Andrea Borgioli 2/2

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Il primo post
Andrea Borgioli 1/2

Prosegue la chiacchierata con l’insospettabile Andrea Borgioli, disegnatore che dopo avere promesso già da un po’ sta mantenendo, facendo passi avanti quasi a ogni pagina.
E per tutte quelle foto con la faccia sfocata, che ci volete fare? Son ragazzi.
Fate finta di niente, gli passerà.

• • •

Hai scelto un mestiere in cui il rapporto tra la qualità e la quantità della produzione è cosa delicata, che mette in gioco l’etica del lavoro, le motivazioni di un disegnatore e gli equilibri personali, se non esistenziali: disegnare fumetti seriali è cosa lunga, faticosa e solitaria.
Ti sei mai interrogato sul come e sul perché cerchi di disegnare fumetti in un certo modo? In altre parole, visto che siamo in zona weltanschauung: hai una tua filosofia artistica, professionale, di vita? Le distingui?
Innanzi tutto mi onora far parte di una tradizione che ha visto avvicendarsi una lista infinita di grandissimi talenti che hanno fatto la storia del fumetto italiano, poi perché il fumetto Bonelli è una palestra tanto faticosa quanto fortificante.
Una volta ho sentito una bellissima dichiarazione d’amore di Bacilieri che paragonava il fumetto Bonelli alla trincea dell’editoria in generale. È una metafora molto azzeccata. Quella carta, il formato,la stampa, la serialità, la produzione serrata che deve incidere il meno possibile sulla qualità… tutte componenti che portano il disegnatore a sacrificarsi e, un giorno, a diventare completo, se lavora onestamente (soprattutto verso se stesso). È come essere in fanteria, c’è poco da scherzare.
Per ultimo ma non meno importante: Bonelli si era assunto il dovere morale di pagare i propri collaboratori tanto da permettere loro di vivere, e non è cosa da poco di questi tempi.

Un argomento inesauribile: Palumbo.
Si potrebbero riempire le pagine… finendo sempre per lasciarsi andare a una sonora sviolinata. Nella mia lunga lista dei debiti di riconoscenza a lui spetta l’onere del primo posto. Prima attraverso il suo lavoro (in quinta elementare è divenuto uno dei miei cinque imprescindibili), poi di persona, sorbendosi la mia cartellina negli infiniti pellegrinaggi alle fiere (sempre sorridente, mai una smorfia in anni e anni di stalking). Infine come artefice del mio battesimo del fuoco.
Devo a lui l’opportunità della mia prima storiella pubblicata. Detto questo, mi gongolo nell’essergli contemporaneo e ogni volta che guardo un suo lavoro inedito provo ancora quella strana sensazione che sta a metà tra la vertigine e l’euforia e che mi fa venir voglia di disegnare.

Sei un fan dichiarato di Kazimir Malevič, la cui influenza geometrizzante ha fatto capolino in una prima versione della testata del blog. Un tacconiano astrattista…?!
Sono innamorato da sempre del Suprematismo, ma più per ragioni concettuali che puramente estetiche. Malevic mi affascina perché riuscì a spezzare il legame che sino ad allora esisteva tra la pittura e la realtà, trasportando la prima in un campo perfettamente autonomo. Attraverso la scomposizione in minimi termini a cui ha sottoposto la storia della rappresentazione occidentale è approdato a un nuovo mondo di forme pure fluttuanti. È riuscito ad affacciarsi sul pensiero, oltrepassando la barriera della superficie pittorica.
Allo stesso modo (anche se le due discipline in questo caso non potrebbero essere più lontane) mi piace quando nell’evoluzione stilistica di un disegnatore intravedo la stessa ispirazione alla semplificazione. Non il tirar via in cui incappano tanti autori ormai stanchi per i troppi anni di sovrapproduzione, ma la sana disciplina del togliere. Quella, per fare un esempio, per cui Alex Toth è il più grande disegnatore di tutti i tempi.

Pratt è forse il più suprematista di tutti. La sua evoluzione andava verso la semplificazione delle forme e, parallelamente, delle ombre che le tagliavano. Dopo la sua fase finale, quella in cui il disegno si stava trasformando in una sorta di scrittura, probabilmente avrebbe fatto un bellissimo libro di vignette nere su fondo bianco, arrivando in seguito alle vignette bianche su fondo bianco…

Un altro suprematista puro è Dall’Agnol: il suo ritorno a Dylan Dog nel post-Julia si sta sviluppando in una vorticosa evoluzione di sintesi che a ogni uscita mi lascia sbigottito. Dall’Agnol è uno dei più grandi disegnatori italiani viventi di cui nessuno parla mai.

In un mondo perfetto sei abbastanza veloce da realizzare quante tavole vuoi nel tempo che vuoi, senza ricadute sulla qualità. Puoi quindi permetterti – artisticamente, professionalmente, economicamente – di selezionare e scegliere lavori, incarichi, progetti (non sei un clone di Palumbo: è un esperimento mentale).
Terminata la storia che hai in corso – perché gli impegni vanno rispettati – che cosa faresti, senza doverti preoccupare delle vendite?
Un adattamento di Carmilla di Le Fanu.

Per le illustrazioni: © Andrea Borgioli

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2 Risposte to “Andrea Borgioli 2/2”

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