Molto meglio Arnoldo Foà

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Poco ma sicuro. Ma bisogna adattarsi. Vediamo perché.
Lettering fatto a macchina è il titolo un po’ buffo (di cui sono moralmente debitore – o creditore? – a Massimo Semerano) di un incontro a cui ho partecipato nei giorni scorsi a Lucca. Insieme a Marco Ficarra dello studio RAM abbiamo presentato un software per l’automazione di una parte rilevante della procedura di lettering di fumetti al computer, come normalmente viene svolta ormai da una quindicina d’anni.
Per la precisione, il nostro applicativo automatizza completamente il fatidico, noioso e a volte davvero estenuante copia & incolla dal file contenente i testi ai “text box” predisposti dal letterista in corrispondenza di balloon e didascalie (sto semplificando un po’ ma gli interessati intuiranno i dettagli, e probabilmente i non interessati hanno già smesso di leggere). Questa parte può incidere fino al 90% sul tempo complessivo necessario per il lettering e raramente scende sotto il 50%.
È quindi chiaro il vantaggio di un simile programma, che sostanzialmente la azzera (nel senso di circa un secondo a pagina contro un paio di minuti, a volte di più; un risparmio, quindi, superiore al 99%).

Il “nostro” di cui sopra – effetti di legge a parte – significa che insieme a Marco e ad alcuni bravi softwaristi ho partecipato allo sviluppo di questo strumento. Non sono un grafico e non mi intendo particolarmente di font (i caratteri digitali che permettono di riprodurre a schermo una varietà pressoché illimitata di stili tipografici), uno degli argomenti più complessi e raffinati della computer grafica. Di queste cose l’esperto è Marco, che le insegna anche all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Io mi sono limitato a seguire il lavoro degli sviluppatori, con cui ho discusso qualche dettaglio dell’architettura software, dell’interfaccia (poca roba, perché sono stati molto in gamba da subito), i formati di testo – molto semplici – riconosciuti dal programma e le modalità di configurazione dei font (scelta, corpo, interlinea, giustificazione etc.). Poca roba ma molto divertente, con cui ho ho rispolverato un paio di vite professionali passate.

Chi non era a Lucca potrà farsi un’idea del funzionamento del programma (nome in codice, “Letterator”; avete di meglio? Vi prego…) e  di quello che fa guardando il video qua sopra, dove la voce narrante descrive passo dopo passo una sessione di lettering.
Arnoldo Foà era occupato nel suo Neverending Tour così la voce è la mia.
Ma il programma funziona, giuro.

Al momento di andare in macchina, apprendo che la dicitura “softwaristi” mi data inesorabilmente. Sinonimi oggi accettabili e che vi permetteranno di essere ammessi al Linux Day più vicino a casa vostra, o di non sfigurare nelle discussioni sulla cultura “Open”, sono i seguenti: “programmatori” (e fin qui va bene) o ancor meglio “dev”, per “developers” (e qui mi arrendo).

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Una Risposta to “Molto meglio Arnoldo Foà”

  1. Frieda Says:

    Anche “sviluppatori” è ok ;-)

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