Posts Tagged ‘Fabio Gadducci’

LUCCA COMICS AND SCIENCE 2012 – THE AFTERMATH

lunedì, 19 novembre 2012 - 14:06

La faccio breve e linko solo questo intervento sull’oggetto del post, il mio giocattolone preferito di quest’anno, che Gianluigi Filippelli ha scritto per LoSpazioBianco (ultimo solo in ordine di tempo e tra i primissimi posti per documentazione e spazio che riserva all’argomento; c’è anche un’intervista a Roberto Natalini, mio complice nella produzione del giocattolone suddetto).

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LUCCA 2012 – Lucca Comics and Science[8]

martedì, 23 ottobre 2012 - 10:30

Fabio Gadducci è uno storico ed esperto del fumetto e dell’illustrazione (è tra gli autori del pluripremiato Eccetto Topolino), nonché docente di Storia dell’informatica presso l’Università di Pisa. In quest’ultima veste il 2012 e le celebrazioni in onore di Alan Turing l’hanno visto in prima linea come organizzatore di eventi e curatore di iniziative editoriali. E sempre per parlare di Turing – e fumetto – è tra i partecipanti all’incontro di Sabato 3 novembre a chiusura di Lucca Comics and Science.

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Cosa ne pensi del grande successo mediatico delle iniziative su Alan Turing in questo anniversario?
In tutto questo fiorire di eventi, è per me un’autentica sorpresa vedere come Turing sia ormai divenuto una icona pop. Certo, le premesse c’erano: uno scienziato geniale vittima dei pregiudizi della propria epoca, che (forse) decide di fuggirne in maniera singolare e drammatica al tempo stesso, mordendo una mela avvelenata. Una vita che ne racchiude molte, come giustamente nota Tuono, e tutte decisamente interessanti.

Ciò nonostante, gli anni passati hanno visto un’autentica escalation, che ha attraversato tutti i media: con il rischio di trasformarlo in un sant(in)o laico, e di perdere di vista il vero Alan, uomo terreno e materiale come pochi altri. Forse, la mia sorpresa nasce dal fatto che noi informatici siamo stati vaccinati da piccoli: fin da subito abbiamo compreso la rilevanza del suo contributo al nostro campo di studi, sia teorico che applicativo. Siamo manipolatori di sintassi e creatori di astrazioni, e una delle idee guida che ci hanno sorretto sin dagli anni Cinquanta è proprio il concetto di computazione incarnato dalla “Macchina di Turing“: una costruzione solo teorica, ma capace di definire con elegante semplicità tutte (e sole) le funzioni che sono effettivamente realizzabili da un qualunque computer.

Da persona che ha la massima ammirazione per l’uomo e per lo scienziato, ben vengano dunque anche i riconoscimenti per i contributi di Turing all’intelligenza artificiale e alla biologia, e sia giustamente celebrato il suo lavoro sulla cripto-analisi. Si stigmatizzino le vessazioni che nella vita ha subito, ma senza trasformarlo nel portabandiera di nessuna causa: sono sicuro che sarebbe il primo a lamentarsene.

Magnus ritrovato: risplende il Texone

martedì, 19 luglio 2011 - 09:00

Da qualche giorno è in libreria La valle del terrore (Rizzoli-Lizard, 24 Euro), una storia di Tex disegnata da Magnus su testi di Claudio Nizzi.
Il volume spicca per l’apparato redazionale inusualmente corposo: su oltre 300 pagine, “solo” 224 sono a fumetti. Quasi cento pagine extra-fumetto quindi. Come mai?
Si tratta – è questo il punto – del celeberrimo “Texone di Magnus”, un fumetto già famoso anni prima dell’uscita nel giugno 1996, ed è nota la mole spropositata di studi e bozzetti di ogni tipo prodotta da Magnus.

Talmente clamoroso era il caso, coperto ancor prima dell’uscita da un ampio servizio sul magazine Sette del Corriere della Sera, che già nel settembre del 1996 veniva pubblicato un libro espressamente dedicato all’impresa magnusiana, che curai insieme al giornalista Edoardo Rosati.

Il volume Rizzoli-Lizard riprende l’idea, rilanciandola.
Un libro – scusate il pasticcio che state per leggere – che raccoglie il libro e il libro sul libro: la storia a fumetti e una vasta selezione di immagini e di fotografie,  per la cura di Fabio Gadducci, a cui dobbiamo anche gli altri, preziosi titoli magnusiani del catalogo Rizzoli-Lizard, e del sottoscritto.
Per l’occasione, infrango con grande piacere la regola (non proprio ferrea) per cui al più segnalo rapidamente le edizioni a cui collaboro.
Il motivo?
Questo volume, che come gli altri potrebbe essere considerato una semplice ristampa di qualità, con qualche intervento cosmetico e un po’ di testi d’accompagnamento ad hoc, possiede un singolo, fondamentale e abbastanza paradossale elemento di novità.

Il disegno di Magnus.

Frequento in vari modi questa storia da più di 20 anni e ne ho visto nascere in tempo reale molte pagine, dagli schizzi ai celebri “bozzettoni” a matita, alle versioni finali ripassate a china, spesso passando per  diversi stadi intermedi e rifacimenti. Il tutto sui vari tavoli da disegno di Magnus, tra Bologna e la prediletta Castel del Rio, l’eden appenninico in cui trascorse gli ultimi anni di vita (“Io amo svisceratamente, Castel del Rio, che ritengo femmina. Un luogo femmina.”).

Non è la prima volta che La valle del terrore appare con caratteristiche diverse da quelle dell’edizione bonelliana originale (in questo caso, una confezione e un impianto editoriale segnatamente librari) ma, non senza un certo stupore, sfogliando questo volume mi sono reso conto che, con ogni probabilità, per la prima volta possiamo leggere questa storia esattamente come Magnus la pensava disegnandola.

La qualità della riproduzione – un quintessenziale nero-nero su bianco-bianco – è inedita e valorizza come mai prima il duro lavoro di Magnus su luci, ombre e volumi.
Persino una sorprendente edizione in tiratura limitatissima di Alessandro Editore, che nel 1998 riprodusse l’opera in formato originale (un’operazione all’epoca del tutto inedita, nonché un omaggio che pochissimi autori e pochissime opere possono giustificare e vantare), per quanto spettacolare e tipograficamente riuscita, in realtà ne rappresentava una specie di devoto tradimento.
Magnus aveva infatti lavorato al Texone sapendo bene che i disegni sarebbero stati ridotti per la stampa e con questo in mente aveva delineato ogni ombreggiatura, ogni vena di foglia, ogni scheggiatura di sasso. Il tutto verificando lungo la strada la corretta chiusura del tratteggio con un numero di fotocopie e riduzioni  che non conosceremo mai.
Questo scrupolo, questa suprema consapevolezza del disegno e del suo emergere dalla soverchiante massa dei segni, che nella filosofia di Magnus andava “spietatamente” controllata e padroneggiata con “occhio implacabile”, stanno al cuore delle scelte artistiche per questa storia, che tanti anni e tanta fatica sono costate all’autore.
Era il suo modo per porsi “al servizio dell’Eroe”: per Magnus Tex è il fumetto  per antonomasia, a cui nel corso dei decenni hanno dato vita e immagine autori di enorme talento, a partire dall’ammiratissimo Galep.

Per la prima volta, tutto questo lavoro non è “semplicemente” disponibile sulla pagina: tecnicamente, questo era vero anche per le altre edizioni. La novità è che le caratteristiche fisiche di questo volume permettono di riprodurre l’esperienza di lettura per la quale Magnus ha lavorato così duramente (incidentalmente, osserviamo che proprio per questo motivo la visione delle immagini a seguire non è paragonabile a quella dell’edizione a stampa e la loro presenza è esemplificativa; in fondo, questo è un blog).

Quando un lampo illumina la facciata della casa delle vittime designate (pagina 15) il lettore ne vede la luce.

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Quando Tex e Kit Carson si scontrano per la prima volta con i perfidi Vendicatori, ogni ramo, ogni sterpo, ogni foglia della foresta è individualmente distinguibile e filtra la luce della luna contribuendo all’illuminazione globale, in primi piani e sfondi (pagine 70-72).

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Le ombre si fanno alternativamente luce e buio (con virtuosismo tecnico da fare ammutolire “qualsiasi disegnatore onesto”, come direbbe Giovanni Romanini, imprescindibile collaboratore di Magnus in tutto il Texone), nella sorprendente sequenza dell’attacco alla luce della luna (pagine 140-150).

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Il tutto in nero su bianco.
Un semplicissimo nero-nero su bianco-bianco che chiarisce come più nulla finalmente si frapponga tra Magnus e il lettore: non il minimo ma percettibile e inevitabile assorbimento della carta da edicola, non bianca ma sempre leggermente giallognola, che nelle precedenti edizioni ad alta tiratura modificava peso e apertura dei tratteggi; non un formato di stampa diverso da quello che aveva in mente l’autore.

Magnus credeva fermamente che il giudizio finale su una storia, l’unico che per lui contava e che rispettava, spetta al lettore.
A 15 anni dalla prima uscita, questa nuova edizione pone il lettore in piacevole ma serissimo imbarazzo, mettendolo in condizione di decidere se la riproduzione di una storia a fumetti può essere migliore dell’originale.
Forse sì, se davvero l’autore sa mettersi al servizio dell’Eroe e del lettore.
Se l’autore è talmente Grande da farsi umile.
Magnus.

Fumetti

mercoledì, 13 aprile 2011 - 17:00

Nel caso vi fosse rimasto qualche dubbio, la locandina dovrebbe togliervelo: è di questo che parleremo venerdì 15 aprile, alle ore 17.00, presso il Museo della Grafica di Pisa (Palazzo Lanfranchi, Lungarno Galilei, 9; info: 050 2216060 / museodellagrafica@adm.unipi.it), insieme a Fabio Gadducci. E naturalmente opere come Fagin l’ebreo di Will Eisner forniscono spunti in abbondanza per parlare delle potenzialità narrative del fumetto e della sua espressività letteraria. La traccia dell’intervento sarà questo articolo, in cui commento alcuni dei tanti motivi d’interesse di uno dei lavori più stimolanti e “politici” del maestro americano, ricco di suggestioni civili e letterarie.

“Nuvole a stampa”

sabato, 21 febbraio 2009 - 08:00

Il titolo completo è “NUVOLE A STAMPA – Breve storia dell’editoria a fumetti in Italia” ed è una mostra da me curata che apre mercoledì 25 febbraio, nei locali di Palazzo Italia, l’elegante sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado. Figlia delle idee e del supporto costante di Aleksandar Zograf, come del resto qualsiasi cosa che io faccia e conosca in terra serba (con la possibile eccezione del consumo di rakija – Zograf è astemio –  e di ćevapi – per cui non mi servono suggerimenti), questa mostra è stata caldeggiata e promossa dalla direttrice dell’Istituto Alessandra Bertini Malgarini.

Senza sforzarmi troppo, riporto un estratto dalla mia breve introduzione al catalogo:

Nel 2008 il fumetto italiano è convenzionalmente entrato nel suo secondo secolo di vita (…) e l‘occasione è ottima per ripercorrere un cammino in realtà assai più lungo. NUVOLE A STAMPA – Breve storia dell’editoria a fumetti in Italia cerca di farlo attraverso una selezione necessariamente minima ma – pensiamo – significativa delle molte migliaia (letteralmente) di pubblicazioni che l’hanno via via segnato, testimoniando l’evoluzione sociale e del costume.

Questo approccio, riservato di solito a ricercatori e bibliofili, può risultare assolutamente affascinante anche per l’appassionato, il semplice curioso o il nostalgico delle letture giovanili: la varietà delle pubblicazioni italiane che negli ultimi – almeno – 160 anni hanno proposto fumetti (o formati narrativi antesignani di questo linguaggio) è infatti davvero sorprendente.

La mostra comprende riproduzioni di pubblicazioni accompagnate da testi di Fabio Gadducci, Stefano Priarone, Sergio Rossi e miei, organizzate in quattro sezioni cronologiche (“Dalle origini agli anni Cinquanta”, “Gli anni Sessanta”, “Gli anni Settanta”, “Dagli anni Ottanta a oggi”) e cinque sezioni che abbiamo chiamato “trasversali”, cioè dedicate ad argomenti o autori non legati a questo o a quel periodo ma che attraversano una parte considerevole della storia editoriale del fumetto nel nostro paese, o l’hanno altrimenti segnata. Le cinque sezioni sono “Il Corrierino”,  “Bonelli”, “Disney”, “Hugo Pratt” e “Magnus”. L’appassionato intuirà i motivi dietro a queste scelte, tra le tante possibili.

Dal 25 al 27 febbraio Belgrado ospiterà una serie di “eventi italiani” legati alla promozione e alla divulgazione del nostro fumetto, che seguirò con l’aiuto di amici e colleghi ospiti dell’Istituto: il già citato Fabio Gadducci, esperto e storico di letteratura popolare; Diego Cajelli, sceneggiatore; Paolo Parisi, autore; Giovanni Eccher, regista. Qui trovate il programma completo.
Se passate da Belgrado fate un fischio, che magari sono rimasti un po’ di ćevapi.

Questo post è già troppo lungo ma non posso lasciarvi senza ringraziare nuovamente l’amico Saša Rakezić (lo Zograf di cui sopra). Da un lato, ha fatto di tutto perché gli eventi in questione ricevessero la massima copertura, non fermandosi davanti a nulla. Dall’altro, mi ha chiarito le idee sull’importante nozione di kitsch balcanico. E adesso rispolverate il vostro serbo-croato e datevi una mossa: c’è tutto un mondo intorno.
Mica ceci.

Vive la différence

domenica, 25 gennaio 2009 - 09:00

Un articolo recente su LaStampa.it segnala un’importante mostra sul Corriere dei Piccoli, citando anche il volume di cui abbiamo parlato recentemente.
L’articolista Sergio Rossi (già collaboratore e a lungo direttore della storica Fumo di China) esprime sul libro giudizi piuttosto severi che non condivido.

In primis, si contesta la selezione effettuata, “dieci numeri del Corrierino editi tra il 1908 e il 1972”, lamentando che “il libro salta senza alcun motivo la produzione successiva del settimanale” (certo non irrilevante, si ricorda, anche solo per la nascita nel 1975 sulle sue pagine della Pimpa di Altan).
Si conclude poi criticando l’apparato redazionale, affermando che “l’introduzione dei curatori, generica nella sua brevità non risulta uno strumento efficace né per il lettore, nuovo o nostalgico, né per il cultore della materia.”

La prima osservazione non è di per sé infondata, ma è difficile pensare a una selezione (anche di ben più di 10 numeri riprodotti integralmente; idea a cui nel pezzo neanche si accenna e che io trovo forte, se non persino originale) che non presti il fianco a una qualche critica del genere: ogni scelta ragionevolmente rappresentativa dell’intera vita del Corrierino non potrebbe rientrare in nessun volume o formato oggi proponibile nel circuito librario da una casa editrice generalista.
Tra le tante scelte possibili, quella di “campionare” un periodo comunque lunghissimo (quasi 65 anni; in termini editoriali, un’eternità), ben più che rappresentativo della storia della testata, mi sembra quindi accettabile.

Sul secondo punto, la mia opinione è esattamente opposta: Gadducci e Stefanelli hanno realizzato con successo una sintesi difficile. La storia della testata è ripercorsa fedelmente, senza rinunciare a una contestualizzazione storica e sociale necessariamente asciutta (non si tratta di un saggio specializzato) ma correttamente argomentata con precisi riferimenti ai numeri raccolti nel volume. Il tutto – e questa è ovviamente una nota di gusto personale – con stile sobrio ma non privo di eleganza espositiva.
Nello spazio a disposizione, trovo davvero difficile chiedere di più.

Neppure io avevo invece segnalato – e rimedio ora – che il volume è clamorosamente fallato: l’introduzione in questione è infatti pubblicata incompleta (presumibilmente di poche righe), addirittura a metà frase, sospesa a una virgola.
Sorprendente, in un’edizione di questo pregio.

Un secolo di “Corriere dei Piccoli”

mercoledì, 7 gennaio 2009 - 07:00

Un Secolo di CdPIl 27 dicembre 2008 è caduto il centesimo anniversario del Corriere dei Piccoli (per tutti,  “il Corrierino”), una delle più importanti riviste italiane in assoluto, per longevità e influenza sul costume del paese.
Sulle sue pagine hanno pubblicato per decenni gli autori (non solo) di fumetti più importanti di sempre e un elenco anche solo parzialissimo è assolutamente impossibile.
Convenzionalmente, lo stesso giorno è stato adottato come data di nascita del fumetto italiano e ci aspetta un 2009 ricco di celebrazioni e iniziative, per coordinare le quali esiste anche un comitato di nomina ministeriale.

Apre le danze Il secolo del Corriere dei Piccoli, un volume curato per Rizzoli da Fabio Gadducci e Matteo Stefanelli.
La formula è originale: il volume raccoglie la riproduzione integrale,  “più o meno anastatica” (cioè con l’ovvia eccezione del formato, a cui vengono adattati tutti quelli adottati nel tempo dalla testata), di dieci numeri distribuiti in oltre 60 anni di vita del periodico.
Questo l’elenco completo:

n. 2, 3 gennaio 1909
n. 33, 15 agosto 1915
n. 9, 4 marzo 1934
n. 13, 26 marzo 1939
n. 1, 27 maggio 1945
n. 41, 10 ottobre 1954
n. 1, 3 gennaio 1960
n. 19, 12 maggio 1963
n. 48, 1 dicembre 1968
n. 1, 2 gennaio 1972

Antonio Rubino per il "Corriere dei Piccoli" (1913)

Antonio Rubino per il “Corriere dei Piccoli” (1913)

L’esperienza di leggere dalla prima all’ultima pagina pubblicazioni di inizio secolo e, via via, sempre più recenti ma ormai già storicizzate, dal punto di vista del costume e del linguaggio della comunicazione, è davvero unica e normalmente riservata a pochi collezionisti e frequentatori incalliti di biblioteche.
Da orgoglioso titolare di una malandata collezione completa del Corriere dei Ragazzi (testata in cui il Corrierino si trasformò proprio col numero del 1972 proposto da Gadducci e Stefanelli) e di svariati numeri del Corriere dei Piccoli, sparsi qua e là nei decenni, ho molto apprezzato la riproduzione assai fedele, effetto “carta ingiallita” compreso. Chiude il volume una selezione di “Storie di Natale” dal 1909 al 1952: le tipiche prime pagine o brevi storielle di ambientazione natalizia pubblicate sul numero immediatamente precedente il 25 dicembre. A parte il valore documentale, alcune sono ancora oggi graficamente brillanti e, certamente, si distinguono quelle di Antonio Rubino, collaboratore storico della testata sin dagli inizi, e poi fino agli anni Cinquanta.

Mino Milani "inviato nel tempo" per il "Corriere dei Ragazzi"

Mino Milani “inviato nel tempo”

Il saggio iniziale dei curatori, scandito da puntuali riferimenti alle selezioni effettuate, rende giustizia a una storia editoriale lunga e complessa, segnata da intuizioni culturali brillanti a cui il prestigio della testata-madre (Il Corriere della Sera) e accorte gestioni editoriali hanno garantito un vasto pubblico.
Valga per tutte la scommessa sul fumetto come strumento didattico-pedagogico, vinta – limitandoci al cruciale periodo di transizione tra anni Sessanta e Settanta – con formule e serie come “fumetto verità” e “l’inviato nel tempo”. Intuizioni che, grazie a grandi autori come Mino Milani, Mario Uggeri, Aldo Di Gennaro, Sergio Toppi e Ferdinando Tacconi, per anni hanno prodotto non solo ottime storie a fumetti ma strumenti efficaci di divulgazione e, non di rado, di educazione civica e sensibilizzazione sociale.


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