“Nei miei occhi” – Elogio e disclaimer

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Bastien Vivès, classe 1984, è un bel talento di cui si sottolinea sempre “la giovanissima età” (cosa che una volta si diceva di persone con diversi anni anni meno di lui; ma in effetti è certamente giovane e chissà per quanto tempo continueranno a chiamarlo così; Giuseppe Palumbo, classe 1964, ha smesso di essere “un nuovo talento del fumetto italiano” da… vediamo… cinque o sei anni?). L’esordio italiano era stato neanche due anni fa con Il gusto del cloro e questa traduzione di Dans mes yeux esce ora per (quasi) lo stesso editore, la Black Velvet del nuovo corso Giunti. Nel frattempo Vivès è stato coccolatissimo da Animals, che ci ha permesso di ingannare l’attesa con le sue più agili, vecchie e nuove produzioni blogghesche, che il talento di cui sopra l’hanno confermato al 100%: Bastien Vivès è un autore già grande da molti punti di vista e interessante da tutti.
È un disegnatore dotatissimo, che nasce solido e “imparato”, con padronanza totale – per esempio – delle personalissime anatomie; senza soverchie preoccupazioni di tecnica (disegna al tratto, con uno o più colori a mano o photoshoppati, con matite colorate come in Nei miei occhi); in possesso di uno stile rapido e fresco, parente stretto del bozzetto e originale, pur nella trasparenza dei riferimenti (tra cui per sua ammissione c’è da sempre Gipi).
È un regista persino migliore: lasciando stare i santi (Eisner, Pratt, Muñoz e compagnia) non è facile trovare fanti – o autori – anche di lungo corso a loro agio e con la stessa sicurezza con ogni tipo di inquadratura; e in particolare – come in Nei miei occhi – con le sottigliezze della soggettiva, di cui Vivès dimostra una stupefacente comprensione istintiva; e certamente non conosco autori che dopo pochi anni di attività abbiano mai dimostrato una frazione della capacità di Vivès di condurre con tanta sicurezza l’occhio del lettore dove e quando vuole lui.
Il Vivès narratore – nel senso delle scelte tematiche – è forse quello che più dimostra gli anni che ha e anche qualcuno di meno: pur con dialoghi assai belli e sintetici, dalla tremebonda vicenda di Nei miei occhi cola forse ancora un po’ troppa melassa (il protagonista, dal cui esclusivo punto di vista il lettore segue la storia, conosce una ragazza di cui è chiaro che si innamora; lei no). Con Il gusto del cloro ci era andata un po’ meglio, complice l’ambientazione prevalentemente in piscina, dove le storie d’amore inespresse devono fare a meno delle parole e gli sguardi sono appannati.
Non c’è naturalmente niente di male in queste trame estremamente sentimentali e molti lettori apprezzeranno la sensibilità con cui Vivès ritrae il nascere di un’emozione e il suo potenziale esplodere in ogni direzione, compreso il muro contro cui andrà a sbattere. E probabilmente un numero ancora maggiore apprezzerà il suo adattamento di Tre metri sopra il cielo (così vedremo se in Italia è possibile che  un libro a fumetti venda bene, ma bene davvero).
Non posso però fare a meno di pensare che una così forte connotazione anagrafica (o, se vogliamo, generazionale) sia un limite eccessivo per un autore con questi mezzi espressivi (avevo scritto “con queste potenzialità” ma Vivès le sue potenzialità ha cominciato a realizzarle da subito).

© 2010 Bastien Vivès / Black Velvet

Dialoghi belli e sintetici, dicevamo, estremamente abili nel riprendere l’immediatezza del parlato. Questo anche grazie alla buona traduzione, cosa delicata vista la minore elasticità dell'”italiano del fumetto” (espressione che uso costantemente dopo averla sentita in alcune lezioni del linguista Mirko Tavosanis) nell’esprimere registri colloquiali.
Ci è riuscito bene il traduttore Fabrizio Iacona, che ringrazio insieme alla casa editrice: la traduzione è avvenuta infatti a opera sua durante un workshop tenuto a Bologna a chiusura dell’edizione 2008-2009 del corso di Editoria per il Fumetto e la Traduzione, da me organizzato e diretto in collaborazione con lo studio grafico RAM di Bologna.
Per una svista, all’interno del volume la traduzione è accreditata a “Fabrizio Iacona – Andrea Plazzi” ma – lo ripeto – si tratta di un errore: pur avendo revisionato il testo secondo quanto la buona pratica redazionale imporrebbe senza eccezioni (e che la qualità a picco dei volumi in traduzione degli ultimi anni denuncia come sempre più assente), l’editing effettivo si è mantenuto ampiamente al di sotto dei minimi sindacali per un testo da avviare al lettering e non si configura in alcun modo come co-traduzione (altro malcostume ampiamente praticato).

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Una Risposta to ““Nei miei occhi” – Elogio e disclaimer”

  1. alberto choukhadarian Says:

    solo per dire che in polina, il lavoro più recente di bastien, quegli stessi mezzi espressivi si affrancano (definitivamente?) dalle atmosfere agro-dolci dei libri precedenti (e forse ancor più presenti in holliwood jan e elle(s)).
    almeno imho ;). per esplodere negli assordanti silenzi emotivi di cui quest’autore è sì giovine maestro.
    auspico una pronta traduzione anche di questo. ma forse si era capito! ;).

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