Lavorare col fumetto: code, gabbie e pennelli

mercoledì, 26 ottobre 2011 - 17:45 by

Giovanni Russo è il responsabile Comics di Lucca Comics & Games, ed è colpa sua. La scorsa estate mi ha infatti preso per la collottola e mi ha ricordato che, per quanto lo riguardava, gli appuntamenti sugli aspetti professionali dell’editoria a fumetti e del fare fumetti in genere che avevo curato nelle scorse due edizioni erano un appuntamento fisso.
Virilmente, non ho dato a vedere che ho apprezzato la cosa ma, capirete, a questo punto la responsabilità non è tutta mia.

Quelli che seguono sono i tre incontri di quest’anno, e ve li metto così, senza link e tutto quanto il resto, nella speranza di incuriosirvi. E li potete anche scaricare tutti insieme da qui.
In ogni caso, un salto a Lucca dovreste proprio farlo.

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Un paio di presentazioni feroci

martedì, 18 ottobre 2011 - 12:41 by

Del libro abbiamo già parlato. Ora viene il bello, con alcune presentazioni che Leo farà nei prossimi giorni. Per ora sono solo due, per cui siete avvertiti: organizzatevi e passate parola agli amici.
Milano – Giovedì 20 ottobre, h. 18.30 Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires 33 (info: 02 2023361)
Bologna – Martedì 25 ottobre, h. 18.00 Libreria Feltrinelli, P.zza di Porta Ravegnana 1 (info: 051 266891-261392)

MetaMaus

lunedì, 10 ottobre 2011 - 09:00 by

Era attesissimo ed è arrivato: pre-ordinabile da tempo sui principali portali librari, dal 4 ottobre MetaMaus (Pantheon Books; qui il book trailer) è nelle librerie USA e le prime copie stanno arrivando in Europa.
Com’è noto agli appassionati che da mesi ne attendevano l’uscita, si tratta di un’edizione dalle caratteristiche uniche per quantità e qualità dei materiali (tra cui un DVD che recupera un introvabile CD-ROM del 1994, più altro materiale inedito), in occasione dei 25 anni dalla prima uscita in volume di Maus,  il capolavoro di Art Spiegelman (attualmente impegnato in un tour di presentazioni coast-to-coast).
Questa non è una recensione, non sarebbe possibile.
A parte il tempo materialmente necessario per assimilare ed elaborare tanta ricchezza di documenti, un recensore realmente interessato si imporrà una pausa di riflessione sull’ovvia ambizione di questo libro-sin-dal-titolo-su-un-altro-libro di proporre un nuovo modello di opera critica, accessibile al solo autore dell’opera originale.
Autore che è sempre stato più che protettivo nei confronti del suo gioiello: MetaMaus come tentativo di sottrarre l’amatissimo  figlio alle grinfie dei “critici normali”?
A una prima, rapida occhiata, tra le cose più interessanti, pur se “tangenziali” all’opera, ci sono numerose foto e interviste inedite ai famigliari di Spiegelman: la moglie Françoise Mouly e i figli Nadja e Dashiell.
Dal capitolo che preferisco, il cruciale Why Mice?, vi propongo una scelta del tutto arbitraria tra i tanti inediti: uno schizzo geniale e agghiacciante sull’elaborazione degli stereotipi antisemiti (visivi) alla base di Maus.

MetaMaus © by Art Spiegelman, 2011

Online per davvero, stavolta

lunedì, 3 ottobre 2011 - 17:49 by

Per un errore il post precedente (lo vedete sicuramente ancora qua sotto) è andato inizialmente online in una versione parziale, con diversi refusi e senza la maggior parte delle immagini e dei link. Mi scuso con i suoi tanti lettori, più numerosi della media (è sempre vero: “Kirby rules”).

Non serve la pillola blu

domenica, 2 ottobre 2011 - 08:00 by

Per un orgasmo fumettistico di quelli maiuscoli basta The Jack Kirby Omnibus – Volume One, uscito da qualche settimana per la DC Comics.
Come “production value” (carta, stampa, confezione, qualità delle riproduzioni) il volume è all’altezza dei migliori format per edizioni di prestigio che da una quindicina d’anni fioriscono nel mercato USA, con ristampe più o meno integrali di serie, personaggi o autori: i vari “Masterworks”, “Ultimate”, “Complete”, “Archives” e naturalmente “Omnibus”.
Resta qualche riserva per la colorazione abbastanza maldestra, ricostruita dalle pubblicazioni originali: alla fine, però, non penalizza troppo il tratto nero, che quasi sempre è il più difficile da recuperare e che qui è di qualità superiore alla media (insomma, è nero davvero, e senza “bruciature” eccessive).

Questo particolare Omnibus raccoglie tutte le storie del secondo periodo di Jack Kirby per la DC Comics (1957-1959), con brevi estratti dal primo difficilmente collocabili altrove e limitati agli anni 1946-1947 (manca solo la serie Challengers Of The Unknown, già ristampata due volte negli ultimi anni).
Si tratta di un periodo particolarmente prolifico, anche se naturalmente non esistono periodi in cui Kirby non lo sia stato (chi avesse dei dubbi, un bel po’ di tempo e naturalmente un’ampia disponibilità ad abbandonarsi a ciò che di solito si chiama suspension of disbelief, può convincersene qui).
Salvo sorprese, “Volume One” potrebbe benissimo stare per “volume unico”: il libro copre infatti interamente il periodo in questione e per ora non è annunciato né previsto un “Volume Two” (a meno che la serie  continui accorpando tagli e ritagli kirbyani vari, difficilmente recuperabili in altro modo e che nel catalogo DC abbondano: per esempio, ce ne sono un bel po’ nel terzo periodo, dal 1970 al 1975: riporto a casaccio questo, questo e quest’altro ma sono solo pochi esempi).

La gemma – per valore storico, perché artisticamente tutte queste storie sono all’altezza l’una dell’altra – sono gli undici episodi di Freccia Verde disegnati ma anche scritti in varia misura da Jack Kirby (l’introduzione di Mark Evanier spiega la genesi faticosa di queste storie; il personaggio è il Green Arrow classico della Silver Age, che negli anni Cinquanta era ancora tale e quale quello creato da Mort Weisinger e George Papp nel 1941).

Negli anni Settanta, in Italia la loro esistenza era documentata unicamente da alcuni Albi del Falco di 10-15 anni prima, dove l’occhio del fan, nonostante la grande differenza tra quelle brevi storie di sei pagine – piene di figure dinamicissime, agili e snelle – e gli splendori cosmici dei Fantastici Quattro, o i gigantismi del Quarto Mondo, poteva riconoscere la mano dello stesso, grandissimo autore.

Inoltre, già consapevole dell’importanza della figura dell’inchiostratore (non ringrazieremo mai abbastanza il “credit box” delle storie Marvel, voluto espressamente da Stan Lee, per averci donato una consapevolezza precoce su chi e come fa i fumetti e per le informazioni preziose e altrimenti inaccessibili su tanti grandi autori), lo stesso fan adolescente di allora aveva imparato bene la differenza tra un Kirby-Giacoia, un Kirby-Sinnott, un Kirby-Royer e – scriverlo mi pesa – un Kirby-Colletta, che riconosceva al volo.

Quelle storie, molto più corte e semplici di quelle Marvel, assai più “sofisticate” e moderne, esibivano un tratto elegante, certo, e sinuoso, ma bizzarro e non riconducibile a nient’altro che portasse il nome di Jack Kirby pubblicato fino ad allora in Italia.
A poco a poco, contemplando quasi giornalmente quei disegni affascinanti, quelle curve guizzanti e flessuose e quel tratto nero che sembrava assecondare con precisione e naturalezza un disegno a matita perduto per sempre che si poteva soltanto intuire, si fece strada un’idea bizzarra: che in qualche altra epoca sperduta nel tempo Kirby si fosse inchiostrato da sé? La cosa era talmente strana per il prevalente canone Marvel, secondo il quale disegnatore e inchiostratore di una storia erano autori diversi, che non tutti ci credevano.
I miei amici, per esempio.
E non vi dico io a insistere.

Anni dopo, una valanga di “Kirby-related info” cominciò a inondare felicemente i fan di tutto il mondo e l’intuizione fu confermata (per la cronaca, il primo embrione della fondamentale Jack Kirby Checklist, antenata cartacea di ogni Kirby-risorsa oggi online, apparve nel 1992 in appendice al volume The Art Of Jack Kirby).
E non vi dico la soddisfazione.

Ma per gli altri episodi di Freccia Verde, quelli mai pubblicati in Italia, sembrava non esserci speranza, dispersi com’erano in oscuri numeri di testate effimere, uscite decenni prima per pochi mesi. Anche in anni più recenti, con i principali comics-dealer ormai operanti online e con l’esplosione di e-bay, quei numeri restavano elusivi, e gli eventuali ritrovamenti non sempre gratificanti, per lo stato di conservazione o il costo.
Fino a The Jack Kirby Omnibus – Volume One.

Con libri così, a chi serve la pillola blu?

“Due figlie e altri animali feroci” – Il book trailer

giovedì, 22 settembre 2011 - 10:57 by

Online sul sito dell’editore anche la scheda ufficiale ed estratti dal libro

“Un libro… scritto?”

mercoledì, 21 settembre 2011 - 09:00 by

È la domanda che mi fanno quasi sempre quando dico che è uscito Due figlie e altri animali feroci – Diario di un’adozione internazionale, il primo libro (in prosa) di Leo Ortolani.
Quasi tutti i lettori di questo blog leggono fumetti, sanno chi è  Leo Ortolani e in questo senso la domanda di cui sopra è legittima: infatti di libri a fumetti Leo ovviamente ne ha già fatti (anche se meno di quanto si potrebbe pensare: Leo preferisce uscire in edicola con i suoi amati giornalini, discendenti diretti di quelli con cui è cresciuto).
Tornando a noi: sì, un “libro scritto”.

Ma partiamo dall’inizio.

Leo ha sempre dato tanta, tantissima confidenza al suo pubblico, parlando non solo di fumetti ma anche di se stesso e della sua vita personale, di cui i lettori sanno molto di più di quella di tanti altri autori. Per esempio, chi legge Rat-Man impara molto presto che Leo è geologo, visto che trova sempre il modo di infilare un riferimento o una battuta in tema (“si direbbe una granodiorite…”; e in realtà questa battuta mi data pesantemente, perché fu una delle prime, tanti anni fa).

Così, molti lettori sanno che nel 2010 Leo e sua moglie Caterina sono diventati genitori di due strepitose sorelline, Johanna e Lucy Maria, che oggi hanno 4 e 6 anni. Un po’ c’era quest’offerta 1×2, un po’ è capitata l’occasione, fatto sta che le hanno prese già un po’ grandicelle per andare subito al sodo, perché quando il gioco si fa duro, eccetera eccetera.

Avete già capito che Leo e Caterina le due sorelline le hanno adottate e a questo scopo hanno fatto anche un bel viaggetto, diciamo, 20.000 chilometri tra andata e ritorno. Infatti, Johanna e Lucy Maria erano (sono!) tanto speciali che l’offerta era valida solo in Colombia.
Dalla Colombia Leo e Caterina tenevano informati gli amici e i parenti con mail bellissime e divertentissime su quello che succedeva tutti i giorni, e sui progressi con questi due animali strani e ferocissimi con cui cercavano di fare la conoscenza. Mail talmente belle e divertenti (e utili, se anche voi volete adottare degli anim… dei bambini) che anche un editore grande e importante come Sperling & Kupfer, dopo avere riso un sacco ha detto: “Be’, io quasi quasi ci farei un libro. Tra l’altro, è il mio mestiere, quindi, Leo, se va bene a te…”

A Leo andava bene, ed eccolo qua il libro. Ed è proprio quello che dice il titolo, mica come i trailer dei film: il diario di un’adozione internazionale, quella di Leo, Caterina, Johanna e Lucy Maria, con tutti i suoi problemi, i drammi, i pensieri, le gioie e naturalmente il trionfo finale.

E naturalmente ci trovate un bel po’ di vignette e anche pagine a fumetti. Perché lo so che ve lo siete chiesti per tutto il post.

Memoria a fumetti su “Il Mulino”

venerdì, 9 settembre 2011 - 18:00 by

Esce in libreria in questi giorni il nuovo numero della rivista Il Mulino, con un mio articolo dal titolo “La memoria a fumetti”.
Per “memoria” si intende naturalmente la Memoria, cioè ogni forma di ricerca e studio sulla Shoah, insieme a tutte le iniziative che oltre a questa commemorano “le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato vite e protetto i perseguitati.” (dal testo della legge n. 211 del 20 luglio 2000 a istituzione della “Giornata della Memoria” in data 27 gennaio, giorno dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz).

Come i lettori di questo blog sanno bene, per quanto mi riguarda ogni occasione è buona per parlare di fumetto – un segmento del traballante mercato editoriale costantemente a rischio di atrofizzazione – in qualsiasi situazione in cui altrimenti non accadrebbe.
L’ho fatto in scuole, biblioteche, musei, Istituti di Cultura, festival letterari, cinematografici e trash (anche di fumetto, ma naturalmente non vale), centri sociali, case occupate e campi profughi. Così, non mi faccio sfuggire l’occasione di parlarne sulla carta stampata (sì: stiamo parlando di una rivista stampata, con carta e inchiostro).
Se poi mi viene il dubbio che non se ne parli per prevenzione culturale, ci vado a nozze: un pezzo precedente (sempre per Il Mulino) parlava proprio di questo, prendendosela un po’ con la moda di un termine sostanzialmente inutile da tempo prevalente nella comunicazione generalista e quindi più visibile di “fumetto” al lettore non specializzato ma potenzialmente interessato a proposte “di taglio alto” (eufemismo di uso corrente per “né Tex né Topolino”).

Questa volta però ho recalcitrato, cogliendo ogni occasione per rimandare da un numero all’altro: impegni personali e imprevisti a parte (che non mancano mai), il motivo dominante era ovviamente la preoccupazione per la portata intimidente dell’argomento, oltre che per una produzione a fumetti che su questo argomento probabilmente non brilla (parlo ovviamente del mio orizzonte di lettura: sarei felice se mi fossero sfuggiti titoli interessanti).
Alla fine, insieme al Redattore Capo Bruno Simili si è cercato un qualche equilibrio tra approfondimento e sintesi informativa, a beneficio di un ipotetico lettore-tipo della rivista.
Spero di averlo trovato (l’equilibrio ma anche il lettore) in un rapido excursus di titoli e nel confronto tra tre opere che si sono confrontate esplicitamente con Auschwitz e la Shoah: Maus di Art Spiegelman (…evidentemente), Anne Frank – La biografia a fumetti di Sid Jacobson Ernie Colón e Auschwitz di Pascal Croci.
Un altro criterio è stata la reperibilità delle opere: trovo importante che il lettore possa eventualmente procurarsi i libri di cui si parla e ho citato solo titoli in catalogo reperibili in libreria. Una concessione all’attualità editoriale che un articolo strettamente scientifico può permettersi di trascurare.
Si tratta di una scelta limitatissima e quasi arbitraria (Yossel dove lo mettiamo?), col merito – spero – di circoscrivere molto il discorso, permettendo di argomentare agilmente una semplice tesi: la difficoltà dell’argomento imbarazza molti autori fino a “costringerli nell’angolo” e li induce a rifugiarsi nel didascalismo e nella vocazione didattica, rinunciando a sfruttare in pieno le potenzialità linguistiche ed espressive del linguaggio-fumetto. Altri, invece, accettano di correre il rischio e di provarci, centrando il bersaglio.

A seguire, il pezzo (troppo lungo per leggerlo a monitor: potete scaricarlo anche da qui).

Leggi il seguito di questo post »

Cartooning? Ce ne fosse…

martedì, 6 settembre 2011 - 08:00 by

In Italia l’editorial cartooning può vantare grandi autori ma non una vera e propria tradizione. Nel senso che gli autori costituiscono l’eccezione alla “regola del deserto”: qualche padre fondatore, come Augusto “Nasica” Majani e Giuseppe Novello, qualche bravo contemporaneo, come ElleKappa e l’immenso Altan (entrambi più che attivi ma certo non due ragazzini)… poi?
Per cominciare, mancano gli spazi editoriali: i nostri giornali (non tutti) hanno ciascuno una propria firma, anche di gran prestigio (il garbato e un po’ datato Giannelli per il Corriere, il già citato Altan e il raffinato Bucchi su Repubblica), ma non una rubrica in cui più autori commentano regolarmente i fatti del giorno con le loro vignette.
Altra cosa sono i periodici tentativi di avviare un inserto satirico, in passato riusciti veramente solo con Cuore.

L’occasione di condividere questa considerazione a cui tra me e me torno regolarmente viene da questa superba vignetta,

che più anglosassone non si può, scoperta per noi dall’ottimo e indignatissimo Non leggere questo blog (di cui vi segnalo il geniale progetto “a proposito di autorevolezza“).

Gli interessati hanno solo l’imbarazzo della scelta per abbonarsi a un qualche web-service per ricevere la propria vignetta giornaliera, per non parlare dei tanti, colossali archivi online (ogni syndicate, cioè ogni agenzia di rappresentanza, ha il suo, a cominciare dal più grande di tutti).
Se come me siete interessati alle cose USA, con un occhio alla vita di tutti i giorni, provate con The CaglePost, il ricchissimo portale di Daryl Cagle (disegnatore eccellente, tra l’altro), che propone anche moltissimi autori internazionali.

L’inferno

venerdì, 2 settembre 2011 - 09:00 by

Da XKCD, il mio webcomic preferito quando si tratta “storie d’amore, sarcasmo, matematica e linguaggio”.

Tra le tantissime, segnalo questa striscia a informatici, programmatori e adepti della setta di Donald Knuth, figura-chiave di matematico-informatico con addentellati fumettistici poco noti ma illuminanti.

Matematica un po’ Madd

domenica, 28 agosto 2011 - 10:00 by

Ovviamente è agosto per tutti, compreso MaddMaths, illustre sito di divulgazione e informazione sulla matematica applicata.
E quando le maglie delle notizie si allargano ecco che si infilano cose come questa intervista, che scoperchia un po’ di altarini…
Ma ci sono anche delle vignette di Leo Ortolani, condizione sufficiente per divertirsi (il mio teorema più importante).

I nazisti del quartierino

mercoledì, 24 agosto 2011 - 23:01 by

Cronaca, altro che cinema.

Sapete di una bluesmobile usata? Anche senza accendino e – soprattutto – senza dimenticare i sentimenti e, certo, il potere della satira.
Anche se…

In effetti siamo in agosto

domenica, 21 agosto 2011 - 22:30 by

Parmi nous, amici abruzzesi confermano: a loro il terremoto bastava e avanzava.

Ridete pure… Da provare. Tra l’altro, devo avere in casa qualcosa del genere…

Si parlava l’altro giorno con Fabio Gadducci di come alla fine quello che conta nella vita è metterci la faccia. E dei blog fumettistici italiani.
Per il resto, Cuore manca sempre tanto a tutti e due.

Ceci n’est pas une marchettà

sabato, 6 agosto 2011 - 10:00 by

Precisazione d’obbligo, visto che leggo il bonelliano Dampyr da sempre ma prima d’ora non ne ho mai parlato. E che conosco personalmente Giovanni Eccher, regista e sceneggiatore cinematografico che esordisce come autore di fumetti sul numero 137, in edicola dal 4 agosto (“Gli implacabili”).
Una rapida occhiata al suo Modello Unico (un documento pubblico a disposizione di tutti presso l’Agenzia delle Entrate) e un minimo di stima per il sottoscritto (speriamo…) vi toglieranno ogni sospetto: il mio bribery entry level è infatti molto alto e il motivo di questo post è unicamente la simpatia personale per Giovanni, oltre all’affetto per una testata che in tutti questi anni, tra gli inevitabili alti e bassi, non ho mai avuto la tentazione di abbandonare (ma gli autori e gli editori ampiamente benestanti possono contattarmi per recensioni positive all’indirizzo riportato nella colonna a destra).
Insomma, una cosa tra compagni di merenda, valore critico zero.
Ciò detto, il numero si legge che è un piacere. Nel pieno rispetto del canone dampyriano (la neo-mitologia dei Maestri della Notte ambientata in un ambiente esotico prevalentemente contemporaneo – in questo caso lo stupefacente Salar de Uyuni boliviano – con una spruzzata di Storia Ufficiale estrapolata ad hoc), la storia presenta qualche elemento di novità narrativa e stilistica: un nuovo Maestro della Notte e un finale “semiaperto” che ho molto apprezzato e che alza decisamente la media dei finali bonelliani, spesso – ahimè – deboli.
E noi lettori di animo semplice, che ci duole sempre un po’ la testa quando ascoltiamo le parole lunghe, siamo già contenti.
Da segnalare alcuni momenti talmente bonelliani che stento ad attribuirli a Eccher (scusa Giovanni ma – mano sul cuore – siamo onesti: ci saresti mai arrivato?), come il bel “Giosafatte ballerino” alle pagine 50 e 55.

La calunnia è un venticello? Lanciamo aeroplanini di carta

giovedì, 4 agosto 2011 - 14:00 by

Esemplare post di Daniele Barbieri, bene al di là di piccole vicende non importanti nel mondo (vabbe’, stiamo larghi) del fandom fumettistico italiano online a cui fa riferimento nel finale.
Invidierò sempre la capacità di sintesi di Daniele: chissà se è possibile scrivere così senza occuparsi di semiotica (che la sola idea mi fa venire voglia di studiare Teoria delle Stringhe, non so se mi spiego)…?
Al fatto che alla fine si ricasca sempre dalle parti di Will Eisner non faccio quasi più caso.

Magnus ritrovato: risplende il Texone

martedì, 19 luglio 2011 - 09:00 by

Da qualche giorno è in libreria La valle del terrore (Rizzoli-Lizard, 24 Euro), una storia di Tex disegnata da Magnus su testi di Claudio Nizzi.
Il volume spicca per l’apparato redazionale inusualmente corposo: su oltre 300 pagine, “solo” 224 sono a fumetti. Quasi cento pagine extra-fumetto quindi. Come mai?
Si tratta – è questo il punto – del celeberrimo “Texone di Magnus”, un fumetto già famoso anni prima dell’uscita nel giugno 1996, ed è nota la mole spropositata di studi e bozzetti di ogni tipo prodotta da Magnus.

Talmente clamoroso era il caso, coperto ancor prima dell’uscita da un ampio servizio sul magazine Sette del Corriere della Sera, che già nel settembre del 1996 veniva pubblicato un libro espressamente dedicato all’impresa magnusiana, che curai insieme al giornalista Edoardo Rosati.

Il volume Rizzoli-Lizard riprende l’idea, rilanciandola.
Un libro – scusate il pasticcio che state per leggere – che raccoglie il libro e il libro sul libro: la storia a fumetti e una vasta selezione di immagini e di fotografie,  per la cura di Fabio Gadducci, a cui dobbiamo anche gli altri, preziosi titoli magnusiani del catalogo Rizzoli-Lizard, e del sottoscritto.
Per l’occasione, infrango con grande piacere la regola (non proprio ferrea) per cui al più segnalo rapidamente le edizioni a cui collaboro.
Il motivo?
Questo volume, che come gli altri potrebbe essere considerato una semplice ristampa di qualità, con qualche intervento cosmetico e un po’ di testi d’accompagnamento ad hoc, possiede un singolo, fondamentale e abbastanza paradossale elemento di novità.

Il disegno di Magnus.

Frequento in vari modi questa storia da più di 20 anni e ne ho visto nascere in tempo reale molte pagine, dagli schizzi ai celebri “bozzettoni” a matita, alle versioni finali ripassate a china, spesso passando per  diversi stadi intermedi e rifacimenti. Il tutto sui vari tavoli da disegno di Magnus, tra Bologna e la prediletta Castel del Rio, l’eden appenninico in cui trascorse gli ultimi anni di vita (“Io amo svisceratamente, Castel del Rio, che ritengo femmina. Un luogo femmina.”).

Non è la prima volta che La valle del terrore appare con caratteristiche diverse da quelle dell’edizione bonelliana originale (in questo caso, una confezione e un impianto editoriale segnatamente librari) ma, non senza un certo stupore, sfogliando questo volume mi sono reso conto che, con ogni probabilità, per la prima volta possiamo leggere questa storia esattamente come Magnus la pensava disegnandola.

La qualità della riproduzione – un quintessenziale nero-nero su bianco-bianco – è inedita e valorizza come mai prima il duro lavoro di Magnus su luci, ombre e volumi.
Persino una sorprendente edizione in tiratura limitatissima di Alessandro Editore, che nel 1998 riprodusse l’opera in formato originale (un’operazione all’epoca del tutto inedita, nonché un omaggio che pochissimi autori e pochissime opere possono giustificare e vantare), per quanto spettacolare e tipograficamente riuscita, in realtà ne rappresentava una specie di devoto tradimento.
Magnus aveva infatti lavorato al Texone sapendo bene che i disegni sarebbero stati ridotti per la stampa e con questo in mente aveva delineato ogni ombreggiatura, ogni vena di foglia, ogni scheggiatura di sasso. Il tutto verificando lungo la strada la corretta chiusura del tratteggio con un numero di fotocopie e riduzioni  che non conosceremo mai.
Questo scrupolo, questa suprema consapevolezza del disegno e del suo emergere dalla soverchiante massa dei segni, che nella filosofia di Magnus andava “spietatamente” controllata e padroneggiata con “occhio implacabile”, stanno al cuore delle scelte artistiche per questa storia, che tanti anni e tanta fatica sono costate all’autore.
Era il suo modo per porsi “al servizio dell’Eroe”: per Magnus Tex è il fumetto  per antonomasia, a cui nel corso dei decenni hanno dato vita e immagine autori di enorme talento, a partire dall’ammiratissimo Galep.

Per la prima volta, tutto questo lavoro non è “semplicemente” disponibile sulla pagina: tecnicamente, questo era vero anche per le altre edizioni. La novità è che le caratteristiche fisiche di questo volume permettono di riprodurre l’esperienza di lettura per la quale Magnus ha lavorato così duramente (incidentalmente, osserviamo che proprio per questo motivo la visione delle immagini a seguire non è paragonabile a quella dell’edizione a stampa e la loro presenza è esemplificativa; in fondo, questo è un blog).

Quando un lampo illumina la facciata della casa delle vittime designate (pagina 15) il lettore ne vede la luce.

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Quando Tex e Kit Carson si scontrano per la prima volta con i perfidi Vendicatori, ogni ramo, ogni sterpo, ogni foglia della foresta è individualmente distinguibile e filtra la luce della luna contribuendo all’illuminazione globale, in primi piani e sfondi (pagine 70-72).

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Le ombre si fanno alternativamente luce e buio (con virtuosismo tecnico da fare ammutolire “qualsiasi disegnatore onesto”, come direbbe Giovanni Romanini, imprescindibile collaboratore di Magnus in tutto il Texone), nella sorprendente sequenza dell’attacco alla luce della luna (pagine 140-150).

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Il tutto in nero su bianco.
Un semplicissimo nero-nero su bianco-bianco che chiarisce come più nulla finalmente si frapponga tra Magnus e il lettore: non il minimo ma percettibile e inevitabile assorbimento della carta da edicola, non bianca ma sempre leggermente giallognola, che nelle precedenti edizioni ad alta tiratura modificava peso e apertura dei tratteggi; non un formato di stampa diverso da quello che aveva in mente l’autore.

Magnus credeva fermamente che il giudizio finale su una storia, l’unico che per lui contava e che rispettava, spetta al lettore.
A 15 anni dalla prima uscita, questa nuova edizione pone il lettore in piacevole ma serissimo imbarazzo, mettendolo in condizione di decidere se la riproduzione di una storia a fumetti può essere migliore dell’originale.
Forse sì, se davvero l’autore sa mettersi al servizio dell’Eroe e del lettore.
Se l’autore è talmente Grande da farsi umile.
Magnus.

Questo è Foster Wallace

lunedì, 6 giugno 2011 - 19:30 by

Grazie a Giacomo della Libreria Golconda (un libraio che potete solo augurarvi) sono orgoglioso possessore di una raffinata edizione originale di This Is Water, il saggio di Davide Foster Wallace che in edizione italiana dà il titolo alla raccolta di scritti brevi Questa è l’acqua. Si tratta un discorso pronunciato da Foster Wallace nel 2005, davanti agli studenti del Kenyon College a chiusura dell’anno accademico.
Non è molto lungo ed è stato portato a una dimensione pubblicabile da un apprezzabilissimo lavoro di impaginazione, con un’elegante linea grafica che riporta in ogni pagina un singolo paragrafo, anche solo di una riga (sia detto per inciso, è rassicurante che l’editoria ufficiale e – non proprio ma quasi – di massa riesca ancora a curare prodotti con queste caratteristiche).

This Is Water è un esempio perfetto della lucidità e della tersa chiarezza del pensiero di Foster Wallace, inscindibili dalla sua prosa, che non saprei come chiamare se non spietata: non ci sono sconti al rigore dei ragionamenti, né margini per ambiguità o autoindulgenza nel periodo di Foster Wallace (che produce effetti stupefacenti in un suo libro di argomento logico-matematico necessariamente tra i meno frequentati).

Quasi più che un compito arduo (e lo è spesso), tradurre tanto nitore logico in italiano rappresenta inevitabilmente una sfida, per i tantissimi motivi che vengono sempre ricordati e riassumibili così: la nostra lingua è intrisecamente più propensa dell’inglese alla sfumatura e alle zone grigie del discorso.
Vi propongo a seguire un brevissimo estratto dal volume (certamente molto meno del 15%), con una mia proposta di traduzione, entrambi scaricabili anche da qui.

In the day-to-day trenches of adult life, there is actually no such thing as atheism.
There is no such thing as not worshipping.
Everybody worships.
The only choice we get is what to worship.
And an outstanding reason for choosing some sort of god or spiritual-type thing to worship – be it J.C. or Allah, be it Yahweh or the Wiccan mother-goddess or the Four Noble Truths or some infrangible set of ethical principles – is that pretty much anything else you worship will eat you alive.
If you worship money and things – if they are where you tap real meaning in life – then you will never have enough.
– David Foster Wallace, This Is Water (2005)

Nelle trincee quotidiane della vita adulta l’ateismo non esiste.
Non esiste che si possa scegliere di non adorare alcunché.
Tutti adorano qualcosa.
L’unica scelta che abbiamo realmente è su cosa adorare.
E un motivo davvero sorprendente per scegliere di adorare una qualche specie di dio o di roba spirituale – che sia G.C. o Allah, Yahweh o la dea-madre Wicca o le Quattro Nobili Verità o un qualche inattaccabile corpus di principi etici – è che più o meno qualsiasi altra cosa adoriate vi mangerà vivi.
Se adorate il denaro e le cose – se è lì che attingerete alla ricerca di un senso nella vita – allora non vi basteranno mai.

Milano: volata finale (e si sveglia anche il fumetto)

lunedì, 23 maggio 2011 - 10:45 by

Le elezioni amministrative Milanesi sono da tempo faccenda nazionale e focalizzano l’attenzione generale (anche la mia) bene al di là del coinvolgimento di parte dei singoli. Tra sei giorni il Sindaco uscente Letizia Moratti e lo sfidante Giuliano Pisapia si affronteranno al ballottaggio per la poltrona di Sindaco di Milano. Non è questo il blog per gli approfondimenti politici e l’analisi di come e perché tutto ciò è storico per il capoluogo lombardo e cruciale per gli equilibri politici nazionali: quello che ci interessa è come tante tensioni e tanta passione politica e civile abbiano scatenato una creatività sfrenata che si esprime principalmente sul Web e che arriva fino al mondo del fumetto, solitamente sonnacchioso e più occupato a rincorrere scadenze scadute che a seguire le vicende del mondo.

Mi riferisco all’iniziativa di Matteo Stefanelli, sociologo e fumettologo estremamente attivo, che da oggi mette online sevincePisapiastriscialaMoratti, due instant-blog dove vari fumettisti commenteranno le vicende elettorali e naturalmente le figure dei candidati (apre le danze Massimo Giacon).

A proposito di questi ultimi, impossibile non notare la promozione di Pisapia a icona del para-surreale, alla destra di Chuck Norris (anzi, suo successore tout court): ce n’è per tutti i gusti ma www.pisapiafacts.it è il mio preferito.

Ho una cosa in comune con Richard Feynman

domenica, 1 maggio 2011 - 20:00 by

Chi l’avrebbe mai detto, visto che parliamo di uno dei pochi possibili candidati al titolo di “secondo maggiore fisico del XX secolo”? Lo apprendo – e subito sono felice come una Pasqua – da Lawrence Krauss, fisico di fama e autore di L’uomo dei quantibiografia di Richard Feynman (ma anche di La fisica di Star Trek, che molti dei lettori di questo blog tengono sicuramente sul comodino). Non sono in grado di rendere giustizia con un post alla figura di Feynman, grandissimo uomo di scienza e autore di un corso di fisica originale e spesso impervio, venduto e ristampato come un best-seller, oltre che di numerosi testi di divulgazione e di intrattenimento intelligente. Per lui sono nati dei neologismi, a lui hanno dedicato francobolli e – ma guarda un po’ – su di lui sta arrivando un libro a fumetti.
L’estro e l’anticonformismo di Feyman, nonché la sua suprema allergia al dogma, erano leggendari e non solo perché suonava i bonghi (una vera manna per i giornalisti: non c’è niente come il folklore per evitare di fare informazione scientifica seriamente; figuriamoci poi se uno scienziato di fama – e quindi eccentrico per definizione – i bonghi li suona anche da non più giovane, strillando gioiosamente come un vecchio hawaiiano nel giorno di festa): probabilmente il giovanissimo e già geniale Feynman era stato vaccinato contro il fascino dell’autorità dalla frequentazione dei giganti del Progetto Manhattan, teatro di scontri fortissimi tra i vertici militari e la comunità dei ricercatori, fisiologicamente aperti allo scambio di idee (gente come Léo Szilàrd, Robert Oppenheimer, Enrico Fermi, Hans Bethe, Edward Teller, John Von Neumann). Facendosi notare da subito per un’autonomia di giudizio e un atteggiamento iconoclasta nei confronti di ogni forma di verità precostituita che lo accompagnò fino agli ultimissimi giorni (celebre la sprezzante analisi dell’incompetenza a cui addebitò il disastro del Challenger).

E sì, Richard Feynman aveva una cosa in comune con me (non trovate anche voi che detto così suoni divinamente?). Krauss racconta infatti che Feynman detestava percorrere due volte la stessa strada e cercava sempre nuovi percorsi per andare da casa all’istituto e viceversa, anche quando si trattava di fare interi chilometri.
Una cosa piccola piccola ma che ho trovato commovente, rivelatrice com’è della necessità di Feynman di vedere ed esperire cose sempre nuove o – ancora meglio – di trovare punti di vista nuovi e diversi sotto cui vedere quelle già note.
Mi ha ricordato lunghe camminate appenniniche sopportate di buon grado pur di non rientrare usando lo stesso sentiero dell’andata, alla ricerca di un fatidico “anello” lungo cui tornare a casa vedendo a ogni passo  paesaggi e scorci sempre diversi.
Fortuna che quella volta, dalle parti della Raticosa, la pensava così anche quel grosso cinghialone e se n’è tornato a casa pure lui.

“The nexus of all realities”

lunedì, 25 aprile 2011 - 18:00 by

Cioè “il punto d’incontro di tutte le realtà“, un tòpos narrativo ben noto agli appassionati di fantascienza, fantasy e di fumetto supereroistico americano.
E, ora che lo scrivo, un’immagine neanche tanto metaforica per una figura e un’opera come quelle di Will Eisner, che sempre più ci appaiono come luoghi naturali a cui un po’ tutto ciò che ha a che fare col fumetto sembra tendere prima o poi.

Tornando a “nexus”, e stiracchiando un po’ il concetto (cosa non si farebbe per un titolo a effetto…), è l’impressione che comincia a farmi la Libreria Golconda, dove qualche tempo fa si è tenuto questo incontro di cui avevamo parlato. Incontro recuperato e valorizzato dal conduttore Alberto Sebastiani, titolare di un prestigioso blog culturale per l’edizione bolognese di La Repubblica.
Alberto – che in città svolge un’intensa attività di promotore culturale, presentatore di incontri e critico letterario con un occhio di riguardo per il fumetto – con questo blog fa una cosa unica e importantissima: parla degli incontri e degli eventi (termine ineludibile che detesto cordialmente) anche dopo che hanno avuto luogo. Una sorta di bilancio che – slegato dalla tirannia della cronaca e dell’attualità – assolve secondo me a una funzione fondamentale, come sanno bene gli studiosi della memoria: quello di fissare argomenti, fatti e cose prima nella memoria in senso stretto, poi in quella culturale del pubblico, anche di quello che agli eventi non ha partecipato, salvandoli dal rumore di fondo e dalla massa indistinta dei ricordi sbiaditi delle troppe cose che si fanno/dicono/vedono.

Ma divago e, al solito, l’ho presa alla larga. Fatto sta che l’incontro in questione, oltre ad andare bene e a risultare molto, molto cordiale (e ci ha messo del suo l’immenso Palumbo, di passaggio a salutare), come Alberto ha riassunto benissimo ha rivelato nuove connessioni tra fatti, eventi e persone.
Più nexus di così…


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