Non serve la pillola blu

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Per un orgasmo fumettistico di quelli maiuscoli basta The Jack Kirby Omnibus – Volume One, uscito da qualche settimana per la DC Comics.
Come “production value” (carta, stampa, confezione, qualità delle riproduzioni) il volume è all’altezza dei migliori format per edizioni di prestigio che da una quindicina d’anni fioriscono nel mercato USA, con ristampe più o meno integrali di serie, personaggi o autori: i vari “Masterworks”, “Ultimate”, “Complete”, “Archives” e naturalmente “Omnibus”.
Resta qualche riserva per la colorazione abbastanza maldestra, ricostruita dalle pubblicazioni originali: alla fine, però, non penalizza troppo il tratto nero, che quasi sempre è il più difficile da recuperare e che qui è di qualità superiore alla media (insomma, è nero davvero, e senza “bruciature” eccessive).

Questo particolare Omnibus raccoglie tutte le storie del secondo periodo di Jack Kirby per la DC Comics (1957-1959), con brevi estratti dal primo difficilmente collocabili altrove e limitati agli anni 1946-1947 (manca solo la serie Challengers Of The Unknown, già ristampata due volte negli ultimi anni).
Si tratta di un periodo particolarmente prolifico, anche se naturalmente non esistono periodi in cui Kirby non lo sia stato (chi avesse dei dubbi, un bel po’ di tempo e naturalmente un’ampia disponibilità ad abbandonarsi a ciò che di solito si chiama suspension of disbelief, può convincersene qui).
Salvo sorprese, “Volume One” potrebbe benissimo stare per “volume unico”: il libro copre infatti interamente il periodo in questione e per ora non è annunciato né previsto un “Volume Two” (a meno che la serie  continui accorpando tagli e ritagli kirbyani vari, difficilmente recuperabili in altro modo e che nel catalogo DC abbondano: per esempio, ce ne sono un bel po’ nel terzo periodo, dal 1970 al 1975: riporto a casaccio questo, questo e quest’altro ma sono solo pochi esempi).

La gemma – per valore storico, perché artisticamente tutte queste storie sono all’altezza l’una dell’altra – sono gli undici episodi di Freccia Verde disegnati ma anche scritti in varia misura da Jack Kirby (l’introduzione di Mark Evanier spiega la genesi faticosa di queste storie; il personaggio è il Green Arrow classico della Silver Age, che negli anni Cinquanta era ancora tale e quale quello creato da Mort Weisinger e George Papp nel 1941).

Negli anni Settanta, in Italia la loro esistenza era documentata unicamente da alcuni Albi del Falco di 10-15 anni prima, dove l’occhio del fan, nonostante la grande differenza tra quelle brevi storie di sei pagine – piene di figure dinamicissime, agili e snelle – e gli splendori cosmici dei Fantastici Quattro, o i gigantismi del Quarto Mondo, poteva riconoscere la mano dello stesso, grandissimo autore.

Inoltre, già consapevole dell’importanza della figura dell’inchiostratore (non ringrazieremo mai abbastanza il “credit box” delle storie Marvel, voluto espressamente da Stan Lee, per averci donato una consapevolezza precoce su chi e come fa i fumetti e per le informazioni preziose e altrimenti inaccessibili su tanti grandi autori), lo stesso fan adolescente di allora aveva imparato bene la differenza tra un Kirby-Giacoia, un Kirby-Sinnott, un Kirby-Royer e – scriverlo mi pesa – un Kirby-Colletta, che riconosceva al volo.

Quelle storie, molto più corte e semplici di quelle Marvel, assai più “sofisticate” e moderne, esibivano un tratto elegante, certo, e sinuoso, ma bizzarro e non riconducibile a nient’altro che portasse il nome di Jack Kirby pubblicato fino ad allora in Italia.
A poco a poco, contemplando quasi giornalmente quei disegni affascinanti, quelle curve guizzanti e flessuose e quel tratto nero che sembrava assecondare con precisione e naturalezza un disegno a matita perduto per sempre che si poteva soltanto intuire, si fece strada un’idea bizzarra: che in qualche altra epoca sperduta nel tempo Kirby si fosse inchiostrato da sé? La cosa era talmente strana per il prevalente canone Marvel, secondo il quale disegnatore e inchiostratore di una storia erano autori diversi, che non tutti ci credevano.
I miei amici, per esempio.
E non vi dico io a insistere.

Anni dopo, una valanga di “Kirby-related info” cominciò a inondare felicemente i fan di tutto il mondo e l’intuizione fu confermata (per la cronaca, il primo embrione della fondamentale Jack Kirby Checklist, antenata cartacea di ogni Kirby-risorsa oggi online, apparve nel 1992 in appendice al volume The Art Of Jack Kirby).
E non vi dico la soddisfazione.

Ma per gli altri episodi di Freccia Verde, quelli mai pubblicati in Italia, sembrava non esserci speranza, dispersi com’erano in oscuri numeri di testate effimere, uscite decenni prima per pochi mesi. Anche in anni più recenti, con i principali comics-dealer ormai operanti online e con l’esplosione di e-bay, quei numeri restavano elusivi, e gli eventuali ritrovamenti non sempre gratificanti, per lo stato di conservazione o il costo.
Fino a The Jack Kirby Omnibus – Volume One.

Con libri così, a chi serve la pillola blu?

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5 Risposte to “Non serve la pillola blu”

  1. Luca Says:

    L’entusiasmo che traspare dal tuo post mi ha ricordato un episodio del mio primo anno di scuole medie. Nel ’77 Franco Fossati
    venne a tenere un incontro sui fumetti, con relativo questionario per una sua ricerca che distribui’ a tutti. Al termine dell’incontro
    siamo incoraggiati a porre delle domande. Allora chiedo “Chi e’ secondo lei il miglior disegnatore del mondo?” La domanda
    era da parte mia puramente retorica. Mi aspettavo da Fossati una replica del tipo ” Ovviamente, Jack Kirby”. Invece, la risposta
    di Fossati fu naturalmente del tipo “Dipende dai gusti preferenze etc etc”. Mio scandalizzai molto per l’ignoranza di Fossati e cosi’
    corsi da lui alla fine per protestare e informarlo che se nelle credit box Marvel ci si riferiva a lui come “Il Re” ci sara’ stato bene
    un motivo…
    Ciao.
    Luca

  2. Luca Says:

    …dimenticavo di scrivere…che lo credo ancora!
    Ciao.
    Luca

  3. Loris Says:

    bel post, Andrea…. ovviamente intendi “non ringrazieremo mai ABBASTANZA” ;-) e ovviamnete mi associo alla tua parentesi!

  4. maurizio Says:

    Un volume da avere assolutamente.
    E se la neonata Lion si azzardasse a pubblicare volumi del genere?

  5. Andrea Plazzi Says:

    @Luca: non ho nulla da aggiungere a quanto dici…
    @Loris… ovviamente! Corro a correggere…
    @Maurizio: bella domanda…
    @Tutti: il pezzo è andato online prima del previsto per un errore di programmazione! Manca di un sacco di link e ovviamente abbonda in refusi ed è ancor più pesante del mio solito (la sintesi non è il mio forte). Vedrò di sistemarlo appena possibile anche se sono in viaggio e non so quando ci riuscirò… Probabilmente metterlo offline sarebbe peggio, ormai che il link ha girato per i vari feed readers…
    Scusate e a presto a tutti

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