Splendori Americani

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Come capita spesso, oggi la notizia del giorno arriva da afNews. Faccio passare un po’ di tempo. Non la chiamerei elaborazione del lutto, devo solo abituarmi all’idea.
Risalgo a una delle fonti originali, poi ne cerco una, due, tre altre. Leggo tutto, senza aggiungere molto alla cronaca: è morto Harvey Pekar.

Non ho più di una ventina di minuti per questo post ed è assolutamente impossibile che riesca a dare un’idea di chi fosse Harvey Pekar e quale sia (verbo al presente) il suo posto nella cultura americana degli ultimi 40 anni. Soprattutto quella a fumetti ma stavolta stare a specificarlo sa proprio di piccineria, di sciocco, infantile, mai così giustificato orgoglio di parte.

Non spreco tempo e indignazione per un fatto che è sorprendente anche solo statisticamente: ai fini pratici, Harvey Pekar è inedito nel nostro paese (questa edizione passata quasi inosservata è di due anni fa e non cambia granché; e questo, anch’esso recentissimo, non è un suo lavoro tipico).

Davvero non so come sia possibile una cosa del genere.

L’aneddotica su Pekar è sterminata. Ma basti una sola cosa: per lui disegnava Robert Crumb (a quanto mi risulta, l’unico altro che può dire una cosa del genere è Aleksandar Zograf) e corrono voci di una sua certa soggezione artistica. Sua di Crumb.

Su di lui troverete iperboli a non finire, a cui aggiungo le mie: il Chekhov dell’Ohio, il Bukowski della Middle Class, il Balzac delle periferie urbane. Fanno un po’ ridere e sono tutte inadeguate. D’altra parte qua ci sono di mezzo la Vita e la Poesia. Voi che fareste con 20 minuti per un post su François Villon, Arthur Rimbaud, Alda Merini, Dino Campana e Piero Ciampi, tutti insieme? Sto semplificando cedendo alle frasi a effetto ma ho un alibi: non sono un critico. E non semplifico più di frasi come “la vera arte nasce dal dolore”, una delle iperboli di cui sopra.

Nessuno come Harvey Pekar ha incarnato l’America vera e profonda. Il suo American Splendor è l’unica, grande saga a fumetti della letteratura americana, un documento indispensabile – storia dopo storia, serie dopo serie – per leggere un paese (una cultura?) centrale per la storia recente, al fuori dalla deformazione stereotipizzante dei media, dell’industria culturale e dello show business.

Qui (scusate, non riesco a integrare il codice del video) è lui al 100%.

Pekar è molto caro al mio amico Stefano Gaudiano, che di Pekar custodisce un piccolo segreto. Stefano, ti va di dircelo?

Infine, Pekar era del 1939: come Magnus, Mœbius, Fabrizio De André e altra gente interessante (di Magnus e Mœbius lo sapevo a memoria; lascio a voi qualche ricerchina un po’ frivola: in rete ci sono un sacco di strumenti). Non penso che le coincidenze significhino granché (sorry, Mister Jung), preferirei non sentire nominare la parola “numerologia”, e nel 1939 sono nati sicuramente un bel po’ di gaglioffi o anche solo di soggetti noiosi. Volevo dire di stare un po’ su: non è che in quell’anno abbiano soltanto invaso la Polonia.

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9 Risposte to “Splendori Americani”

  1. Luca Says:

    Accidenti, lo seguivo e lo apprezzavo come te da quasi vent’anni! Un genio misconosciuto (almeno in Italia) della cultura. Apprezzavo dei suoi lavori l’onestà intelletuale, la passione e la sensibilità umana. Lo hai mai conosciuto di persona?

  2. Andrea Plazzi Says:

    L’ho visto una volta, rapidamente, senza parlarci (forse non ci saremmo riusciti: il mio inglese era insufficiente e il suo arduo anche per molti nativi…), in una libreria. Una grande presenza, esattamente come appare in video.

  3. Ancora su Harvey Pekar Says:

    […] per chi si occupa di storia degli USA, era importante. Click qui per leggerne nel sito di Boschi, click qui per leggerne nel sito di Plazzi. Il resto lo troverete facilmente usando motori di ricerca. // […]

  4. Valerio Stivé Says:

    Andrea, il ricordo di Pekar è il migliore che ho letto in giro, perché carico anche di un po’ di “incazzatura”, magari un po’ degna del buon Harvey, per come fosse misconosciuto e mai abbastanza apprezzato. Sono rimasto molto commosso, perché ha insegnato molto al fumetto e con le sue piccole storie era diventato amico di chi lo leggeva.

  5. Luca Says:

    I discorsi sviluppati negli ultimi trent’anni sulla maturità del fumetto, sui romanzi grafici etc etc a volte tradiscono un po’ d’intellettualismo che crea aspettative spessisimo disattese dalla produzione piu’ o meno indipendente. Invece, Pekar riusciva a centrare il bersaglio senza problemi del genere.

  6. Luigi Bicco Says:

    Sono, purtroppo, quasi sicuro che ora che questa grande personalità ci ha lasciato, qualcuno prenderà a stampare qualcosa di suo. Magari qualche grossa casa editrice che con i fumetti centra poco o nulla.
    Andrea, grazie per il piccolo ricordo di Pekar. Sono arrivato qui dal sito di Luca Boschi e, come dicevo anche a lui, ho sempre sentito parlare un gran bene di questo autore senza purtroppo aver mai letto nulla.
    Del volume della Planeta avevo sentito parlare ma non l’ho nemmeno mai visto.

  7. Andrea Plazzi Says:

    Ciao Luigi,
    è bello sapere che un così grande autore riesce a interessare anche chi in realtà non lo conosce ancora.
    Capisco l’amarezza per lo sport nazionale (scoprire i meriti altrui a babbo morto) ma naturalmente non ci sarebbe niente di male in future, buone edizioni di lavori di Harvey Pekar, ben distribuite e alla portata di tutti. Non so se le vedremo ma non penso che ci siano colpe specifiche da distribuire (e non vorrei rischiare il qualunquismo insistendo su questo o quel tratto del carattere nazionale): l’incredulità che esprimo nel post è semplicemente tale, senza nessun particolare sarcasmo.

  8. Luigi Bicco Says:

    Avevo capito i tuoi intenti, Andrea.
    Anch’io non vorrei fare del qualunquismo, ma nelle nostre
    librerie di varia e nelle nostre edicole sono ormai presenti
    anche le avventure delle Citronelle contro Mastro Lindo :)
    Tonnellate di carta stampata. Mi chiedo quanto sarebbe costato
    avere un occhio di riguardo per un autore così discusso e per la
    sua opera che è anche valsa un film (non che questo sia
    sinonimo di qualità, anzi). O forse sono male informato io
    e magari ci sono problemi legati a diritti e cose del genere.

    In ogni caso, fossero anche le edizioni del delfino curioso,
    speriamo che qualcuno possa stampare presto qualcosa
    di questo autore.

  9. Addio a Harvey Pekar, maestro del fumetto indipendente Says:

    […] come fa notare Andrea Plazzi in Italia di Pekar sono state editi solo una raccolta di American Splendor e un libro poco […]

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