Posts Tagged ‘Art Spiegelman’

Stereotipi e pregiudizi

giovedì, 5 gennaio 2012 - 14:10

Sono all’origine dei nostri istinti più violenti e dei momenti più bui del XX secolo. Razzismo e antisemitismo se ne nutrono e in qualsiasi linguaggio la loro rappresentazione è un momento delicato di ogni narrazione.
A questo, nel fumetto si aggiunge una sorta di “stigma visivo”, dato dall’immediatezza con cui il disegno è in grado di rappresentare luoghi comuni e cliché etnici (il tedesco biondo e ciccione, l’italiano che parla con le mani, l’africano col labbrone, l’ebreo col naso adunco) che concorrono alla formazione e alla diffusione del pregiudizio.
Le esigenze della satira e della critica sociale e politica – inscindibili da una piena libertà d’espressione e facilmente portate al dileggio, alla derisione e ovviamente alla caricatura – complicano ulteriormente la questione.
Questione ben presente nell’opera di Will Eisner e naturalmente nel Maus di Art Spiegelman.
Se ne parla martedì 10 gennaio alle ore 15.00 insieme a Enrico Fornaroli dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’occasione è la serie d’incontri Un treno per Auschwitz organizzata dalla Fondazione Fossoli di Carpi (MO) e il luogo è l’Aula Magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore Primo Levi di Vignola (MO).
Info: 059 688272 / fondazione.fossoli@carpidiem.it

MetaMaus

lunedì, 10 ottobre 2011 - 09:00

Era attesissimo ed è arrivato: pre-ordinabile da tempo sui principali portali librari, dal 4 ottobre MetaMaus (Pantheon Books; qui il book trailer) è nelle librerie USA e le prime copie stanno arrivando in Europa.
Com’è noto agli appassionati che da mesi ne attendevano l’uscita, si tratta di un’edizione dalle caratteristiche uniche per quantità e qualità dei materiali (tra cui un DVD che recupera un introvabile CD-ROM del 1994, più altro materiale inedito), in occasione dei 25 anni dalla prima uscita in volume di Maus,  il capolavoro di Art Spiegelman (attualmente impegnato in un tour di presentazioni coast-to-coast).
Questa non è una recensione, non sarebbe possibile.
A parte il tempo materialmente necessario per assimilare ed elaborare tanta ricchezza di documenti, un recensore realmente interessato si imporrà una pausa di riflessione sull’ovvia ambizione di questo libro-sin-dal-titolo-su-un-altro-libro di proporre un nuovo modello di opera critica, accessibile al solo autore dell’opera originale.
Autore che è sempre stato più che protettivo nei confronti del suo gioiello: MetaMaus come tentativo di sottrarre l’amatissimo  figlio alle grinfie dei “critici normali”?
A una prima, rapida occhiata, tra le cose più interessanti, pur se “tangenziali” all’opera, ci sono numerose foto e interviste inedite ai famigliari di Spiegelman: la moglie Françoise Mouly e i figli Nadja e Dashiell.
Dal capitolo che preferisco, il cruciale Why Mice?, vi propongo una scelta del tutto arbitraria tra i tanti inediti: uno schizzo geniale e agghiacciante sull’elaborazione degli stereotipi antisemiti (visivi) alla base di Maus.

MetaMaus © by Art Spiegelman, 2011

Memoria a fumetti su “Il Mulino”

venerdì, 9 settembre 2011 - 18:00

Esce in libreria in questi giorni il nuovo numero della rivista Il Mulino, con un mio articolo dal titolo “La memoria a fumetti”.
Per “memoria” si intende naturalmente la Memoria, cioè ogni forma di ricerca e studio sulla Shoah, insieme a tutte le iniziative che oltre a questa commemorano “le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato vite e protetto i perseguitati.” (dal testo della legge n. 211 del 20 luglio 2000 a istituzione della “Giornata della Memoria” in data 27 gennaio, giorno dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz).

Come i lettori di questo blog sanno bene, per quanto mi riguarda ogni occasione è buona per parlare di fumetto – un segmento del traballante mercato editoriale costantemente a rischio di atrofizzazione – in qualsiasi situazione in cui altrimenti non accadrebbe.
L’ho fatto in scuole, biblioteche, musei, Istituti di Cultura, festival letterari, cinematografici e trash (anche di fumetto, ma naturalmente non vale), centri sociali, case occupate e campi profughi. Così, non mi faccio sfuggire l’occasione di parlarne sulla carta stampata (sì: stiamo parlando di una rivista stampata, con carta e inchiostro).
Se poi mi viene il dubbio che non se ne parli per prevenzione culturale, ci vado a nozze: un pezzo precedente (sempre per Il Mulino) parlava proprio di questo, prendendosela un po’ con la moda di un termine sostanzialmente inutile da tempo prevalente nella comunicazione generalista e quindi più visibile di “fumetto” al lettore non specializzato ma potenzialmente interessato a proposte “di taglio alto” (eufemismo di uso corrente per “né Tex né Topolino”).

Questa volta però ho recalcitrato, cogliendo ogni occasione per rimandare da un numero all’altro: impegni personali e imprevisti a parte (che non mancano mai), il motivo dominante era ovviamente la preoccupazione per la portata intimidente dell’argomento, oltre che per una produzione a fumetti che su questo argomento probabilmente non brilla (parlo ovviamente del mio orizzonte di lettura: sarei felice se mi fossero sfuggiti titoli interessanti).
Alla fine, insieme al Redattore Capo Bruno Simili si è cercato un qualche equilibrio tra approfondimento e sintesi informativa, a beneficio di un ipotetico lettore-tipo della rivista.
Spero di averlo trovato (l’equilibrio ma anche il lettore) in un rapido excursus di titoli e nel confronto tra tre opere che si sono confrontate esplicitamente con Auschwitz e la Shoah: Maus di Art Spiegelman (…evidentemente), Anne Frank – La biografia a fumetti di Sid Jacobson Ernie Colón e Auschwitz di Pascal Croci.
Un altro criterio è stata la reperibilità delle opere: trovo importante che il lettore possa eventualmente procurarsi i libri di cui si parla e ho citato solo titoli in catalogo reperibili in libreria. Una concessione all’attualità editoriale che un articolo strettamente scientifico può permettersi di trascurare.
Si tratta di una scelta limitatissima e quasi arbitraria (Yossel dove lo mettiamo?), col merito – spero – di circoscrivere molto il discorso, permettendo di argomentare agilmente una semplice tesi: la difficoltà dell’argomento imbarazza molti autori fino a “costringerli nell’angolo” e li induce a rifugiarsi nel didascalismo e nella vocazione didattica, rinunciando a sfruttare in pieno le potenzialità linguistiche ed espressive del linguaggio-fumetto. Altri, invece, accettano di correre il rischio e di provarci, centrando il bersaglio.

A seguire, il pezzo (troppo lungo per leggerlo a monitor: potete scaricarlo anche da qui).

(more…)

Ancora sul “Corrierino”: Luca Baldazzi intervista Federico Maggioni

mercoledì, 11 febbraio 2009 - 19:00
Il primo numero del "Corriere dei Ragazzi" (1972)

Il primo numero del "Corriere dei Ragazzi" (1972)

Ricevo con grande piacere questa segnalazione di Luca Baldazzi, giornalista, appassionato ed esperto di fumetto.
Questo blog ha aperto l’anno all’insegna del centenario del “Corrierino
” (e apprendo con piacere che il libro sull’argomento segnalato a suo tempo è andato rapidamente esaurito ed è attualmente in ristampa) e Baldazzi ha incontrato
Federico Maggioni, storico redattore della rivista, ricavandone una lunga intervista che ha riassunto per noi.

Fare del “giornalismo a fumetti” per un pubblico di adolescenti. Era questa, oltre a divertire ed educare, la mission dello storico Corriere dei Ragazzi (per tutti: “il CdR”), in edicola dal 1972 al 1976. Ho avuto occasione di parlarne con Federico Maggioni, oggi noto illustratore e all’epoca art director e grafico della rivista: ne è uscita una lunga intervista, ora pubblicata sull’ultimo numero (21) della rivista Hamelin, nella quale Maggioni ricorda dall’interno storia, filosofia editoriale, autori, personaggi e vita di redazione al CdR. Vi si parla, tra l’altro, della peculiare formula del giornale, delle storie di Mino Milani “inviato nel tempo”, del “mitico” direttore Francesconi, dei contributi di Toppi, Di Gennaro, Castelli, Bonvi e Grazia Nidasio… e di un giovane praticante giornalista di nome Ferruccio De Bortoli, che proprio al CdR fece i primi passi della professione.

"Il fumetto della realtà", una classica formula del CdR

La storia di Charles Lindbergh (di Alfredo Castelli e Mario Uggeri)

Il recente centenario del Corriere dei Piccoli ha riportato alla ribalta il dibattito, sviluppato anche su questo blog, sulla possibilità di fare oggi una rivista con “giornalismo di cronaca come modo del discorso, fumetti come linguaggio scelto, ragazzi adolescenti come pubblico di riferimento”.
Interpellato al riguardo, Maggioni ricorda che il CdR aveva “una vera e propria ossatura di taglio cronachistico, ripartita nelle varie sezioni della rivista. Il fumetto all’inizio degli anni Settanta era già un medium ben conosciuto col volto della fiction popolare (Diabolik e compagnia) e con quello della satira sociale (Linus): il CdR lo ha sfruttato sistematicamente come veicolo di storie giornalistiche. Con questo intendo inchieste storiche, rievocazioni di fatti lontani o vicini nel tempo, celebrazioni di eventi importanti o di scoperte della scienza, imprese sportive e così via: tutto raccontato a fumetti, in storie di due-otto pagine”.
E conclude: “Quanto alla possibilità di un CdR oggi, bisognerebbe fare una valutazione molto attenta... Di sicuro mi sento di dire che il fumetto resta un ottimo medium per fare giornalismo: è un linguaggio valido, che si adatta bene alla cronaca come ad altre forme narrative.

La storia di Charles Lindbergh a fumetti (testi di Alfredo Castelli, disegni di Mario Uggeri)

"Il fumetto della realtà", classica formula del CdR

Questo era già vero e assodato negli anni Settanta: c’era già una rivista come Linus che, con i contributi di Eco, Vittorini e Oreste Del Buono, diede al fumetto una patente di autenticità narrativa, di elemento moderno di comunicazione. Noi del CdR cercammo di seguire quella lezione, con le dovute differenze di un prodotto destinato a un pubblico di adolescenti. E se il fumetto era già ‘sdoganato’ allora, a maggior ragione lo è oggi, dopo l’uscita di opere di grande impatto come le graphic novel di Will Eisner e Art Spiegelman… Quel tipo di giornalismo a strisce era, ed è ancora, un modo di aiutare i ragazzi ad aprire gli occhi sul mondo. Di ‘porgere’ le notizie con un linguaggio adatto a loro, immediato per via dell’elemento visivo, ma al tempo stesso già maturo. Perché non basta dire: giovani, leggete il quotidiano in classe. Quello lo sentiranno sempre come un ‘compito’. Un giornale a fumetti invece, se ben pensato, può aggiungere quel quid che spinge a informarsi con gioia e divertimento”.

(Luca Baldazzi)


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