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Palumbo, De Cataldo e il loro “Sogno turco”

lunedì, 24 agosto 2009 - 18:00

È uscito da quasi un anno e ne abbiamo parlato più volte, anche da prima. Ovviamente è il minimo, mica è un instant book. Un sogno turco resta uno dei libri italiani più singolari (per impianto narrativo), affascinanti e spettacolari (per perizia grafica ed esecuzione) degli ultimi anni. Più che giusto, quindi, che – ben oltre i tempi convenzionali della promozione libraria, che con l’eccezione di pochi successi e long-seller tendono a bruciare i titoli nel giro di pochi mesi – gli autori continuino a parlarne e a presentarlo.
Giuseppe Palumbo e Giancarlo De Cataldo presentano Un sogno turco in due occasioni: martedì 25 agosto, alle ore 18:30 a Matera (Palazzo Lanfranchi, Piazzetta Giovanni Pascoli; info 0835 256262); giovedì 27 agosto, alle 21:30 a Pulsano, in provincia di Taranto (Villanova, via Basento; info: 099 5330191).

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Il sogno di Palumbo e De Cataldo

mercoledì, 19 novembre 2008 - 23:11

Ne avevamo anticipato uscita e alcuni dettagli: l’idea letteraria, il raffinato approccio all’immagine e diverse stupende illustrazioni.
Un sogno turco di Giancarlo De Cataldo e Giuseppe Palumbo è arrivato nelle librerie e molte promesse sono già mantenute.
Mi accingo a leggerlo e non ci tornerò sopra per una vera e propria recensione (spero piuttosto di leggerne molte) ma le premesse per un racconto avvolgente e suggestivo almeno quanto le immagini evocative e affascinanti di Palumbo ci sono tutte.
Dal punto di vista puramente illustrativo (e tecnico) Palumbo sfiora e forse raggiunge il capolavoro. Ma già a una rapida scorsa del volume è lampante che anche lo storytelling è tra i suoi più brillanti.

Procuratevelo e fatevi una vostra opinione ma non ponete tempo in mezzo: quando per fiuto, mestiere o (perché no) felice casualità la grande editoria dà spazio al talento e realizza simili exploit, bisogna mandare un segnale chiaro e premiare l’uscita.

Palumbo: Un sogno turco

venerdì, 3 ottobre 2008 - 07:00

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Un sogno turco

Tra carte e progetti in corso sulla scrivania di Giuseppe Palumbo, ci salta agli occhi una tavola che da sola è già un racconto. Raffigura i resti di antiche mura con alcuni affreschi in parte cancellati dall’erosione della sabbia e del vento.
Inizia così Un sogno turco, il fumetto in uscita per Rizzoli, che Palumbo ha realizzato basandosi su un racconto scritto da Giancarlo De Cataldo. L’idea è partita dall’autore di Romanzo Criminale e ha avuto una lunga gestazione visto che i primi bozzetti risalgono a circa cinque anni fa. Al momento di riprendere il progetto Palumbo ha pensato però di ripartire da zero, con nuove soluzioni.

D’altra parte è sua abitudine non bagnarsi mai due volte nella stessa acqua. Se L’ultima volta di Anton Karas aveva preso vita su carta di qualità e formato sempre diverso, in Un sogno Turco Palumbo si attiene a una rigorosa scelta del supporto: una carta di cotone colorata. Se in Tomka la durezza della storia richiedeva bianchi e neri dai forti contrasti, qui l’atmosfera si fa più rarefatta.

Vi consiglio di assaporare lentamente l’intervista che segue, perché è l’ultima della serie che abbiamo dedicato a Palumbo. E visto che ormai scorrono i titoli di coda, ne approfitto per ringraziarlo per le bellissime tavole che pubblichiamo in anteprima.

(Francesca Faruolo)

INTERVISTA A GIUSEPPE PALUMBO
Raccolta nel giugno 2008

Resti di antiche mura

A poca distanza dall’uscita di Tomka, che hai realizato con Massimo Carlotto, stai già pubblicando un nuovo fumetto con De Cataldo. Queste collaborazioni, interessanti dal punto di vista artistico, rispondono anche a precise scelte editoriali. Che idea ti sei fatto? Credi che opere come queste riescano mettere d’accordo i lettori del romanzo e quelli del fumetto. O magari, chissà, creano un nuovo tipo di pubblico?
I grossi editori, come Rizzoli, hanno seguito un trend editoriale sempre più diffuso, quello del romanzo a fumetti. Probabilmente per questioni di opportunità, hanno scelto la strada di affiancare uno scrittore con un nome consolidato a quello di un narratore per immagini di adeguato spessore: forse un escamotage commerciale per poter produrre con maggiori margini di sicurezza dei nuovi graphic novel.
Nel mio caso si è trattato di due incontri (quello con Carlotto e quello con De Cataldo) più o meno fortuiti, ma molto felici creativamente parlando. I nostri lettori? Voglio sperare anch’io che ce ne siano di nuovi, ma mi accontento dei miei pasdaran e di quelli (più numerosi) dei miei amici scrittori. Sul catturare i lettori del romanzo e portarli a leggere fumetti, la vedo più difficile: sono lettori abitudinari, molto di più dei lettori di fumetti.

fantasy mediorientale

Qual è l’ambientazione di Sogno turco?
È genericamente mediorientale e ha come possibile sfondo la strage degli armeni, anche se non si tratta di una ricostruzione storica come avevamo invece fatto con Carlotto per Tomka: è tutto suggerito, una specie di Mille e una notte da orientalisti, più che una fotografia realistica dell’Armenia. Si tratta in primis di una scelta di De Cataldo. È un testo di fantasia, senza alcuna pretesa scientifica e cercherò di impostarlo come una specie di fantasy mediorientale. Un po’ un mio pallino, essendo io archeologo. Quando Giancarlo mi ha proposto la storia è stata una vera goduria: un’apertura su un muro antico ricoperto da affreschi per me era un invito a nozze, quasi come tornare a casa. (mostrando le tavole) Questo è lo storyboard, e ho già realizzato le prime otto pagine. Sembra già “più fumetto” rispetto a Tomka, che secondo me conserva un impianto letterario da racconto in prosa. Già il taglio di partenza di De Cataldo è più cinematografico, con più dialoghi. Ci sono poi parti più scritte che penso io ad adattare, ma l’idea di aprire con un dialogo e delle zoomate è cinematografica e fa entrare prima il lettore nella storia. Nel passaggio al fumetto non dovrò aggiungere nulla, anzi, forse dovrò togliere qualcosa per renderlo più scorrevole. Come già per Tomka, è scritto come un racconto in prosa e il mio compito è adattarlo a fumetti.

western turco-balcanico

Come entra nella storia la strage degli Armeni?
È una specie di western turco-balcanico e anche se a partire dal titolo l’ambientazione è dichiarata, non si va molto oltre. Per esempio, non si cita una località precisa, ma siamo chiaramente agli inizi del Novecento, quando si è verificata la strage degli Armeni, che viene nominata. Ci sarà una ricostruzione, ma poi la cosa resta lì, come una specie di allucinazione, qualcosa che potrebbe anche non essere mai esistito. Che è poi la percezione che molti hanno di queste vicende. A differenza dell’Olocausto, di cui esiste una pletora di documenti inoppugnabili, sulla strage degli Armeni restano quasi solo le testimonianze orali, e poco altro, come per esempio fotografie uscite dal paese per vie traverse. Delle vicissitudini di questi reperti parla La masseria delle allodole.

Per Sogno turco stai usando una carta particolare…
Si, l’idea è quella del Conte Notte: Magnus docet, è lui il maestro. Uso una carta colorata di cotone della Cartiera Magnani, con cui ho in mente di sperimentare una certa soluzione. Userò sempre questa carta, ma si alterneranno sequenze realistiche ad altre più oniriche, e potrei decidere di differenziarle con stili di disegno diversi. Dovrebbe essere a due colori, anche se ancora non ne sono certo.

Altre tavole



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Le immagini a corredo dell’articolo sono Copyright © RCS/Giancarlo De Cataldo/Giuseppe Palumbo


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