[R]esistenza cartacea

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Settimana più settimana meno, questo blog compie un anno e un cambio di testata è l’ideale per festeggiare e verificare che siamo ancora qua.
La nuova testata è di Paper Resistance, a cui dedichiamo questo post e il prossimo, con un’intervista realizzata da Francesca
.

L’altro post
Paper Resistance: macchinazioni

Skull

Paper Resistance è un distillato di disegno.
Se non siete certi di conoscerlo ma neppure vi è nuovo, potreste esservi imbattuti nei suoi adesivi attaccati a muri e a pali della luce, in flyer per concerti o mostre. Ha anche pubblicato su carta (nomen, omen), soprattutto sulla rivista Inguine, e per il resto, e per ora, in circuiti abbastanza ristretti. Potete cercare le sue cose nelle librerie che propongono la piccola editoria indipendente (in grassetto ma non tra virgolette).

Un’immagine disegnata può significare qualcosa, al di là dei segni che la compongono, della dimensione estetica e di un’eventuale funzione decorativa, per quanto gradevole. Non è ncessariamente così, e immagino che esistano immagini che possono essere considerate “belle in sé” ma non saprei fare esempi ovvi, che sarebbero comunque di origine matematico-geometrica, o astratti (come l’arte frattale, che da diversi anni non sembra però fornire ispirazione significativa): il tipo di immagine che frequento maggiormente e che conosco meglio – quella legata al fumetto, alla grafica o all’illustrazione – per sua natura o scopo cerca di raccontare una storia, o di spiegare qualcosa.

La funzione narrativa del disegno è valorizzata al massimo dal fumetto “che non fallisce”, per dirla con Magnus. Cioè da una storia la cui regia si realizza per il tramite di disegni a essa funzionali e dall’esecuzione corretta, ma – ricorrendo ancora all’immaginifico lessico magnusiano – non “ingombranti”: per un disegnatore di fumetti disegnare “troppo bene” può essere un problema (“da che pulpito…” verrebbe da dire; ma non divaghiamo).
A sua volta, e a suo modo, l’illustratore “che non fallisce” ha la possibilità di realizzare un piccolo e diverso miracolo: raccontare con singole immagini, e senza parole.

In questi Anni Zero in via d’esaurimento non conosco autore che raggiunga questo tipo di sintesi più di Paper Resistance: una sintesi grafica in cui un segno essenziale, privo di elementi non strettamente necessari alla rappresentazione del soggetto, realizza una sintesi narrativa che racconta con forza. Un naturalismo grafico che non sembra avere ascendenti immediati e la cui feroce asetticità ha forse come unico paragone possibile il grande Massimo Bucchi (cioè un grafico, una persona il cui lavoro – tra le altre cose – è dire più cose possibile con meno segni possibile).

Un distillato di disegno.

Nel primo dizionario online di sinonimi trovato con Google, leggo: “DISTILLATO: concentrato, quintessenza, summa”.
Aggiungerei: Paper Resistance.

(Andrea Plazzi)

fingerprint1
INTERVISTA A PAPER RESISTANCE

Raccolta a Bologna nell’ottobre 2008

Ripercorrendo la tua attività di questi anni è inevitabile parlare di Inguine. Come si è sviluppato questo progetto e che significato ha avuto per te?
Ci sono dentro dall’inizio: dal 2001 quando è nato il collettivo, e dal 2003 con la rivista dove ho iniziato a pubblicare. Si può dire che prima di Inguine non disegnassi perché è solo dal 2001 che ho iniziato ad applicarmi molto di più nel disegno.
Inguine Mah!, la rivista, ha iniziato a uscire nel 2003: ormai sono cinque anni che esce regolarmente in libreria. Prima era un trimestrale di 48 pagine stampato da Coniglio Editore, poi per qualche numero è stato stampato da Fernandel e adesso lavoriamo con Comma 22: è cambiato nelle dimensioni, visto che è diventato un librone con cadenza annuale con oltre 200 pagine…

Fastfood

I tuoi primi lavori?
Le prime cose che ho fatto sono state le figurine. Riprendevo dei personaggi, li ridisegnavo e sotto scrivevo una sorta di piccola bio. Le usavo anche come stickers e, col senno di poi, credo che abbiano avuto una buona risonanza. I personaggi erano musicisti, produttori, ciclisti, calciatori… attrici sparite, terroriste, kamikaze, personaggi che per un motivo o per l’altro mi sembravano interessanti. Da lì sono partito con l’utilizzo di immagine e testo. Anche se in quel caso avevano più un valore iconico che narrativo.

Hai fatto studi accademici?
No, sono completamente autodidatta anche dal punto di vista della tecnica. Non riesco a disegnare nel senso comunemente inteso. Faccio una specie di campionamento disegnato di quello che mi interessa. Per cui recupero delle immagini, le assemblo, le disegno e poi riassemblo tutto al computer. Non ho mai voluto che il fatto di non essere un manico nel disegno diventasse un limite.
Comunque il computer entra solo alla fine del processo. Io uso sempre matita e pennelli per la parte manuale e il computer è solo un mezzo che cerco di usare in maniera non artificiosa, per questo per esempio non inserisco sfumature. Cerco di essere più semplice e lineare possibile.

La tua attività di disegnatore si intreccia con quella di curatore e ideatore di riviste, libri e collane. Per esempio sei curatore di 25 disegni, di cui sono già usciti quattro volumi. Uno di questi è dedicato a disegni tuoi e di Squaz: ce ne parli?
I volumi sono curati da me insieme a Modo Infoshop, una libreria di Bologna, e Donna Bavosa. Il primo volume era dedicato a Ericailcane e Blu, che allora erano alla prima pubblicazione. Nel secondo c’eravamo Squaz e io ed è stato un lavoro molto divertente perché da una parte disegnavo e dall’altro producevo un lavoro mio, o per lo meno mio al 50%.
Dei 25 disegni credo sia interessante la formula del libro diviso in due, a metà per ciascun autore.
E dove ci sono due stili completamente diversi nella realizzazione delle illustrazioni, si riesce sempre alla fine ad avere una certa omogeneità nel prodotto e nella forma. Autoproducendolo poi, riusciamo a mantenere sempre un prezzo piuttosto basso (5 euro) per un prodotto qualitativamente degno (se non altro nella fattura) e credo che di questo la gente si accorga, visto che nei nostri banchetti è sempre il best seller. Siamo addirittura arrivati a ristampare dei titoli, il che per una pubblicazione autoprodotta è un ottimo risultato.
Il quarto 25 disegni è uscito da poco e contiene i disegni di Dem e Rekal, due ragazzi che vengono dal mondo dei graffiti. Hanno dipinto molto sia in Italia che all’estero ma credo che il meglio debba ancora venire, nel senso che vedo il loro stile crescere in maniera esponenziale lavoro dopo lavoro. Entrambi hanno segni molto originali e anche per loro è la prima volta alle prese con una pubblicazione cartacea.
Per questo volume hanno seguito un filo conduttore diciamo botanico, che si collega al tema degli alberi e della vegetazione.

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Se dovessi chiedere a qualcuno di scrivere una storia da disegnare a fumetti, che storia sarebbe? Come potrebbe essere una storia a fumetti di Paper Resistance, che ancora non ne ha fatte?
Ho cominciato a disegnare perché leggevo i fumetti ma non ne faccio, non per ora almeno.
Però se mi capitasse l’occasione, cercherei di raccontare una storia che parla del quotidiano, magari sviluppata in modo un po’ onirico e visionario. Partirei dal reale, dall’attuale o dal passato recentissimo per vederlo sotto un altro punto di vista.
Sul piano narrativo mi piace molto Baronciani. Credo che sia uno dei pochi nomi realmente nuovi del fumetto italiano emersi negli ultimi dieci anni. Tanto per cominciare, ha uno stile grafico notevole, molto personale e riconoscibile. Poi mi piace come tratta il testo: ha un modo di scrivere molto minimale che non coincide con il romanzo a fumetti. La sua è più una forma di poesia a fumetti. Tutti questi elementi messi insieme, danno un valore aggiunto nel suo lavoro, un valore che che potremmo chiamare “originalità”.
Con Alessandro abbiamo già avuto modo di lavorare insieme. Un po’ di anni fa avevamo curato, noi due e Ratigher, IPUNK, una raccolta a fumetti sull’hardcore/punk italiano. Poi c’è stato anche il suo 25 disegni. Quello che succederà domani, questo non lo so, ma se non c’è due senza tre, magari ci ritroveremo con le mani in pasta su qualcos’altro…

(Francesca Faruolo)

La rabbia

Paper Resistance in rete
Paper Resistance website
Security First – Mostra al Ram Hotel
Inguine Mah! – rivista

Tutte le illustrazioni di Paper Resistance a corredo di questo post sono rilasciati con licenza Creative Commons per poterne consentire la diffusione e la condivisione da parte dei lettori a fini non commerciali e riportandone l’origine.

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