Un po’ di Tops

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Sono le tradizionali “Top 10” e “Top 3” di LoSpazioBianco (LSB per gli amici), un portale fumettistico ormai imprescindibile per chi cerca un po’ di approfondimento online (e non pensa che “approfondimento online” sia un ossimoro, avendo peraltro i suoi buoni motivi). Io sicuramente non prescindo. Non (solo) per la pigrizia (trovato qualcosa che mi piace, quando mai lo cambio?) ma per spirito di corpo: ho sempre provato simpatia, e poi solidarietà per il lavoro metodico, rigoroso ma mai serioso e sempre entusiasta della redazione di LSB, caratteristiche che si sono sempre mantenute nel tempo nonostante l’alternarsi dei collaboratori (e non a caso questo blog si fregia orgogliosamente di un apposito banner, che potete ammirare sulla fascia destra). Inoltre – ed è l’effetto e non la causa dell’entusiasmo di cui sopra – insieme a tanti bei nomi del fumetto italiano vengo invitato da anni a compilare le “Tops”, cioè i migliori dieci fumetti e le tre “menzioni speciali” per una ristampa/riproposta di opere da tempo non in catalogo usciti nell’anno precedente. I risultati del 2010 le trovate qua, complete di commenti e motivazioni dei votanti. Quest’anno evidentemente non avevo nulla da fare (peccato non essermene accorto) perché ho scritto commenti e motivazioni insostenibilmente lunghi. Spero non noiosi e – questo sì che mi farebbe piacere – condivisibili dagli appassionati di fumetto che sostengono di transitare ogni tanto da queste parti. Temo che sia una lettura davvero troppo lunga per i tempi toccata-e-fuga della consultazione di un blog, per cui i motivati duri-e-puri oltre che di seguito li possono anche scaricare da qui e da qui.

Vedo ora di avere piazzato tre titoli tra i primi 10 e uno tra i tre della menzione speciale, in posizioni non troppo diverse da quelle della classifica ufficiale. Bene. Condividere i gusti con persone che si stimano è sempre un piacere ma naturalmente la diversità di pareri e opinioni è il sale della vita.
Per non parlare del fastidio che scatta istintivamente per omologazione e mode culturali, a cui un settore piccolo e autoreferenziale come quello del fumetto è esposto più che mai (un esempio piccolo piccolo: quanti titoli a fumetti usciti negli ultimi anni realmente controversi vi vengono in mente? Per “controversi” intendo titoli che abbiano suscitato reazioni accese e di segno opposto: elogi e stroncature, plausi sperticati e critiche feroci, etc.). Se pensate che anche queste classifiche non ne siano esenti (dovrebbero?), scrivete. Non so se sarò d’accordo con voi ma sarà interessante.
Una sola cosa non accetterò: critiche al disegno in apertura, rielaborato qua sotto. È  il testimonial delle “Tops” di quest’anno ed è di Davide Reviati.

1 GUANDA Logicomix – Apostolos Doxiadis, Christos H. Papadimitriou, A. Papadatos, e A. Di Donna
L’idea di Logicomix è di Apostolos Doxiadis, un matematico passato alla narrativa e abbastanza noto anche in Italia per il romanzo Zio Petros e la congettura di Goldbach. È stato lui a coinvolgere Christos Harilaos Papadimitriou, forse il massimo informatico teorico vivente e – ora lo sappiamo – un bravo narratore (di cui tra l’altro circola in rete un’interessante presentazione PowerPoint sulle analogie tra narrazione e programmazione). Alecos Papadapos e Annie Di Donna sono i due disegnatori/animatori/coloristi che hanno realizzato la storia graficamente.
Usando come fil rouge la vita di Bertrand Russell, dalla nascita nel 1872 alla II guerra mondiale, il libro ripercorre l’evoluzione della logica e della filosofia alla luce dei risultati rivoluzionari di quel periodo, come la teoria dei transfiniti di Cantor e i teoremi di incompletezza di Gödel. Risultati che non hanno “semplicemente” rivoltato come un guanto alcune discipline di studio, portando alla luce aspetti sconosciuti e totalmente inattesi del pensiero razionale tout court (cosa non scontata per il lettore italiano, anche colto e interessato, spesso vittima inconsapevole di una dicotomia tra cultura scientifica e cultura letteraria che ancora affligge il nostro paese più di qualsiasi altro). Risultati la cui portata ha pochi termini di paragone nella storia della filosofia e che (quasi) per la prima volta trovano esposizione a fumetti, in un lungo romanzo sui generis, in cui gli autori fanno esibizione non semplicemente di erudizione e competenza tecnica nei rispettivi ambiti ma di grande abilità narrativa.
Per esempio, nella scelta del registro della commedia per raccontare vite e fatti di grandi nomi di scienza non notissimi al grande pubblico, evitando elegantemente ogni didascalismo. O nell’espediente meta-narrativo di rappresentarsi nel corso della gestazione dell’opera, uno humor relief che insieme all’elegante ligne claire che sostiene graficamente il tutto permette una lettura scorrevole e sempre accessibile senza rinunciare all’esposizione di argomenti oggettivamente impegnativi.

Per l’originalità dell’operazione, il livello degli autori, il calibro dell’opera e l’altissimo livello divulgativo, la pubblicazione di Logicomix in Italia (benedetta da un’introduzione di Giulio Giorello) rappresenta un piccolo evento culturale, prima ancora che fumettistico. Si è discusso molto del finale, in cui le meditazioni etiche e intellettuali dei protagonisti/autori si sovrappongono a una rappresentazione dell’Orestea di Eschilo, espediente che ad alcuni è sembrato gratuitamente “alto”.

Certo, un po’ di controversia non basta a garantire la qualità di un’opera ma non manca mai in quelle di valore. Per le quali – per dirla con Russell, Gödel e i logici tutti – è condizione forse non sufficiente ma certamente necessaria.

2 STAR COMICS Valter Buio – Alessandro Bilotta e altri
Non c’era bisogno di Valter Buio per pensare solo bene di Alessandro Bilotta. Bastava avere letto qualcuno dei suoi lavori degli ultimi 10-12 anni: Pinocchio, Il Dono Nero, Giulio Maraviglia, La Dottrina, alcune storie per Dylan Dog e un paio di cosucce francofone rimaste incomplete a causa dello tsunami editoriale di qualche anno fa. Ma adesso che è uscito Valter Buio di Bilotta possiamo pensare ancora meglio.
Non solo per certi elementi interessanti che ricorrono nelle sue storie e che in VB ritroviamo tutti, a partire da ambientazioni, atmosfere e personaggi rigorosamente italiani (ma ovviamente è già di per sé coraggiosa la decisione di rinunciare all’esotismo, tra i principali elementi di interesse di una serie d’evasione). Con VB Bilotta ha dato prova di fantasia, originalità (davvero!) e – di nuovo – coraggio, proponendoci un personaggio assolutamente improbabile (uno psicanalista di fantasmi…?) e dimostrando grande sensibilità psicologica nella scelta di comprimari credibili e umanissimi.
Gli va poi riconosciuta una considerevole abilità (anche tecnica) nel costruire e sviluppare un’ambientazione plausibile per una premessa così singolare (a partire da come si fa a incassare una parcella da un trapassato) e – tenetevi forte – nel gestire i colpi di scena. Sì, i colpi di scena. Di quelli veri, che fanno sobbalzare. O almeno pensare “Ma daaai…”. Insomma, merce rara.

VB vi coglierà di sorpresa o almeno con me l’ha fatto (e se vuol dire che sono più ingenuo di chi legge, è comunque una buona notizia). Ho letto scene che non avevo “sentito arrivare” mezz’ora prima. Mi sono stupito voltando pagina. Mi sono commosso (di nuovo: davvero!) alle storie di fantasmi più vivi di tanta gente che conosco e a cui l’amico Valter cerca di restituire un po’ di pace. E ho aspettato l’uscita in edicola del numero successivo (a questo davvero non ci crederà nessuno).

Un nota un po’ più tecnica. Alessandro Bilotta ha ideato e realizzato la serie in ogni sua parte, e non soltanto perché è autore del personaggio e ha scritto tutti i numeri: ha anche scelto, proposto all’editore e quindi seguito durante la realizzazione tutti i disegnatori. Ciò detto, un’opinione personalissima: come redattore e curatore di testate Bilotta dà la polvere a metà degli editor di cui ho avuto modo di formarmi un’opinione fondata (e ragionevoli ipotesi sulla distribuzione uniforme dell’incapacità inducono a sospettare che la cosa valga anche per gli altri).

A proposito del parco disegnatori: chapeau e onore delle armi a tutti. Tra qualche alto e un paio di bassi di troppo, alla fine VB è una serie disegnata dignitosamente ma leggendo tra le vignette, gli sfondi e i tratteggi, si ha la netta impressione che potesse andare molto peggio. E che – con poche e umane eccezioni, in condizioni produttive difficili (scadenze a volte quasi impossibili; tariffe presumibilmente non tra le maggiori sul mercato; forti vincoli creativi, come in ogni prodotto seriale) – i disegnatori abbiano dato prova di grande dignità artistica e professionale: anche quando la velocità dell’esecuzione è evidente, in VB non manca mai un’indispensabile attenzione per inquadrature, regia ed espressività dei personaggi (possiamo sprecare il termine “storytelling”? E sprechiamolo).

Attenzione che alla fine, specialmente nei numeri graficamente meno brillanti, rappresenta il valore aggiunto della serie, sempre e comunque “salvata”, magari in corner, da questi giovani professionisti. Sicuramente consapevoli che la prima vittima di un disegno sciatto, affrettato, puramente alimentare, è il disegnatore: “Perché una volta pubblicato, poi resta.” (Roberto Raviola, in arte Magnus).
Chissà se a qualcuno fischiano le orecchie.

3 RIZZOLI LIZARD Garibaldi – Tuono Pettinato
Vi è piaciuto Noi credevamo? Bene. Avete fatto il tifo per il Presidente Napolitano, nel suo tour di inaugurazione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia? Bravi. Avvertite quel certo non so che al garrire del Tricolore, e non è un cancro al sistema nervoso? Stupendo.

Ma non credete alle malelingue: Garibaldi piacerà anche a voi. La prima prova sulla lunga distanza di Tuono Pettinato non delude e conferma tutti i punti di forza di un autore che forse non sa ancora quant’è bravo, altrimenti chiederebbe più soldi di quelli che in Italia gli editori sono disposti a pagare: olimpica levità nel volare alto, oltre le distese aride del già visto; impeccabile padronanza della materia parodiata, in questo caso quella storica; totale allergia a retorica, luogo comune, stupidità; lo sberleffo sublime e garbato ma sempre inappellabile all’autorità ottusa. Anzi, allo stesso Principio d’Autorità: Tuono è davvero il più galileiano degli autori di fumetto (e chissà che non c’entrino qualcosa anche i comuni natali pisani e un suo precedente lavoro sul fondatore della Scienza Moderna) e potete stare certi che lui dentro il canocchiale andrà sempre a darci un’occhiata.

E poi, quei suoi pupazzetti che sembrano benedetti da Carl Barks (“Va’, Tuono, e d’ora in poi non peccare più. Ma non smettere di fare fumetti, che quassù ho un sacco di tempo per leggere e con i tuoi rido un sacco.”).

Quanto ci manca Angese… per fortuna c’è Tuono, a dimostrare come sia possibile fare convivere umorismo, ironia, satira, critica sociale e puro divertimento, in un prodotto (esatto, un prodotto) che ridicolizza non soltanto l’amor di Patria retorico e astratto ingessato dalla tradizione ma soprattutto distinzioni come Alto/Basso, Colto/Rozzo, Ratigher/Ratigher.

4 BECCO GIALLO Fausto Coppi, l’uomo e il campione – Davide Pascutti
Un personaggio e una storia talmente italiani da mettere un sacco di problemi: dove cominciare a mettere le mani a un mito come quello di Coppi stando bene alla larga da retorica, didascalismo e soprattutto senza scoprire l’acqua calda, raccontando quello che è già stato raccontanto in ogni modo possibile per 70 anni? Forse anche altrove, ma sicuramente dove le ha messe Pascutti, davvero brillante in quest’occasione. Un disegno forte, asciutto, friulano (almeno, per quello che questo aggettivo evoca in chi è nato sotto il Po: rigore, disciplina, sobrietà) al servizio di un evidente scrupolo narrativo e di almeno una paio di begli intermezzi (tra tutti, Coppi e Bartali in versione “Sfida all’OK Corral”).

E prima che si metta in moto la macchina del fango: sì, Pascutti mi ha fatto omaggio di copia del libro con dedica. Effetto e non causa di quello che penso del suo lavoro.

Bravo, Davide: fare fumetti non basta, bisogna saperli fare con stile (è una citazione ma per capirla dovrete comprare il libro).

5 BLACK VELVET Sangue amaro – J. Abel & G. Soria & W. Pleece
Che bella commedia! Se siete cresciuti a pane e Dracula e di Anne Rice pensate “Si poteva osare di più ma da qualche parte bisognava cominciare”. Se provate un profondo disagio quando alla parola “vampiro” i vostri amici più giovani reagiscono con “Ah, come Twilight“. Se la straziante bellezza di Lasciami entrare vi ha affascinati ma anche stremati e per un po’ vorreste astenervi dalle emozioni forti ma senza rinunciare alla vostra dose di sangue e canini.

In tutti questi casi questo libro fa per voi.

Che in ambito indy Jessica Abel (Artbabe, Radio, La Perdida) fosse una brava autrice (leggasi alla francese) già si sapeva. Questa inedita vena noir e la disinvoltura con cui gestisce toni e tempi dell’intrattenimento (più o meno) di genere ce la rivelano anche grande professionista e fumettista senza aggettivi.

6 CANICOLA Barcazza – Francesco Cattani
Cattani è sintetico, mai ermetico. Cattani sa narrare i silenzi (facile citare i maestri: Eisner, Tezuka, Mœbius; ma quaggiù, sul pianeta Terra, in Italia… Pratt, Berardi, e poi?). Cattani è concentrato sull’attimo, sul gesto: quando si tratta di scegliere l’istante-che-racconta non sbaglia mai. Cattani sa disegnare, ma intendiamoci. Non nel senso del bel disegno solido e accademico, anche se tecnicamente Cattani di frecce al suo arco ne ha, ed è difficile negare a quelle linee sottili – e al ricamo di quei dettagli-che-narrano – una forte qualità estetica. Neppure in quello della solidità quasi ruspante e tutta artigianale di un autore che nel 2004 esordisce già imparato, con un controllo delle anatomie e un uso di composizione e inquadrature che nulla hanno dell’ingenuità dell’esordiente. Cattani sa disegnare perché restituisce a quest’attività – il disegno – una dignità artistica costantemente a rischio: vittima da un lato della banalizzazione e dei tempi di produzione di molta serialità (non tutta); dall’altro, di approcci al fumetto astratti e indifferenti alle esigenze di un linguaggio di cui il disegno è parte integrante anche (e – ahimé – soprattutto) quando è inadeguato. Volete sentirvi à la page, absolutely cool e never-so-trendy nei migliori festival di fumetto, senza rinunciare al rutto libero al vernissage della prima mostra italiana dell’unica fumettista transessuale nauruana? È semplice: distinguetevi con un semplice “Non so voi, ma a me piace Cattani”.

7 DOUBLE SHOT Don Zauker – Inferno e paradiso – Emiliano Pagani, Daniele Caluri
E bravo Pagani. Voi cosa direste a uno che in una storia divertente, incalzante, che ti prende e ti porta via sa mettere critica sociale, satira, anticlericalismo e forse anche militanza politica (basta intendersi so cos’è per voi)? Se anche non siete d’accordo con lui su tutto i complimenti glieli fate (e conosco almeno un paio di cattolicissimi lettori di Don Zauker che glieli hanno fatti di persona). Quindi: e bravo Pagani. Che poi Caluri sia un ottimo disegnatore non guasta ma perché ripeterlo? Metà della sua bravura sta nel non distrarci, nel non chiederci di smettere di leggere per accorgerci di quanto è abile nel prendere per la mano (ho detto “per la mano”, maiali) il lettore e condurlo dove vuole lui. L’altra metà sta in un disegno di impostazione tradizionale ma freschissimo, realistico ma aperto al grottesco e al comico, rapido ed efficace ma con i peli del naso (ebbasta, ho detto “del naso”!) tutti al posto giusto, come si dice elegantemente quando un disegnatore non lesina i dettagli. Se la pensate diversamente, potete andare a farvi benedire (ho detto “benedire”, malfidati). Indovinate da chi…

8 COCONINO Yeti – Alessandro Tota
C’è continuità ma anche una bella differenza tra i precedenti lavori di Alessandro Tota e Yeti. Non nella qualità della narrazione o nell’efficacia del disegno, già evidenti nelle storie brevi su Canicola, o nell’ottimo Fratelli (apparso nell’antologia Gli intrusi e di prossima riproposta in un volume omonimo). È una differenza di autonomia narrativa. Prima poteva esserci il dubbio: un autore giovane e già bravo che fa scelte narrative a elevato rischio di ripetitività e di solipsismo. Perché di fumetti autobiografici o “real-life comics” davvero non se ne può più e viene da chiedersi se davvero l’orizzonte di chi li pratica si esaurisca in disavventure amorose, viaggi in Inter Rail o problemi esistenzial-generazionali. Elementi con cui è naturalmente possibile raccontare belle storie, e farlo anche bene (per questo Blankets ha fatto tanti danni). Adesso il dubbio non c’è più. Tota è un autore dotato di una propria autonomia, certamente consapevole – interviste e blog personale alla mano – della differenza che c’è tra tramandare ai posteri minuziose descrizioni del proprio ombelico e un’opera di narrativa con elementi autobiografici, capace di esprimere una poetica dell’emarginazione essenziale ma sincera per mezzo di una storia lineare e di gradevole lettura. Inoltre, la possibilità di lavorare con i semplici, efficaci e rilassanti colori di Yeti ha giovato al disegno, che si è fatto più morbido, pulito ed espressivo. Ma tagliamo corto e cerchiamo di dire qualcosa di sufficientemente sempliciotto e gratuito, che alle parole “critica fumettistica” la mano corre alla Luger: Yeti è bellissimo.

Giètz!9 TUNUÈ Gietz! – Andrea Campanella, Hannes Pasqualini
Una tipica critica positiva a lavori come Giètz!, con un ambientazione non troppo lontana dal presente e molto precisa (il jazz e i jazzisti italiani nel dopoguerra), di solito suona più o meno così: “Cattura splendidamente [o altro avverbio elogiativo] lo spirito dell’epoca.” Non bisognerebbe mai cedere troppo facilmente alle frasi fatte e trovare sempre il proprio modo di esprimere idee e concetti. Ma il primo motivo per cui i luoghi comuni e i cliché esistono è che spesso sono veri, e sicuramente sono comodi (il motivo per cui si perpetuano è invece la mancanza di fantasia e la facilità con cui i pregiudizi ci permettono di avere delle opinioni senza sforzarci troppo, ma il discorso si farebbe lungo, meglio fermarsi qui). Rischio quindi l’accusa di pigrizia culturale ma non saprei dire niente di più adatto (e di meglio) sul libro di Campanella e Pasqualini: documentazione, precisione ed evidente adesione emotiva da parte degli autori ne fanno un documento ma anche un bel momento di narrativa, efficacissimo nel restituire l’atmosfera e lo spirito di quegli anni.

10 PANINI 100% Cult Comics: Kick Ass 1-2 – Mark Millar, John Romita jr
Okay, è modaiolo e molto, molto furbo, come quasi tutte le cose di Mark Millar. Che spinge sul pedale della violenza e dell’effettaccio verbale e visivo, con effetti ultra- (nel senso letterale di “al di là”) grotteschi che alzano decisamente il livello di controversia di Wanted. Infine, ci hanno fatto un film (anatema!). Ma (nell’ordine): 1. che male c’è? 2. è un “page-turner” come pochi (insomma, si fa leggere che è un piacere, e voi ne volete sempre di più). 3. è divertentissimo. Ma tre motivi sono uno spreco e basterebbe questo: disegna John Romita Jr.

MENZIONI SPECIALI

1 MAGIC PRESS Playboy’s little Annie Fanny n.1 1962-1970 – Kurtzman e vari
Qualsiasi cosa di Kurtzman, in qualsiasi momento, comunque. E se non potrà essere di più ce lo faremo bastare.

2 CONIGLIO EDITORE Il mondo dei Ronfi – Adriano Carnevali
Adriano Carnevali è uno degli unsung heroes del fumetto umoristico italiano, quello più raffinato e colto, che non sacrifica mai intelligenza e arguzia a leggibilità, immediatezza e divertimento. I suoi Ronfi sono un mito generazionale dritto dritto dalla pagine del Corriere dei Piccoli (chiedere per credere; ai Super Amici, per esempio, Ratigher e Tuono Pettinato in testa) e questa riproposta porta finalmente in libreria un fumetto brillante, spiritoso e deliziosamente disegnato. E adesso andiamo avanti: siamo stanchi di scaricarci La Contea di Colbrino dal sito dell’autore (e poi sono poche storie, uffa…).

3 PLANETA DE AGOSTINI Creepy 2 di Archie Goodwin, Alex Toth
Archie Goodwin, “the nicest guy in comics”, è stato forse il primo editor moderno del fumetto USA, con una carriera (1962-1998) che ha coperto e segnato quattro decenni fondamentali, i Syndicates più importanti e tutte le maggiori case editrici (Warren, DC, Marvel). Sceneggiatore abile e assai stimato, dagli standard culturali inediti per l’epoca e per il settore, fu tra i primi a traghettare il fumetto USA verso l’età adulta e il rinnovamento degli anni Ottanta, di cui fu un protagonista fondamentale (basti ricordare, per la Marvel, le serie Epic Illustrated e Marvel Graphic Novel), senza mai dimenticare le ragioni dell’intrattenimento e dell’avventura classica. Alex Toth è stato per quasi 60 anni sinonimo di eccellenza, un disegnatore per disegnatori apprezzato e rispettato incondizionatamente. È uno dei massimi esempi di sintesi ed eleganza del fumetto, con pochi possibili termini di paragone (Caniff, Hergé, Mœbius). Raramente in una pagina a fumetti si è reso tanto con così “poco”.

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9 Risposte to “Un po’ di Tops”

  1. Alessandro Says:

    Ciao Andrea,
    mi fa molto piacere leggere un tuo commento così favorevole su Logicomix: ero rimasto un po’ dispiaciuto, infatti, che nella top 10 de Lo spazio Bianco questa fantastica opera non avesse trovato un posto. Concordo con le tue osservazioni, comprese quelle sulla stupida dicotomia fra scienze e letteratura che affligge il nostro paese (come se, fra gli altri, Primo Levi, Calvino e Gadda non avessero insegnato nulla..). Aggiungo che, personalmente, ho apprezzato molto che una protagonista di Logicomix fosse le passione: temo che molti non immaginino neppure quanto questo forte sentimento possa catturare uno scienziato! Ne ho scritto anche sul mio blog ( http://chemako-comics.blogspot.com/2010/10/la-logica-e-le-passioni.html ).
    Ti saluto
    Alessandro

    PS: mi ha entusiasmato molto una tua conferenza di un anno e mezzo fa a Fiume Veneto, organizzata dal comune amico Andrea Alberghini, su Eisner e la figura dell’ebreo.

  2. Luca Says:

    Ciao Andrea,
    se ricordo bene gli anni passati su Lo Spazio Bianco si potevano consultare anche i commenti opera per opera degli altri membri della giuria. Non li ho trovati. Sono stati messi online? Grazie ancora della dritta su Valter Buio.
    Ciao.
    Luca

  3. Andrea Plazzi Says:

    @Alessandro: grazie per le belle parole e per la segnalazione del tuo post, molto più approfondito e – poteva essere diversamente? – appassionato della mia veloce segnalazione. E per avere apprezzato uno di quegli incontri a cui non so dire di no, quando me li propongono (come rinunciare a parlare di Eisner) ma che sono sempre a rischio di solipsismo e sul cui sfondo aleggia sempre il dubbio “Sto parlando a qualcun altro, oltre che a me?”

    @Luca: credo che quest’anno il numero dei contributi (e sicuramente la loro lunghezza, se sono tutti anche solo la metà dei miei) abbia reso proibitiva la cosa.
    E ovviamente VB forever (scusate l’entusiasmo naif).

  4. Luigi Siviero Says:

    Io ho capito che le motivazioni dei singoli votanti saranno messe in rete nei prossimi giorni.

  5. Luca Says:

    @Luigi: Grazie, Luigi. Sono curiosissimo di leggerle.

    @Andrea:
    Il Creepy de La Planeta contiene solamente materiale di Toth?

    Su Kick-Ass sono meno generoso di te, pur apprezzando Millar di solito. Per fortuna ai disegni c’é Romita Jr. che si vede sempre molto volentieri.

  6. andrea Says:

    grazie Andrea :-)

  7. smoky man Says:

    Ciao Andrea, ottimo listone e che… motivazioni lunghe lunghe :)
    Le mie le trovi sul mio blog. Molto più brevi! :)

    Credo che cmq le singole motivazioni saranno su LSB presto.

    saluti sardi smok!

  8. Nicola D'Agostino Says:

    Non si è piazzato nemmeno all’ultimo posto ma -in quanto supervisore dell’edizione italiana- non posso che ringraziarti per le lodi che tessi di “Sangue amaro” (e non solo per quello). :)

    nda

  9. Yepi 6 Says:

    This post is in fact a pleasant one it helps new web viewers,
    who are wishing for blogging.

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