Posts Tagged ‘Ferdinando Tacconi’

Andrea Borgioli 1/2

martedì, 10 gennaio 2012 - 22:30

Per due anni ci siamo fregiati della stupenda testata di Paolo Bacilieri, graditissima a tutti i frequentatori del blog (la potete ammirare in archivio, insieme a tutte le altre che l’hanno preceduta). Da oggi ci farà compagnia il bel disegno di Andrea Borgioli, che per Paolo nutre grande stima e che  qualche anno fa è stato suo collega sulle pagine di Jan Dix.
Toscano fino all’ultimo telomero, Andrea abita da tempo a Bologna, dove gli piombavo in casa già più di dieci anni fa senza neppure saperlo. Il suo appartamento/studio è uno dei posti più ospitali che io conosca in questa città discutibile: datemi un pretesto, uno qualunque, e io lo vado a trovare e mi fermo a cena (va detto che ogni tanto porto anche qualcosa; che piace a me, okay, ma Andrea sembra gradire; certo, è un ragazzo proprio educato che non direbbe mai di no, quindi il dubbio resta).

Andrea è da tempo un bravo disegnatore, brillante e curioso, come non può non essere un fumettista del XXI secolo. Ha sempre in corso la lettura di un libro interessante e con lui non si smetterebbe mai di parlare di argomenti stimolanti, partendo dai fumetti e arrivando dove pare a noi: dalla caccia al bosone di Higgs al degrado etico in Italia, passando per i fondamenti bio-fisiologici della coscienza (ma non ditelo a Hofstadter).
Cosine così.
L’ideale, arrivati al caffè.
In due parti.

• • •

INTERVISTA CON ANDREA BORGIOLI
Raccolta a Bologna nel dicembre 2011

Alza gli occhi dal tavolo di lavoro e guarda la tua libreria per 20 secondi: quali libri hai visto?
Ahimè, sono miope e vedo una distesa di costole irregolari dai colori variegati. Dietro alla maggior parte di quelle costole c’è qualcuno che ho saccheggiato: sono per il mercato libero delle belle intuizioni. Il fumetto non è un organismo inerte, tutto può essere rubato, adattato e trasformato. Uno stile nasce dalla miscela in divenire tra le influenze (variazioni sui temi altrui) e l’errore personale rispetto a una regola. Fare un elenco dei saccheggiati mi imbarazza (per un timore reverenziale autentico): il confronto non regge e suonerebbe pretenzioso. Meglio non scomodarli.

Sei nato nel 1980, disegni a tempo pieno da almeno 10 anni e professionalmente da poco meno. Se ragionassimo per luoghi comuni, dovresti essere cresciuto a pane, manga e supereroi, dall’Image in avanti, mentre l’influenza più evidente – da te dichiarata espressamente – è Ferdinando Tacconi.
Non sarà che il Tacconi degli anni Settanta è condannato a restare moderno anche se evidentemente in Gli Aristocratici i modelli delle auto sono quelli del periodo?
Tacconi è un mostro sacro per ragioni che esulano dal modello delle auto che disegnava o da certi suoi manierismi stilistici tipici del decennio che citi (come spezzava le linee in generale o come risolveva il panneggio di una camicia su un braccio piegato, in particolare).
Tra gli alti e bassi di una produzione vertiginosa che seguiva le logiche e le esigenze del fumetto popolare, la sua grande lezione è stata trovare la chiave di volta che tiene insieme lo spessore della linea, il bianco e le campiture nere. Risultato: estrema leggibilità e sguardo che si riposa sull’insieme della tavola. Che sia ben chiaro: a tutto questo si arriva col lavoro instancabile di una vita; è una sorta di epifania da tavolo inclinato che non piove in testa dall’oggi al domani.
Tacconi purtroppo è mancato una manciata di mesi prima che io iniziassi la mia collaborazione con Bonelli e anche dopo la sua morte non ha ricevuto la gloria che meritava, insieme a tanti altri pionieri della sua generazione.

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Sei un po’ retro oppure – pensandoci meglio – che le influenze siano strettamente generazionali è una sciocchezza?
Non mi sento affatto anacronistico: ho subito influenze da disegnatori pescati dalle epoche più disparate ma il punto è che la storia del fumetto dovrebbe essere conosciuta da chi decide di fare questo mestiere.
Il fatto che in prima elementare copiassi Ferri, Bignotti e Donatelli fa parte delle casualità della vita. Da una certa età in poi è solo curiosità e passione. Come dicevo prima, ogni stile è la conseguenza di un altro e andando a ritroso si capisce come mai si finisca sempre ad avere a che fare con quella manciata di disegnatori americani che tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento (arrotondo un po’ per comodità) hanno inventato tutto.

Quindi tu pensi che nel fumetto il disegno sia importante?
Come la carne nel ragù (o la cipolla nel friggione se preferisci), non vedo come sia possibile il contrario. Certo, una storia debole e ben disegnata non la leggo, guardo le figure, ma si perde il senso della questione. Al contrario, una storia molto bella, ma disegnata da cani la leggo comunque anche se non riuscirà a farmi apprezzare i disegni. Negli ultimi anni si tende a considerare il disegno una componente secondaria e ininfluente. Questo porterà ad avere una generazione di disegnatori zoppi e irrecuperabili. Non sono un purista del bel disegno, lungi da me. Semplicemente, per riuscire a disegnar male bisogna necessariamente prima imparare a disegnare bene (e non intendo certo diventare tecnicamente stucchevoli e iperrealistici, ma capire bene quella che Pazienza chiamava “la matematica del segno”).
L’apprendistato è noioso, mi rendo conto (e tra l’altro non finisce mai) ma è indispensabile e ritrovarsi a saper risolvere con originalità stilistica un cavallo senza aver mai studiato e compreso il funzionamento della sua anatomia è un’illusione (ho detto “cavallo” ma il discorso vale anche per l’ananas, i radiatori e via dicendo).
Barare non è un crimine, ma prima o poi lo scontrino si deve pagare, che ci piaccia o meno.

Andrea Borgioli in rete
Il blog personale

Salvo diversa indicazione, per le illustrazioni: Copyright © Andrea Borgioli

Continua

Un secolo di “Corriere dei Piccoli”

mercoledì, 7 gennaio 2009 - 07:00

Un Secolo di CdPIl 27 dicembre 2008 è caduto il centesimo anniversario del Corriere dei Piccoli (per tutti,  “il Corrierino”), una delle più importanti riviste italiane in assoluto, per longevità e influenza sul costume del paese.
Sulle sue pagine hanno pubblicato per decenni gli autori (non solo) di fumetti più importanti di sempre e un elenco anche solo parzialissimo è assolutamente impossibile.
Convenzionalmente, lo stesso giorno è stato adottato come data di nascita del fumetto italiano e ci aspetta un 2009 ricco di celebrazioni e iniziative, per coordinare le quali esiste anche un comitato di nomina ministeriale.

Apre le danze Il secolo del Corriere dei Piccoli, un volume curato per Rizzoli da Fabio Gadducci e Matteo Stefanelli.
La formula è originale: il volume raccoglie la riproduzione integrale,  “più o meno anastatica” (cioè con l’ovvia eccezione del formato, a cui vengono adattati tutti quelli adottati nel tempo dalla testata), di dieci numeri distribuiti in oltre 60 anni di vita del periodico.
Questo l’elenco completo:

n. 2, 3 gennaio 1909
n. 33, 15 agosto 1915
n. 9, 4 marzo 1934
n. 13, 26 marzo 1939
n. 1, 27 maggio 1945
n. 41, 10 ottobre 1954
n. 1, 3 gennaio 1960
n. 19, 12 maggio 1963
n. 48, 1 dicembre 1968
n. 1, 2 gennaio 1972

Antonio Rubino per il "Corriere dei Piccoli" (1913)

Antonio Rubino per il “Corriere dei Piccoli” (1913)

L’esperienza di leggere dalla prima all’ultima pagina pubblicazioni di inizio secolo e, via via, sempre più recenti ma ormai già storicizzate, dal punto di vista del costume e del linguaggio della comunicazione, è davvero unica e normalmente riservata a pochi collezionisti e frequentatori incalliti di biblioteche.
Da orgoglioso titolare di una malandata collezione completa del Corriere dei Ragazzi (testata in cui il Corrierino si trasformò proprio col numero del 1972 proposto da Gadducci e Stefanelli) e di svariati numeri del Corriere dei Piccoli, sparsi qua e là nei decenni, ho molto apprezzato la riproduzione assai fedele, effetto “carta ingiallita” compreso. Chiude il volume una selezione di “Storie di Natale” dal 1909 al 1952: le tipiche prime pagine o brevi storielle di ambientazione natalizia pubblicate sul numero immediatamente precedente il 25 dicembre. A parte il valore documentale, alcune sono ancora oggi graficamente brillanti e, certamente, si distinguono quelle di Antonio Rubino, collaboratore storico della testata sin dagli inizi, e poi fino agli anni Cinquanta.

Mino Milani "inviato nel tempo" per il "Corriere dei Ragazzi"

Mino Milani “inviato nel tempo”

Il saggio iniziale dei curatori, scandito da puntuali riferimenti alle selezioni effettuate, rende giustizia a una storia editoriale lunga e complessa, segnata da intuizioni culturali brillanti a cui il prestigio della testata-madre (Il Corriere della Sera) e accorte gestioni editoriali hanno garantito un vasto pubblico.
Valga per tutte la scommessa sul fumetto come strumento didattico-pedagogico, vinta – limitandoci al cruciale periodo di transizione tra anni Sessanta e Settanta – con formule e serie come “fumetto verità” e “l’inviato nel tempo”. Intuizioni che, grazie a grandi autori come Mino Milani, Mario Uggeri, Aldo Di Gennaro, Sergio Toppi e Ferdinando Tacconi, per anni hanno prodotto non solo ottime storie a fumetti ma strumenti efficaci di divulgazione e, non di rado, di educazione civica e sensibilizzazione sociale.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: