Magnus ritrovato: risplende il Texone

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Da qualche giorno è in libreria La valle del terrore (Rizzoli-Lizard, 24 Euro), una storia di Tex disegnata da Magnus su testi di Claudio Nizzi.
Il volume spicca per l’apparato redazionale inusualmente corposo: su oltre 300 pagine, “solo” 224 sono a fumetti. Quasi cento pagine extra-fumetto quindi. Come mai?
Si tratta – è questo il punto – del celeberrimo “Texone di Magnus”, un fumetto già famoso anni prima dell’uscita nel giugno 1996, ed è nota la mole spropositata di studi e bozzetti di ogni tipo prodotta da Magnus.

Talmente clamoroso era il caso, coperto ancor prima dell’uscita da un ampio servizio sul magazine Sette del Corriere della Sera, che già nel settembre del 1996 veniva pubblicato un libro espressamente dedicato all’impresa magnusiana, che curai insieme al giornalista Edoardo Rosati.

Il volume Rizzoli-Lizard riprende l’idea, rilanciandola.
Un libro – scusate il pasticcio che state per leggere – che raccoglie il libro e il libro sul libro: la storia a fumetti e una vasta selezione di immagini e di fotografie,  per la cura di Fabio Gadducci, a cui dobbiamo anche gli altri, preziosi titoli magnusiani del catalogo Rizzoli-Lizard, e del sottoscritto.
Per l’occasione, infrango con grande piacere la regola (non proprio ferrea) per cui al più segnalo rapidamente le edizioni a cui collaboro.
Il motivo?
Questo volume, che come gli altri potrebbe essere considerato una semplice ristampa di qualità, con qualche intervento cosmetico e un po’ di testi d’accompagnamento ad hoc, possiede un singolo, fondamentale e abbastanza paradossale elemento di novità.

Il disegno di Magnus.

Frequento in vari modi questa storia da più di 20 anni e ne ho visto nascere in tempo reale molte pagine, dagli schizzi ai celebri “bozzettoni” a matita, alle versioni finali ripassate a china, spesso passando per  diversi stadi intermedi e rifacimenti. Il tutto sui vari tavoli da disegno di Magnus, tra Bologna e la prediletta Castel del Rio, l’eden appenninico in cui trascorse gli ultimi anni di vita (“Io amo svisceratamente, Castel del Rio, che ritengo femmina. Un luogo femmina.”).

Non è la prima volta che La valle del terrore appare con caratteristiche diverse da quelle dell’edizione bonelliana originale (in questo caso, una confezione e un impianto editoriale segnatamente librari) ma, non senza un certo stupore, sfogliando questo volume mi sono reso conto che, con ogni probabilità, per la prima volta possiamo leggere questa storia esattamente come Magnus la pensava disegnandola.

La qualità della riproduzione – un quintessenziale nero-nero su bianco-bianco – è inedita e valorizza come mai prima il duro lavoro di Magnus su luci, ombre e volumi.
Persino una sorprendente edizione in tiratura limitatissima di Alessandro Editore, che nel 1998 riprodusse l’opera in formato originale (un’operazione all’epoca del tutto inedita, nonché un omaggio che pochissimi autori e pochissime opere possono giustificare e vantare), per quanto spettacolare e tipograficamente riuscita, in realtà ne rappresentava una specie di devoto tradimento.
Magnus aveva infatti lavorato al Texone sapendo bene che i disegni sarebbero stati ridotti per la stampa e con questo in mente aveva delineato ogni ombreggiatura, ogni vena di foglia, ogni scheggiatura di sasso. Il tutto verificando lungo la strada la corretta chiusura del tratteggio con un numero di fotocopie e riduzioni  che non conosceremo mai.
Questo scrupolo, questa suprema consapevolezza del disegno e del suo emergere dalla soverchiante massa dei segni, che nella filosofia di Magnus andava “spietatamente” controllata e padroneggiata con “occhio implacabile”, stanno al cuore delle scelte artistiche per questa storia, che tanti anni e tanta fatica sono costate all’autore.
Era il suo modo per porsi “al servizio dell’Eroe”: per Magnus Tex è il fumetto  per antonomasia, a cui nel corso dei decenni hanno dato vita e immagine autori di enorme talento, a partire dall’ammiratissimo Galep.

Per la prima volta, tutto questo lavoro non è “semplicemente” disponibile sulla pagina: tecnicamente, questo era vero anche per le altre edizioni. La novità è che le caratteristiche fisiche di questo volume permettono di riprodurre l’esperienza di lettura per la quale Magnus ha lavorato così duramente (incidentalmente, osserviamo che proprio per questo motivo la visione delle immagini a seguire non è paragonabile a quella dell’edizione a stampa e la loro presenza è esemplificativa; in fondo, questo è un blog).

Quando un lampo illumina la facciata della casa delle vittime designate (pagina 15) il lettore ne vede la luce.

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Quando Tex e Kit Carson si scontrano per la prima volta con i perfidi Vendicatori, ogni ramo, ogni sterpo, ogni foglia della foresta è individualmente distinguibile e filtra la luce della luna contribuendo all’illuminazione globale, in primi piani e sfondi (pagine 70-72).

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Le ombre si fanno alternativamente luce e buio (con virtuosismo tecnico da fare ammutolire “qualsiasi disegnatore onesto”, come direbbe Giovanni Romanini, imprescindibile collaboratore di Magnus in tutto il Texone), nella sorprendente sequenza dell’attacco alla luce della luna (pagine 140-150).

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Il tutto in nero su bianco.
Un semplicissimo nero-nero su bianco-bianco che chiarisce come più nulla finalmente si frapponga tra Magnus e il lettore: non il minimo ma percettibile e inevitabile assorbimento della carta da edicola, non bianca ma sempre leggermente giallognola, che nelle precedenti edizioni ad alta tiratura modificava peso e apertura dei tratteggi; non un formato di stampa diverso da quello che aveva in mente l’autore.

Magnus credeva fermamente che il giudizio finale su una storia, l’unico che per lui contava e che rispettava, spetta al lettore.
A 15 anni dalla prima uscita, questa nuova edizione pone il lettore in piacevole ma serissimo imbarazzo, mettendolo in condizione di decidere se la riproduzione di una storia a fumetti può essere migliore dell’originale.
Forse sì, se davvero l’autore sa mettersi al servizio dell’Eroe e del lettore.
Se l’autore è talmente Grande da farsi umile.
Magnus.

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10 Risposte to “Magnus ritrovato: risplende il Texone”

  1. Frieda Says:

    La cosa che mi è sempre rimasta impressa di questo Texone è la pioggia: mai vista una pioggia così vera.

  2. Aytrus Says:

    Lessi la storia quasi due anni esatti fa (pochi giorni di scarto, albo comprato a Riminicomix) e mi stupì come mi stupii nonostante sapessi già cosa avrebbe dovuto stupirmi: foglie, pioggia, sassi, ma anche i cavalli, le abitazioni…era come stare a vedere un film in 3D ma senza gli occhialini e con molta più polvere! Pensando a “L’ultimo dominatore dell’aria” in verità è stato MOLTO meglio di un film in 3D.
    Comunque, se domani lo trovo a Rimini è molto probabile che lo prenda.

  3. Skalda Says:

    Il problema di quel Texone è sempre stata la sceneggiatura pessima (su un mediocre soggetto) di Nizzi.
    In una parola: noiosa.

  4. mamozzi Says:

    A me lo stile di Magnus mi preoccupava un po’ su un fumetto realistico comeTex, ma mi sono dovuto ricredere; graficamente questo Texone è davvero un capolavoro! La luce, sembra di vederla davvero.

    P.S: Plazzi, se questo Texone è uscito così bene bisognerebbe proporre alla Bonelli altri disegnatori dal tratto inconfondibile. Non dico Cavazzano, che ha già affrontato tematiche western, ma quanto sarebbe spettacolare un Texone di Ortolani? ;-)

  5. Andrea Plazzi Says:

    Vecchia storia, caro Mamozzi… e interessante. Col tempo, non c’è nulla di impossibile.

  6. cooksappe Says:

    ah, però!

  7. mamozzi Says:

    Parli del “tempo” di Leo, vero? Allora abbiamo poche speranze, almeno fino al numero 100 di Rat-Man. Poi, se mantiene la promessa di chiudere il Ratto col centesimo numero, per tenere buoni i fans il texone è il minimo! ;-)

  8. Aytrus Says:

    Mi sono procurato il volume, complimenti veramente per il lavoro. E poi il fascino dei volumi cartonati è magnetico. Ne approfitto anche per correggermi visto che mi sono reso conto di averlo letto un anno fa e non due…e dire che non mi era neanche sembrato poi così noioso…

  9. Marco D Says:

    Però, permettimi, il fascino della carta giallognola non è da disprezzare ;)

  10. Paolo Says:

    Salve, qualcuno mi sa spiegare come è stato realizzato il cielo stellato?

    Grazie.

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