“ZeroTolleranza” 2 di 5

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ZeroTolleranza – Uscita, debutto e Cattani

Secondo appuntamento (di cinque) con ZeroTolleranza, il volume a cura di Claudio Calia ed Emiliano Rabuiti per Becco Giallo Editore (giugno 2008).

Molti autori di ZeroTolleranza si distinguono per stili grafici non convenzionali: il riferimento può essere l’underground “storico” (Crumb e “gli americani”), quello italiano (Pazienza e “i frigidairiani degli anni Ottanta”) o suggestioni grafico / pubblicitarie / videoartistiche più recenti, magari mediate da una buona dose di eclettismo tecnico (matite, chine, pennelli, pennarelli, acrilici, tavoletta grafica, scanner, Photoshop usati indifferentemente). In ogni caso, difficilmente i loro disegni potrebbero illustrare altre storie, e certamente non fumetti più convenzionali o di consumo (come vengono intesi oggi, almeno; ma negli anni Settanta – poi chiudo la divagazione – chi poteva prevedere che vent’anni dopo un fumetto con un copertinista innamorato di Egon Schiele avrebbe venduto mezzo milione di copie? E che, tra gli altri, lo avrebbe disegnato uno come Piero Dall’Agnol, la cui ricerca di sintesi grafica ha ormai stravolto la nozione di figura, andando oltre la sperimentazione e forse oltre lo stesso Alex Toth?).

Altri, come Armin Barducci, adottano un disegno lontano da eccessi, lucido e dalla solidità quasi tradizionale (e il “quasi” è cruciale), che sa prestarsi a storie molto diverse per autore, stile e pubblico di destinazione. Storie su commissione e su sceneggiature altrui ma anche proprie, come nel caso di Stronzo!, il suo contributo a ZeroTolleranza che trovate in fondo al post.

Anche di autori così in ZeroTolleranza ce ne sono diversi. Un piccolo ma significativo indizio di quanto il fumetto, linguaggio storicamente al crocevia di arti visive e industria, possa essere elastico nel porsi al servizio di esigenze artistiche, espressive, professionali ed editoriali diverse se non contrapposte.

INTERVISTA AD ARMIN BARDUCCI
Intervista raccolta il 2 giugno 2008 via posta elettronica.

La tua produzione di autore si sovrappone con i contributi al collettivo “Monipodio!”. Puoi parlarcene riassumendo brevemente come hai iniziato a fare fumetti e come si è svolta quest’attività negli ultimi anni, in gruppo e “in solitario”?
Diciamo che mi sono messo in testa di fare questo mestiere (lo è?) a 13 anni, nel 1990. Fortunatamente sono un gran testardo e alla fine sto facendo la cosa più simile al fare fumetto, cioè al “vivere di fumetto”. Le primissime cose che ho pubblicato sono vignette su quotidiani bolzanini, verso i 17 anni. Poi, nel 1990, il primo lavoro lungo: Ci riprovo con l’amore, 60 pagine scritte da un autore locale. Poi frequento l’Accademia di Belle Arti a Verona e a Bologna e passano un sacco di anni senza niente di troppo importante. Nel 2003, una volta tornato all’ovile (Bolzano/Bozen), incontro altri “ritornanti” dei quali avevo soltanto sentito parlare. Insieme fondiamo una Scuola di Fumetto, un’associazione (“Nebula 7”) e infine, dalla costola dell’associazione, insieme ad Hannes Pasqualini, il progetto Monipodio!. Monipodio! è ancora in corso (anche se ultimamente non produce) e continueremo a fare uscire fumetti collettivi realizzati a più mani. Da solo ho collaborato a parecchie antologie negli ultimi anni (Monstars, Milk&Wodka, InguineMAH!, Panik Electro, Resistenze), ho realizzato i disegni del secondo numero di Aleph (Edizioni Cut Up) su testi di Fabio Nardini, e ora Anser (Edizioni QPress), su testi di Giuseppe Peruzzo. Prossimamente affronterò lavori tutti miei.

Insieme agli altri autori di Monipodio! ti vedi parte di una “nuova scena di Bolzano” o in città si è sempre fatto fumetto e semplicemente vi siete conquistati un po’ di visibilità?
Bolzano era vergine e io ci ho passato la maggior parte della mia vita. Di fumetto non c’era nulla. Tabula rasa. Diciamo che è stato facile diventare il punto di riferimento per il fumetto in questa ridente cittadina di montagna. Possiamo anche dire che abbiamo in mano il Cartello del Fumetto Bolzanino: corsi, scuole, festival, incontri, aperitivi, iniziative, comicbattle, riviste collettive, scambi equi di fumetti, etc. Eh, eh, eh…
Nonostante tutto, nonostante non esista altra realtà che la nostra (esagero), la visibilità è poca.

Avevi già collaborato con Calia e Rabuiti per RESISTENZE, un’altra raccolta a tema. Cosa scatta quando si tratta di scrivere e disegnare una storia a partire da uno spunto esterno? E in particolare, nel caso di Stronzo! com’è andata?
Stronzo! nasce da un quartiere, da una strada in particolare. Un costrutto di palazzi popolari e verde. Quest’architettura reale, mischiata a personaggi reali, ma irreali, mi sono stati suggeriti passeggiando per il quartiere. Io creo sempre quando sono in movimento e Stronzo! è nato da quella specifica strada, in quello specifico quartiere. Per quanto riguarda la tematica, ho una stupida tendenza a non affrontarla mai in maniera diretta. Mi succede spesso. Il concetto che volevo esprimere è quello della stupidità di un individuo che di primo acchito sembra risoluto e ragionevole ma che alla fine è soltanto un povero stronzo con semplici problemi comportamentali. L’uomo del Bar. Quello che bestemmia in maniera completa.

Tecnicamente, come procedi alla realizzazione di una storia? Parlo della trafila soggetto / sceneggiatura / storyboard / matita / china o di qualsiasi altro tuo eventuale metodo di lavoro.
Prima mi viene in mente un nome o un concetto: lo visualizzo e lo disegno. Poi lo colloco in un ambiente, facendoci dei sopraluoghi (quando è possibile), documentandomi. Poi realizzo uno storyboard, scelgo personaggi principali e comprimari. Nel caso di Stronzo! ho realizzato una maschera (vera), quella che indossa il personaggio alto. Successivamente, mi reco fisicamente sul luogo, metto in posa più persone e le fotografo (o le faccio fotografare). Attuo una sorta di regia. Dalle foto disegno il fumetto come risulterà alla fine (naturalmente con mille modifiche ed elementi che nella realtà non esistono). Non sempre disegno così. Dipende molto da cosa devo disegnare, e per chi.

Esistono autori importanti e spesso formativi, per cui si può arrivare a nutrire amore, anche se il gioco delle influenze è difficile e si rischia la banalità (in ambito musicale, penso a certe cover band che sfiorano il trash e, al tempo stesso, a cosa può voler dire per un musicista interpretare una canzone importante). Ti interessa parlare di scendenze stilistiche e riconosci dei debiti verso qualcuno? Oppure, semplicemente, ti va di fare una dichiarazione d’amore?
Solitamente gli autori che amo li evito e non me li riguardo mai. Tra questi, a livello concettuale, il mio amore va a Chris Ware. A livello estetico, Burns, Clowes, Breccia padre. Ora, sarò banale (e un lobbista) ma un debito l’ho nei confronti di Hannes Pasqualini. Andremo avanti in parallelo. Me lo sento.

Armin Barducci (Bolzano, 1976) vive e lavora a Bolzano. Compie gli studi artistici a Bolzano, Verona e Bologna, dove si diploma presso l’Accademia di Belle Arti. Nel 2003 è tra i fondatori della Scuola di Fumetto di Bolzano e nel 2004, insieme ad Hannes Pasqualini, del progetto-collettivo Monipodio!. Collabora con progetti fumettistici ed editori italiani ed esteri, tra cui CutUp, Kazcoff, The Artist, Political Comics, Centro Fumetto Andrea Pazienza, Nicola Pesce Editore, Parks, I Fumetti Disegnati Male, Milk&Wodka, Coniglio Editore, Beccogiallo. Partecipa alle collettive “Nowords Comics” (2006, centro culturale Trevi) e “Se vi pare che questo mondo sia brutto” (2007, Grid Gallery; galleria virtuale su SecondLife), “Futuro Anteriore” (2007, Napoli Comicon). Attualmente tiene numerosi corsi di fumetto a Bolzano e dintorni, effettua live performance di disegno in teatro e altri luoghi del NordItalia, laboratori di pupazzi, pittura con verdure e scrittura creativa per bambini.

Tutte le storie e i disegni di ZeroTolleranza sono rilasciati con licenza Creative Commons per poterne consentire la diffusione e la condivisione da parte dei lettori a fini non commerciali e riportandone l’origine.

STRONZO! di Armin Barducci

STRONZO! di Armin Barducci p. 1 STRONZO! di Armin Barducci p. 2 STRONZO! di Armin Barducci p. 3 STRONZO! di Armin Barducci p. 4

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2 Risposte to ““ZeroTolleranza” 2 di 5”

  1. Gastero_h » Blog Archive » ZeroTolleranza is coming! Says:

    […] Per ora rimando al blog di Andrea Plazzi che sta postando una serie di 5 post sull’antologia. Il post attuale, il numero 2, presenta un’intervista con Armin Barducci, anch’esso (ovviamente) presente nel libro […]

  2. Monica Says:

    Ho da poco tradotto e pubblicato un libro. Sto organizzando insieme a una piccola associazione culturale di Novi Ligure una piccola fiera dedicata ai libri scritti da autori nati o che vivono in provincia di Alessandria. Per ora gli inviti sono limitati solo alla narrativa. Se siete interessati fatemi sapere e vi inserirò nella mailing list dedicata all’organizzazione dell’evento.

    Monica Guido

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