic Four #1, riprendendo i testi della classicissima edizione italiana dell’Editoriale Corno (Fantastici Quattro n.1 del 6 aprile 1971).
Il tutto è online: presentazione, copertina (e quando vedrete di chi è capirete che qua si fa sul serio) e persino una mia introduzione al tutto.
Ora, come direbbe Leo Ortolani (uno degli appassionati ammiratori di cui sopra) le introduzioni piacciono solo a chi le fa e raramente servono a qualcosa, se proprio non sono molto, molto ben scritte e con tante, tante idee belle e originali che aiutano il lettore a mettere in prospettiva l’opera e a leggerla da nuovi e sempre inediti punti di vista.
Un po’ come i Classici.
Non credo che sia il caso di questa ma potrebbe interessarvi darci un’occhiata (la trovate di seguito e qui, scaricabile in pdf, in una versione un po’ rivista).
E anche stavolta sono riuscito a parlare di Rat-Man e Leo Ortolani.
Mah…

(more…)

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Un paio di presentazioni feroci

martedì, 18 ottobre 2011 - 12:41

Del libro abbiamo già parlato. Ora viene il bello, con alcune presentazioni che Leo farà nei prossimi giorni. Per ora sono solo due, per cui siete avvertiti: organizzatevi e passate parola agli amici.
Milano – Giovedì 20 ottobre, h. 18.30 Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires 33 (info: 02 2023361)
Bologna – Martedì 25 ottobre, h. 18.00 Libreria Feltrinelli, P.zza di Porta Ravegnana 1 (info: 051 266891-261392)

“Un libro… scritto?”

mercoledì, 21 settembre 2011 - 09:00

È la domanda che mi fanno quasi sempre quando dico che è uscito Due figlie e altri animali feroci – Diario di un’adozione internazionale, il primo libro (in prosa) di Leo Ortolani.
Quasi tutti i lettori di questo blog leggono fumetti, sanno chi è  Leo Ortolani e in questo senso la domanda di cui sopra è legittima: infatti di libri a fumetti Leo ovviamente ne ha già fatti (anche se meno di quanto si potrebbe pensare: Leo preferisce uscire in edicola con i suoi amati giornalini, discendenti diretti di quelli con cui è cresciuto).
Tornando a noi: sì, un “libro scritto”.

Ma partiamo dall’inizio.

Leo ha sempre dato tanta, tantissima confidenza al suo pubblico, parlando non solo di fumetti ma anche di se stesso e della sua vita personale, di cui i lettori sanno molto di più di quella di tanti altri autori. Per esempio, chi legge Rat-Man impara molto presto che Leo è geologo, visto che trova sempre il modo di infilare un riferimento o una battuta in tema (“si direbbe una granodiorite…”; e in realtà questa battuta mi data pesantemente, perché fu una delle prime, tanti anni fa).

Così, molti lettori sanno che nel 2010 Leo e sua moglie Caterina sono diventati genitori di due strepitose sorelline, Johanna e Lucy Maria, che oggi hanno 4 e 6 anni. Un po’ c’era quest’offerta 1×2, un po’ è capitata l’occasione, fatto sta che le hanno prese già un po’ grandicelle per andare subito al sodo, perché quando il gioco si fa duro, eccetera eccetera.

Avete già capito che Leo e Caterina le due sorelline le hanno adottate e a questo scopo hanno fatto anche un bel viaggetto, diciamo, 20.000 chilometri tra andata e ritorno. Infatti, Johanna e Lucy Maria erano (sono!) tanto speciali che l’offerta era valida solo in Colombia.
Dalla Colombia Leo e Caterina tenevano informati gli amici e i parenti con mail bellissime e divertentissime su quello che succedeva tutti i giorni, e sui progressi con questi due animali strani e ferocissimi con cui cercavano di fare la conoscenza. Mail talmente belle e divertenti (e utili, se anche voi volete adottare degli anim… dei bambini) che anche un editore grande e importante come Sperling & Kupfer, dopo avere riso un sacco ha detto: “Be’, io quasi quasi ci farei un libro. Tra l’altro, è il mio mestiere, quindi, Leo, se va bene a te…”

A Leo andava bene, ed eccolo qua il libro. Ed è proprio quello che dice il titolo, mica come i trailer dei film: il diario di un’adozione internazionale, quella di Leo, Caterina, Johanna e Lucy Maria, con tutti i suoi problemi, i drammi, i pensieri, le gioie e naturalmente il trionfo finale.

E naturalmente ci trovate un bel po’ di vignette e anche pagine a fumetti. Perché lo so che ve lo siete chiesti per tutto il post.

Fumetti che ora conoscerete

sabato, 19 marzo 2011 - 17:00

Sono quelli che ho selezionato insieme allo staff del Bravo Ma Basta Festival (ne avevamo parlato un po’ di tempo fa). The Time Is Nigh come direbbe il Bardo, insomma l’ora è giunta: sabato 26 marzo è il grande giorno. Se volete sapere tutto ma proprio tutto del festival e soprattutto se siete giornalisti, questo è quello che fa per voi. Be there!

Paolo Bacilieri

mercoledì, 13 gennaio 2010 - 22:35

Foto Mauro Romanzi

Spendiamo subito i grazie del caso, che è il caso.
Il primo va a Paolo, perché il suo nome basta e avanza per fare bella figura senza stare a pensare uno dei soliti titoli sciocchini.
Il secondo va  sempre a Paolo per il tempo e le belle immagini.
Il terzo, per la pazienza, va a lui e a Francesca, che hanno aspettato per più di un anno la pubblicazione di queste loro deliziose chiacchiere tra expatriates veronesi, a cui ho fatto da spettatore un po’ alticcio durante una di quelle serate così garbate e rilassanti e divertenti che ti chiedi dov’è il trucco e perché non sono tutte così (poi in effetti il trucco c’era).

Ora dovrei scrivere qualcosa di interessante su Paolo Bacilieri ma, davvero, non sono all’altezza e dopo quattro false partenze ci ho rinunciato e quella meno peggio la trovate qui, insieme a un po’ di informazioni sui suoi lavori.
In breve, Paolo Bacilieri è un bravo, ottimo e secondo me – da tempo – grande autore di fumetti. Niente di originale, lo pensano in tanti.

Da anni Paolo è un piccolo oggetto di culto per un pubblico selezionato e competente (si dice così per evitare il solito “pochi ma buoni”, che sa tanto di scatola di biscottini della zia buonanima), che in lui apprezza uno dei rari, veri e moderni punti d’incontro tra innovazione e tradizione, vocazione popolare e ricercatezza, consapevolezza artistica e immediatezza espressiva.
Della sua generazione (v. sotto), lui, Palumbo e chi altri…? E se andiamo un po’ indietro ad altre generazioni i pochi nomi papabili si fanno imbarazzanti e forse dovrò farmi perdonare da Paolo, che leggendo si porterà la mano alla fronte pensando “Ossignùr, me lo scusino…” (qualcuno di quei nomi ho avuto il coraggio di scriverlo, sempre qui).
Per l’aspetto più evidente ma mai scontato del lavoro di Paolo, il suo disegno, lascio fare alle immagini di corredo all’intervista (per non parlare del suo blog personale, zeppo di pagine a fumetti e disegni stupendi).

Naturalmente è di Paolo la testata di cui questo blog si fregia orgogliosamente a partire dalla data odierna, con qualche accorta e discreta elaborazione  (tip of the hat a Marco Tamagnini, graphic designer extraordinaire).
Ecco qua la versione originale uncut:

I simpatici personaggi della generazione di Paolo sono una rappresentanza di gran rango del miglior fumetto italiano, autori ancora giovani ma sulla breccia già da molti anni, in alcuni casi più di 20.
Li riconoscete? Bravi, perché alcuni non sono per niente facili, roba da intenditori. E – non per portarvi male – ma siete proprio sicuri?
Sì? Okay, in questo caso provate a partecipare al

CONCORSO!


Facendo riferimento ai numerelli appositamente predisposti, inviateci gli 11 nomi che secondo voi corrispondono agli autori qua sopra bacilierati e vincerete un premio senza precedenti e – ve lo garantisco – senza un seguito: sarete intervistati da questo blog.

INCONTRO CON PAOLO BACILIERI
A cura di Francesca Faruolo.
Intervista raccolta a Bologna il 12 dicembre 2008

Non pago di essere “solo” un autore con uno stile personale, ti confronti spesso con situazioni in cui la libertà creativa è vincolata da limiti e costrizioni, come i canoni di genere o la serialità della produzione. Lo consideri un modo di fare sperimentazione?
Una delle cose di cui mi sono accorto è che si impara a fare fumetti solo facendoli e sbagliandoli. Adesso riesco a fare cose che dieci anni fa non mi riuscivano proprio perché ho una concezione più consapevole dei miei limiti. La sperimentazione è utile per sbagliare. Una volta che si è messi alle strette, sperimentare permette di trovare nuove soluzioni.

In una tua storia di Jan Dix, uno dei personaggi è Zeno Porno, o Paolo Bacilieri, se preferisci. È un link, un rimando agli altri tuoi lavori, o una scelta di comodo (facevi prima a disegnarlo)?
È sicuramente la seconda cosa: è un personaggio già pronto, che non devo studiare. E poi stava bene, era adatto alla situazione. Insomma, l’ho usato per biechi fini narrativi: un personaggio è come un vestito comodo, che non riesci mai a lasciare.

Per un disegnatore l’abilità di creare immagini complesse è importante quanto la capacità di trovare scorciatoie che permettono di dosare le energie e tempi. Se condividi questa affermazione, quali economie metti in atto quando disegni?
Per me questo discorso è vero specialmente quando lavoro per Bonelli e mi confronto con i tempi di produzione. Il fatto di avere una scadenza entro cui stare è una cosa bella e importante. Non potrò mai fare quello che faceva Tezuka, produrre migliaia di tavole con la stessa felicità, ma mi interessa comunque il fatto di disegnare tenendo conto di certe necessità. Quindi, per esempio, fare il tirchio su alcune vignette per poter poi scialacquare su altre. È come chiedere al lettore di accettarti nelle diverse fasi: quella in cui risolvi la vignetta con una silhouette e quella in cui disegni molti particolari e fare convivere queste due soluzioni.

Una domanda buffa: cosa pensano i tuoi figli delle cose che fai?
La domanda è interessante perché davvero i miei due figli [di 12 e 16 anni al momento dell’intervista – N.d.R.] sono sempre la mia prima sponda. In genere sono anche i miei più severi critici perché i loro gusti nel tempo sono diventati sempre più specifici e, decisamente, i miei fumetti non rientrano tra le loro preferenze. A loro piace Rat-Man e io ho imparato ad apprezzarlo grazie a loro.

Forse sono ancora troppo giovani per le tue cose.
Questo è veramente difficile da dire perché, per esempio, si sono letti i 14 volumi del Buddha di Tezuka. Però bisogna anche precisare che questo è un capolavoro con una dinamicità e una potenza espressiva tali da sfondare qualunque barriera.

C’è un libro molto bello di Silvina Pratt, prezioso per la descrizione che fa di se stessa, ragazzina cresciuta negli anni Sessanta/Settanta (come me), oltre che per il ritratto poco istituzionale del padre. Silvina racconta di come Hugo si incazzasse quando lei e il fratello preferivano i neri come Kriminal o Satanik a Corto Maltese. Ora, non voglio fare paragoni estremi, ma tra me e i miei figli riconosco un po’ la stessa dinamica. D’altra parte è abbastanza sano e naturale così. Un figlio in adorazione sarebbe insopportabile e invivibile.

Che fumetti disegnava Bacilieri quando aveva 14 anni?
Non erano molto diversi da quelli di adesso, qualcuno lo conservo ancora. Dal punto di vista grafico e narrativo erano molto basici ma sostanzialmente mi interessavano le stesse cose che più o meno mi interessano adesso, come amicizia, atti di eroismo, dinamicità, “morirà, non morirà”…

Fumetti, insomma.
Si, fumetti. E devo dire che guardando le tavole dei miei 14 anni, mi domando se effettivamente ho fatto davvero qualche passo avanti. Sarebbe importante mantenere quella stessa innocenza. L’accumulo di tecnica negli anni ti porta a essere sempre meno istintivo. Dei fumetti a me interessa la “stupidità”. È un valore da salvaguardare.

Hai mai incontrato Magnus di persona?
Si. Io ero all’inizio e lui era nella fase “Centodieci pillole” e “Femmine incantate”. Con il mio agente di allora, Luca Aurelio Staletti, un personaggio leggendario, sono stato a Bologna, a casa di Magnus. Ricordo come se fosse ora la sua faccia che spunta dal bagno pieno di schiuma da barba – non ce l’aveva solo sulle guance, ma dappertutto, spuntavano fuori solo nasone, baffoni e due occhi scuri,vivissimi– con espressione allegra fa: “Ehi, ciao Staletti!” Da allora, per me Magnus è quello. Poi ha guardato le mie poverissime tavole di allora dicendomi delle cose assolutamente intelligenti. Mi spiegò per esempio che disegnare delle persone di colore non vuol dire fare delle figure in negativo (io allora mettevo il nero e lasciavo i tratti del viso in bianco).
Però la cosa veramente importante dell’incontro con Magnus, più ancora delle sue parole, è stata la prova che “la possibilità c’è”, che i marziani esistono. Magnus mi ha colpito per la sua totale mancanza di autorità, era come un folletto, una persona che non proietta ombre.

Molte tue storie hanno ambientazioni venete o veronesi. Senti di avere un rapporto sentimentale con quel territorio, nel senso che provi piacere a evocarlo, o hai invece un atteggiamento più distaccato?
È come per le cose di famiglia: si tratta di una faccenda sentimentale, ma c’è anche una certa respingenza. Parafrasando Billy Wilder, “Quello che odio del Veneto è che non riesco a odiarlo.”


Paolo Bacilieri in rete
Il blog personale
Fummettografia
Servizio by COMICUS.it: intervista, recensioni e contenuti vari

Tutte le immagini a corredo dell’articolo sono di Paolo Bacilieri, Copyright © dei rispettivi detentori

Mind the Closure, ma mind davvero

domenica, 22 novembre 2009 - 08:00

Vuol dire “state attenti alla closure” (uso arbitrariamente il genere femminile) ed è il titolo del blog di Alfredo Goffredi. Il termine  – che voi non ci crederete, ma vuol dire anche “chiusura” – ha un’accezione iconico-semiotica (e scusate se ne approfitto ma era un bel po’ che volevo scrivere una parola così) ben nota ai lettori di Scott McCloud, come spiega bene il Mind The Closure Manifesto di Alfredo (apro la terza parentesi in troppo poche righe per consigliarvi la mia lettura preferita di Scott McCloud degli ultimi anni).

Non ho il piacere di conoscere personalmente Alfredo e spero che non me ne voglia per questa segnalazione a tradimento (sono  una vera zia in fatto di netiquette e penso che due righe personali andrebbero sempre mandate) ma raramente lascio commenti ai post (sono timido) e non ho trovato un contatto diretto, sempre che sul suo blog ci sia (ho rapporti difficili con la piattaforma blogspot, e lei ricambia algidamente).

Noto incidentalmente che è uno dei pochi blog su cui ogni tanto riesco a (e, anzi, mi viene voglia di) passare un po’ di tempo (spero che non sia geloso Harry, che è sempre nei miei pensieri e che – ho l’impressione – con Alfredo andrebbe d’accordo; poi, magari si conoscono già, questo mondo è così piccolo).

Ma quello che volevo segnalarvi è un post di Alfredo dove leggo che secondo lui “Ortolani è uno che ha capito tutto”.
Ora, fa sempre piacere concordare con qualcuno che si apprezza. E parafrasando Alfredo, mi va di aggiungere che non è necessario che il fumetto faccia promesse, ma è molto importante che le mantenga.
Che sembra tanto una di quelle frasi furbette falso-intelligenti costruite per suonare bene ma pazienza.
Testa bassa e al lavoro.

Radiodramma

sabato, 8 marzo 2008 - 12:25

Radiodramma

È il titolo di questa cartolina strepitosa che Leo Ortolani ha realizzato per Matite per la Radio, in occasione dei 20 anni di Città del Capo – Radio Metropolitana del circuito radiofonico Popolare Network, un’emittente bolognese con cui collaboro dalla fondazione, e in realtà anche da prima.

Insieme ad altre 22 (insomma, in tutto sono 23) fa parte di un bel cofanetto dalla raffinata fattura. La plastificazione è particolarmente elegante, un autentico piacere al tatto. E, sì. Dico sul serio.

Trovate qui tutte le altre illustrazioni e anche qualche informazione su come procurarsi quest’oggetto pieno di belle immagini. E, no. Non partecipo agli utili.

E a proposito del radiodramma: è tutto vero. Nevicava fortissimo e tutte le trasmissioni erano saltate. Senza neppure bisogno di invocare Amon-Rat.


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