Posts Tagged ‘graphic novel’

RECENSIONE 4 “WILL EISNER – Una vita per il fumetto”

venerdì, 10 maggio 2013 - 22:13

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RECENSIONE 2 “WILL EISNER – Una vita per il fumetto”

venerdì, 3 maggio 2013 - 17:00

RECENSIONE 1 “WILL EISNER – Una vita per il fumetto”

venerdì, 3 maggio 2013 - 15:00

Profilo FB per “A Spirited Life” di Bob Andelman

sabato, 27 aprile 2013 - 22:57

Presenza FB nuova di trinca, con un tocco tutto italiano, per A SPIRITED LIFE di Bob Andelman, la biografia ufficiale di Will Eisner in corso di pubblicazione per Double Shot.
https://www.facebook.com/pages/Will-Eisner-A-Spirited-Life-a-biography-by-Bob-Andelman/362563250510158

Double shot presenta il saggio di Bob Andelman “Will Eisner – una vita per il fumetto” – LoSpazioBianco, nel cuore del fumetto

venerdì, 26 aprile 2013 - 14:16

Che vita, Mister Eisner…

mercoledì, 6 marzo 2013 - 12:53

A Spirited LifeÈ bello quando per fare arrivare in Italia un libro molto importante sono sufficienti otto anni (a Gödel, Escher e Bach ne bastarono 5; siamo in tutt’altri paraggi, ma così, per dire). A Spirited Life usciva nel 2005, a pochi mesi dalla scomparsa di Will Eisner, e negli anni successivi fu pubblicato in diverse lingue, se non proprio in tutti i paesi in cui è pubblicato Eisner (che non sarebbe facile, va detto). E a proposito, scusate, il punto è che si tratta della biografia ufficiale di Will Eisner (e casualmente, ci troviamo nella WILL EISNER WEEK 2013 e oggi è il 6 marzo: buon compleanno, Mister Eisner), in uscita per la Doubleshot.
Biografia redatta da Bob Andelman con un esercizio di caro, vecchio journalism (graphic per il soggetto, se non per gli strumenti usati): interviste, interviste e ancora interviste, come si faceva una volta (l’ho scoperto cercando su Google). Interviste a decine di persone a partire dallo stesso Eisner, che per molti mesi, a partire dal 2002, ha incontrato regolarmente Andelman. Nella sua cucina di casa, quasi sempre. Davanti al frigorifero con le fotografie attaccate. E per capire quanto questo sia importante dovrete leggere il libro.
Dove, tra le tante cose, è apparsa per la prima volta a stampa la narrazione da parte di Eisner (e solo lui poteva farlo) di un episodio drammatico e cruciale, di una tragedia immensa che segnò la sua vita personale e artistica. Per decenni questo episodio – forse il singolo fatto più importante della sua vita, per quanto la conosciamo – è rimasto un tabù circoscritto alla cerchia famigliare e inaccessibile anche agli amici più stretti conosciuti successivamente. Come Denis Kitchen, editore, agente, factotum e grande amico di Eisner almeno dal 1971, che per anni e anni non ne seppe nulla. E insieme a lui, tutti noi siamo rimasti all’oscuro di quanto questo episodio fosse inestricabilmente legato a un’opera fondamentale come Contratto con Dio, uno dei termini di paragone del moderno fumetto americano.
Esagero: anche solo per questo, per come l’opera di Eisner ne esce rimessa in prospettiva, rinnovata e aperta a nuove letture, questo libro è imprescindibile.

Ne riparleremo.

Enigmi dal vivo

martedì, 5 marzo 2013 - 09:14

Siete di Roma e dintorni? Molti dei misteri suddetti saranno spazzati via Sabato 16 marzo, presso l’imprescindibile Libreria Assaggi (che in mancanza del Nobel per la divulgazione e l’intrattenimento scientifico, dovrebbe prendersi un Caccioppoli Award, appena lo istituiranno). Performance musicali e recitative dal vivo non avranno più misteri per voi, e ne resterà uno solo: quello insondabile di Alan Turing. Lo sanno bene Francesca Riccioni e Tuono Pettinato, autori di uno dei (non molti) libri più accattivanti e azzeccati sul più bistrattato e malinconico genio del XX secolo (e non sarà un caso che è a fumetti).
Siateci!

LUCCA 2012 – Lucca Comics and Science 2012[7]

venerdì, 19 ottobre 2012 - 07:30

Un’autentica meraviglia! Della Scienza naturalmente. Maestro Tuono Pettinato, autore insieme a Francesca Riccioni dell’imminente ENIGMA – La strana vita di Alan Turing (Rizzoli-Lizard), ci omaggia non solo di un paio di egregie tavole dall’opera in questione, ma anche della deliziosa chicca che troverete a seguire.
Ovviamente dovreste già conoscerli entrambi e che Tuono – come tutti noi fedeli e ammiratori lo chiamiamo, suscitando sguardi stralunati in pubblico – e la sua complice di libro a fumetti siano tra i relatori dell’incontro a chiusura di Lucca Comics and Science 2012 è importante ma non indispensabile per il nostro entusiasmo: Tuonissimo (e scusate la confidenza) è una delle voci a fumetti più brillanti e originali degli ultimi anni, capace di far ridere con una raffinatezza che prima di lui in questo paese sarebbe stata sprecata.
Ora idem, però ci divertiamo di più.

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Da ENIGMA – La strana vita di Alan Turing

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Memoria a fumetti su “Il Mulino”

venerdì, 9 settembre 2011 - 18:00

Esce in libreria in questi giorni il nuovo numero della rivista Il Mulino, con un mio articolo dal titolo “La memoria a fumetti”.
Per “memoria” si intende naturalmente la Memoria, cioè ogni forma di ricerca e studio sulla Shoah, insieme a tutte le iniziative che oltre a questa commemorano “le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato vite e protetto i perseguitati.” (dal testo della legge n. 211 del 20 luglio 2000 a istituzione della “Giornata della Memoria” in data 27 gennaio, giorno dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz).

Come i lettori di questo blog sanno bene, per quanto mi riguarda ogni occasione è buona per parlare di fumetto – un segmento del traballante mercato editoriale costantemente a rischio di atrofizzazione – in qualsiasi situazione in cui altrimenti non accadrebbe.
L’ho fatto in scuole, biblioteche, musei, Istituti di Cultura, festival letterari, cinematografici e trash (anche di fumetto, ma naturalmente non vale), centri sociali, case occupate e campi profughi. Così, non mi faccio sfuggire l’occasione di parlarne sulla carta stampata (sì: stiamo parlando di una rivista stampata, con carta e inchiostro).
Se poi mi viene il dubbio che non se ne parli per prevenzione culturale, ci vado a nozze: un pezzo precedente (sempre per Il Mulino) parlava proprio di questo, prendendosela un po’ con la moda di un termine sostanzialmente inutile da tempo prevalente nella comunicazione generalista e quindi più visibile di “fumetto” al lettore non specializzato ma potenzialmente interessato a proposte “di taglio alto” (eufemismo di uso corrente per “né Tex né Topolino”).

Questa volta però ho recalcitrato, cogliendo ogni occasione per rimandare da un numero all’altro: impegni personali e imprevisti a parte (che non mancano mai), il motivo dominante era ovviamente la preoccupazione per la portata intimidente dell’argomento, oltre che per una produzione a fumetti che su questo argomento probabilmente non brilla (parlo ovviamente del mio orizzonte di lettura: sarei felice se mi fossero sfuggiti titoli interessanti).
Alla fine, insieme al Redattore Capo Bruno Simili si è cercato un qualche equilibrio tra approfondimento e sintesi informativa, a beneficio di un ipotetico lettore-tipo della rivista.
Spero di averlo trovato (l’equilibrio ma anche il lettore) in un rapido excursus di titoli e nel confronto tra tre opere che si sono confrontate esplicitamente con Auschwitz e la Shoah: Maus di Art Spiegelman (…evidentemente), Anne Frank – La biografia a fumetti di Sid Jacobson Ernie Colón e Auschwitz di Pascal Croci.
Un altro criterio è stata la reperibilità delle opere: trovo importante che il lettore possa eventualmente procurarsi i libri di cui si parla e ho citato solo titoli in catalogo reperibili in libreria. Una concessione all’attualità editoriale che un articolo strettamente scientifico può permettersi di trascurare.
Si tratta di una scelta limitatissima e quasi arbitraria (Yossel dove lo mettiamo?), col merito – spero – di circoscrivere molto il discorso, permettendo di argomentare agilmente una semplice tesi: la difficoltà dell’argomento imbarazza molti autori fino a “costringerli nell’angolo” e li induce a rifugiarsi nel didascalismo e nella vocazione didattica, rinunciando a sfruttare in pieno le potenzialità linguistiche ed espressive del linguaggio-fumetto. Altri, invece, accettano di correre il rischio e di provarci, centrando il bersaglio.

A seguire, il pezzo (troppo lungo per leggerlo a monitor: potete scaricarlo anche da qui).

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Splendori Americani

martedì, 13 luglio 2010 - 00:04

Come capita spesso, oggi la notizia del giorno arriva da afNews. Faccio passare un po’ di tempo. Non la chiamerei elaborazione del lutto, devo solo abituarmi all’idea.
Risalgo a una delle fonti originali, poi ne cerco una, due, tre altre. Leggo tutto, senza aggiungere molto alla cronaca: è morto Harvey Pekar.

Non ho più di una ventina di minuti per questo post ed è assolutamente impossibile che riesca a dare un’idea di chi fosse Harvey Pekar e quale sia (verbo al presente) il suo posto nella cultura americana degli ultimi 40 anni. Soprattutto quella a fumetti ma stavolta stare a specificarlo sa proprio di piccineria, di sciocco, infantile, mai così giustificato orgoglio di parte.

Non spreco tempo e indignazione per un fatto che è sorprendente anche solo statisticamente: ai fini pratici, Harvey Pekar è inedito nel nostro paese (questa edizione passata quasi inosservata è di due anni fa e non cambia granché; e questo, anch’esso recentissimo, non è un suo lavoro tipico).

Davvero non so come sia possibile una cosa del genere.

L’aneddotica su Pekar è sterminata. Ma basti una sola cosa: per lui disegnava Robert Crumb (a quanto mi risulta, l’unico altro che può dire una cosa del genere è Aleksandar Zograf) e corrono voci di una sua certa soggezione artistica. Sua di Crumb.

Su di lui troverete iperboli a non finire, a cui aggiungo le mie: il Chekhov dell’Ohio, il Bukowski della Middle Class, il Balzac delle periferie urbane. Fanno un po’ ridere e sono tutte inadeguate. D’altra parte qua ci sono di mezzo la Vita e la Poesia. Voi che fareste con 20 minuti per un post su François Villon, Arthur Rimbaud, Alda Merini, Dino Campana e Piero Ciampi, tutti insieme? Sto semplificando cedendo alle frasi a effetto ma ho un alibi: non sono un critico. E non semplifico più di frasi come “la vera arte nasce dal dolore”, una delle iperboli di cui sopra.

Nessuno come Harvey Pekar ha incarnato l’America vera e profonda. Il suo American Splendor è l’unica, grande saga a fumetti della letteratura americana, un documento indispensabile – storia dopo storia, serie dopo serie – per leggere un paese (una cultura?) centrale per la storia recente, al fuori dalla deformazione stereotipizzante dei media, dell’industria culturale e dello show business.

Qui (scusate, non riesco a integrare il codice del video) è lui al 100%.

Pekar è molto caro al mio amico Stefano Gaudiano, che di Pekar custodisce un piccolo segreto. Stefano, ti va di dircelo?

Infine, Pekar era del 1939: come Magnus, Mœbius, Fabrizio De André e altra gente interessante (di Magnus e Mœbius lo sapevo a memoria; lascio a voi qualche ricerchina un po’ frivola: in rete ci sono un sacco di strumenti). Non penso che le coincidenze significhino granché (sorry, Mister Jung), preferirei non sentire nominare la parola “numerologia”, e nel 1939 sono nati sicuramente un bel po’ di gaglioffi o anche solo di soggetti noiosi. Volevo dire di stare un po’ su: non è che in quell’anno abbiano soltanto invaso la Polonia.

“Il fantasma del fumetto”

lunedì, 20 aprile 2009 - 17:52

È il titolo di un articolo che firmo sul nuovo numero della rivista il Mulino, in uscita in questi giorni.
Lo storico periodico di scienze politiche, economiche e sociali è tornato da quest’anno a una formula più vicina ai suoi inizi di magazine di attualità culturale, con un’apertura a 360 gradi: in questo numero uno degli interventi della sezione “tendenze” riguarda l’editoria a fumetti, e per  la precisione il fatidico termine (lo scriverò una sola volta) “graphic novel” (ok, l’ho scritto).
Nell’articolo, oltre a dare una rapida idea di quale sia la varietà e la qualità della produzione più recente al lettore de il Mulino – curioso e culturalmente attrezzato ma forse non frequentatore abituale di fumetti –  spiego perché secondo me del termine in questione si può tranquillamente fare a meno (senza esagerare e possibilmente evitando crociate puriste, sempre fuori luogo quando si discute di uso della lingua).
E, anzi, perché ogni tanto sarebbe anche il caso di diffidarne un po’. Penso infatti che spesso nasconda ancora riserve culturali più o meno latenti, fungendo da alibi lessicale (una forma di politically correct, se preferite) per snobismi o imbarazzi residui nell’utilizzare il termine “fumetto”, specialmente se riferito a opere di cui non è possibile disconoscere (o di cui si vuole affermare) la dignità culturale.

In altri ambiti, assai più cruciali, qualche anno fa ci hanno esortati a “resistere, resistere, resistere”.
Molto più modestamente, nelle vostre dotte discussioni di arte sequenziale, nei vostri interventi sulla nona arte, nelle vostre sbronze con gli amici parlando di letteratura disegnata al bar di Lucca Comics o nell’etilica area Pro di Napoli Comicon, invito tutti  a ripetere “fumetti, fumetti, fumetti”.

A seguire, l’articolo (probabilmente troppo lungo per leggerlo a schermo; qua lo trovate in formato PDF). (more…)


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