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“Zanardi 2, 1984-1988”

martedì, 28 aprile 2009 - 08:00

copertinazanardi2Ho cominciato a occuparmi di fumetti più o meno quando Andrea Pazienza cominciava a pubblicarli. La sua attività – poco più di dieci anni – ha coinciso con un periodo molto stimolante per il fandom italiano e, per quanto mi riguarda, col lavoro per Fumo di China, una rivista sul fumetto fondata nella stanza da cui scrivo nuovamente ora, che esce ancora oggi e per cui non riuscii mai a intervistarlo (settembre 1984: finalmente metto le mani sul suo numero di telefono; non è in casa e in seguito scoprirò di averlo chiamato mezz’ora dopo la partenza per Montepulciano).
In quegli anni su Pazienza si scriveva molto (non quanto da morto, ovvio)  e ricordo in particolare un bell’articolo di Carlo Branzaglia sullo sconvolgente Il segno di una resa invincibile.
Ma divago. Il punto è che non ho mai (mai) scritto di Pazienza (se l’ho fatto e ne avete le prove, inviatemele: l’ho completamente rimosso). Credo che sia stato per un motivo ben preciso; almeno, ne ho presente uno. E un altro credo che sia stato un senso di inadeguatezza che dopo tanti anni non è scomparso del tutto. Ma quello che conta è che adesso l’ho fatto.

Me lo ha chiesto Giovanni Ferrara, il curatore di tutte le edizioni di Pazienza per Fandango Libri. Per l’inadeguatezza di cui sopra ho chiesto aiuto a Francesca, che sul personaggio Zanardi ha messo a disposizione intuizioni originali intorno alle quali ho ricamato qualche osservazione sullo stupefacente talento fumettistico di Pazienza. Ne è uscito un pezzo pubblicato sul recente volume Zanardi 2, 1984-1988.

Di seguito, l’articolo integrale. I più interessati troveranno comodo scaricare e stampare questo file PDF. (more…)

Vive la différence

domenica, 25 gennaio 2009 - 09:00

Un articolo recente su LaStampa.it segnala un’importante mostra sul Corriere dei Piccoli, citando anche il volume di cui abbiamo parlato recentemente.
L’articolista Sergio Rossi (già collaboratore e a lungo direttore della storica Fumo di China) esprime sul libro giudizi piuttosto severi che non condivido.

In primis, si contesta la selezione effettuata, “dieci numeri del Corrierino editi tra il 1908 e il 1972”, lamentando che “il libro salta senza alcun motivo la produzione successiva del settimanale” (certo non irrilevante, si ricorda, anche solo per la nascita nel 1975 sulle sue pagine della Pimpa di Altan).
Si conclude poi criticando l’apparato redazionale, affermando che “l’introduzione dei curatori, generica nella sua brevità non risulta uno strumento efficace né per il lettore, nuovo o nostalgico, né per il cultore della materia.”

La prima osservazione non è di per sé infondata, ma è difficile pensare a una selezione (anche di ben più di 10 numeri riprodotti integralmente; idea a cui nel pezzo neanche si accenna e che io trovo forte, se non persino originale) che non presti il fianco a una qualche critica del genere: ogni scelta ragionevolmente rappresentativa dell’intera vita del Corrierino non potrebbe rientrare in nessun volume o formato oggi proponibile nel circuito librario da una casa editrice generalista.
Tra le tante scelte possibili, quella di “campionare” un periodo comunque lunghissimo (quasi 65 anni; in termini editoriali, un’eternità), ben più che rappresentativo della storia della testata, mi sembra quindi accettabile.

Sul secondo punto, la mia opinione è esattamente opposta: Gadducci e Stefanelli hanno realizzato con successo una sintesi difficile. La storia della testata è ripercorsa fedelmente, senza rinunciare a una contestualizzazione storica e sociale necessariamente asciutta (non si tratta di un saggio specializzato) ma correttamente argomentata con precisi riferimenti ai numeri raccolti nel volume. Il tutto – e questa è ovviamente una nota di gusto personale – con stile sobrio ma non privo di eleganza espositiva.
Nello spazio a disposizione, trovo davvero difficile chiedere di più.

Neppure io avevo invece segnalato – e rimedio ora – che il volume è clamorosamente fallato: l’introduzione in questione è infatti pubblicata incompleta (presumibilmente di poche righe), addirittura a metà frase, sospesa a una virgola.
Sorprendente, in un’edizione di questo pregio.


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