Palumbo: Eterna Artemisia

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Eterna Artemisia di Giuseppe Palumbo, Ed. Comma 22 - 2008

"Eterna Artemisia" di Giuseppe Palumbo, Ed. Comma 22 - 2008

Invitato a realizzare una storia a fumetti per la mostra “Caterina e Maria dei Medici: donne al potere”, Giuseppe Palumbo ha creato Eterna Artemisia, personale elaborazione della leggenda di Artemisia già rievocata nei 15 arazzi del XVII secolo che rappresentano il nucleo centrale dell’esposizione.
Palumbo è risalito alle radici ancestrali del mito, collegando Artemisia alla dea greca Artemide che nella città di Efeso, e in generale nelle regioni mediterranee, era derivata dal più antico culto della Grande Madre.
Seguendo questa traccia ha quindi immaginato un racconto ambientato in un futuro distopico dove tra echi di antiche civiltà del Mediterraneo e scontri mitologici rievocati da visioni (Artemisia è anche il nome botanico della pianta da cui è ricavato l’assenzio) Artemisia riscatterà l’”eterno principio femminile” oppresso dal potere maschile.

Di Artemide, oltre al tempio di Efeso, sopravvive ancora l’emblema che le è appartenuto: una falce di luna, oggi anche simbolo del mondo islamico. Questa associazione può sembrare bizzarra ma la storia, si sa, intreccia i propri fili unendo civiltà e culture apparentemente lontane. Se c’è chi tenta di ripulire le origini tagliando le trame, altri sono pronti a ricucirle, portando alla luce un antico arazzo, o magari un fumetto.

Le tavole di Eterna Artemisia saranno collocate in un’apposita sezione della mostra che aprirà a Palazzo Strozzi il 24 ottobre. I disegni saranno proposti nella versione precedente il montaggio al computer, senza balloon e vignette: scelta sicuramente appropriata che farà apprezzare al meglio la bellezza delle immagini, basate su quel “bianco e nero ottenuto dal contrasto” di cui si è già parlato su questo blog.

(Francesca Faruolo)

INTERVISTA A GIUSEPPE PALUMBO
Raccolta nel giugno 2008

"Bevi e risvegliati" - pag. 24

Perché l’idea di un fumetto sulla leggenda di Artemisia?
Il direttore di Palazzo Strozzi, James Bradburne, si è fatto l’idea che Caterina de’ Medici prima di addormentarsi leggesse i fumetti, perché aveva attorno a sé nella sua camera da letto una serie di arazzi che raccontavano una storia in sequenza. E in effetti, se pensi che per realizzarli c’è stato qualcuno che ha scritto dei testi, un altro che ha fatto le matite e un altro che ha intessuto… alla fine ci siamo quasi. Quindi la sua idea mi ha affascinato immediatamente. A Bradburne interessava che io reinterpretassi ancora una volta il mito contenuto in questi arazzi per dare l’idea che questa storia potesse continuare. Per il resto ho avuto carta bianca. Gli arazzi di Caterina de’ Medici raffigurano le Storie di Artemisia.

Come prende vita la leggenda di questa regina e quali sono state le tue fonti?
Secondo il mito Artemisia era una regina reggente, moglie di Mausolo, e a lei si deve la costruzione del famoso “mausoleo” dopo la morte del marito. Già nell’antichità c’è stata una confusione tra due regine di nome Artemisia vissute più o meno entrambe in Asia Minore. Artemisia diventò così l’insieme di più figure storiche e questo fece nascere il mito. La prima di queste regine aveva combattuto a Salamina nell’esercito di Serse dimostrando delle incredibili doti da guerriera. Durante la battaglia, per esempio, vedendosi circondata dal nemico aveva attaccato un altro satrapo per deviare da sé l’attacco dei greci e Serse se ne accorse perché stava in alto a guardare la battaglia. Questa Artemisia era quindi una fine stratega. Boccaccio parla del mito di Artemisia nel suo De Mulieribus Illustribus.

Dove finisce il mito e dove inizia la tua immaginazione?
Bradburne mi chiedeva di rinnovare questo pastiche leggendario aggiornando il suo meccanismo mitopoietico. Ho quindi scritto la mia storia partendo dal fatto che il nome “Artemisia” deriva da Artemide, divinità greca che a sua volta riconduce al culto della Grande Madre. Ho voluto così proiettare la figura di Artemisia dalla preistoria, in cui ha avuto origine il mito, a un futuro possibile in cui è ambientato il mio racconto. Ho scoperto lungo il percorso che distopie come quella che descrivo erano già state immaginate e sviluppate proprio con delle teorie alla fine dell’Ottocento. C’era per esempio uno studioso francese che proponeva per le donne una sorta di leva per la procreazione coatta, così come per gli uomini è in uso la leva militare. Le donne dovevano essere riunite in una sorta di alveare allo scopo di mettere al mondo i figli.

Dal passato arcaico al futuro distopico, c’è un bel salto. Ci descrivi a grandi linee come si svolge la storia di Eterna Artemisia?
Siamo in un futuro in cui le donne sono quasi esclusivamente sottomesse agli uomini. Artemisia diventa il capo di una rivoluzione femminile. Il coprotagonista è un personaggio che spero di sviluppare in altre storie. Si chiama Chimera ed è una sorta di versione femminile dell’Uomo Mascherato, che sorveglia e protegge l’eterno Principio Femminile. Nella storia esiste una specie di setta che si tramanda di donna in donna con il compito di riportare alla luce l’eterno Principio tutte le volte che viene schiacciato. Eterna Artemisia racconta la presa di coscienza da parte di una ragazza che non vuole essere una semplice “fattrice” in una società totalmente dominata dagli uomini.

Quali punti di contatto vedi tra la civiltà in cui hai ambientato la tua storia e la realtà di oggi?
In Eterna Artemisia sono finiti certamente alcuni elementi legati alla realtà dei nostri giorni (le sperequazioni sociali risolte con un eccesso di sicurezza e con la separazione piuttosto che con l’integrazione e qui alludo a Samsara la città verticale, organizzata militarmente e sotto lo sguardo continuo di telecamere e polizia, e, al contrario, la città orizzontale, abitata dagli scarti, le Donne e gli Uomini Talpa [il link punta a un articolo sul Blog di "Action 30", rivista con cui Palumbo collabora. Ndr]; la biopolitica è la chiave di lettura…). Ci sono poi immagini visionarie che ho ripreso dalla realtà, come i grattacieli rotanti eolici che stanno costruendo a Dubai.


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Il blog non ufficiale www.palumbomania.blogspot.com riporta copertine, illustrazioni e materiale raro di e su Palumbo.

Le immagini a corredo dell’articolo sono di e Copyright © Giuseppe Palumbo

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