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Cartooning? Ce ne fosse…

martedì, 6 settembre 2011 - 08:00

In Italia l’editorial cartooning può vantare grandi autori ma non una vera e propria tradizione. Nel senso che gli autori costituiscono l’eccezione alla “regola del deserto”: qualche padre fondatore, come Augusto “Nasica” Majani e Giuseppe Novello, qualche bravo contemporaneo, come ElleKappa e l’immenso Altan (entrambi più che attivi ma certo non due ragazzini)… poi?
Per cominciare, mancano gli spazi editoriali: i nostri giornali (non tutti) hanno ciascuno una propria firma, anche di gran prestigio (il garbato e un po’ datato Giannelli per il Corriere, il già citato Altan e il raffinato Bucchi su Repubblica), ma non una rubrica in cui più autori commentano regolarmente i fatti del giorno con le loro vignette.
Altra cosa sono i periodici tentativi di avviare un inserto satirico, in passato riusciti veramente solo con Cuore.

L’occasione di condividere questa considerazione a cui tra me e me torno regolarmente viene da questa superba vignetta,

che più anglosassone non si può, scoperta per noi dall’ottimo e indignatissimo Non leggere questo blog (di cui vi segnalo il geniale progetto “a proposito di autorevolezza“).

Gli interessati hanno solo l’imbarazzo della scelta per abbonarsi a un qualche web-service per ricevere la propria vignetta giornaliera, per non parlare dei tanti, colossali archivi online (ogni syndicate, cioè ogni agenzia di rappresentanza, ha il suo, a cominciare dal più grande di tutti).
Se come me siete interessati alle cose USA, con un occhio alla vita di tutti i giorni, provate con The CaglePost, il ricchissimo portale di Daryl Cagle (disegnatore eccellente, tra l’altro), che propone anche moltissimi autori internazionali.

Ancora sul “Corrierino”: Luca Baldazzi intervista Federico Maggioni

mercoledì, 11 febbraio 2009 - 19:00
Il primo numero del "Corriere dei Ragazzi" (1972)

Il primo numero del "Corriere dei Ragazzi" (1972)

Ricevo con grande piacere questa segnalazione di Luca Baldazzi, giornalista, appassionato ed esperto di fumetto.
Questo blog ha aperto l’anno all’insegna del centenario del “Corrierino
” (e apprendo con piacere che il libro sull’argomento segnalato a suo tempo è andato rapidamente esaurito ed è attualmente in ristampa) e Baldazzi ha incontrato
Federico Maggioni, storico redattore della rivista, ricavandone una lunga intervista che ha riassunto per noi.

Fare del “giornalismo a fumetti” per un pubblico di adolescenti. Era questa, oltre a divertire ed educare, la mission dello storico Corriere dei Ragazzi (per tutti: “il CdR”), in edicola dal 1972 al 1976. Ho avuto occasione di parlarne con Federico Maggioni, oggi noto illustratore e all’epoca art director e grafico della rivista: ne è uscita una lunga intervista, ora pubblicata sull’ultimo numero (21) della rivista Hamelin, nella quale Maggioni ricorda dall’interno storia, filosofia editoriale, autori, personaggi e vita di redazione al CdR. Vi si parla, tra l’altro, della peculiare formula del giornale, delle storie di Mino Milani “inviato nel tempo”, del “mitico” direttore Francesconi, dei contributi di Toppi, Di Gennaro, Castelli, Bonvi e Grazia Nidasio… e di un giovane praticante giornalista di nome Ferruccio De Bortoli, che proprio al CdR fece i primi passi della professione.

"Il fumetto della realtà", una classica formula del CdR

La storia di Charles Lindbergh (di Alfredo Castelli e Mario Uggeri)

Il recente centenario del Corriere dei Piccoli ha riportato alla ribalta il dibattito, sviluppato anche su questo blog, sulla possibilità di fare oggi una rivista con “giornalismo di cronaca come modo del discorso, fumetti come linguaggio scelto, ragazzi adolescenti come pubblico di riferimento”.
Interpellato al riguardo, Maggioni ricorda che il CdR aveva “una vera e propria ossatura di taglio cronachistico, ripartita nelle varie sezioni della rivista. Il fumetto all’inizio degli anni Settanta era già un medium ben conosciuto col volto della fiction popolare (Diabolik e compagnia) e con quello della satira sociale (Linus): il CdR lo ha sfruttato sistematicamente come veicolo di storie giornalistiche. Con questo intendo inchieste storiche, rievocazioni di fatti lontani o vicini nel tempo, celebrazioni di eventi importanti o di scoperte della scienza, imprese sportive e così via: tutto raccontato a fumetti, in storie di due-otto pagine”.
E conclude: “Quanto alla possibilità di un CdR oggi, bisognerebbe fare una valutazione molto attenta... Di sicuro mi sento di dire che il fumetto resta un ottimo medium per fare giornalismo: è un linguaggio valido, che si adatta bene alla cronaca come ad altre forme narrative.

La storia di Charles Lindbergh a fumetti (testi di Alfredo Castelli, disegni di Mario Uggeri)

"Il fumetto della realtà", classica formula del CdR

Questo era già vero e assodato negli anni Settanta: c’era già una rivista come Linus che, con i contributi di Eco, Vittorini e Oreste Del Buono, diede al fumetto una patente di autenticità narrativa, di elemento moderno di comunicazione. Noi del CdR cercammo di seguire quella lezione, con le dovute differenze di un prodotto destinato a un pubblico di adolescenti. E se il fumetto era già ‘sdoganato’ allora, a maggior ragione lo è oggi, dopo l’uscita di opere di grande impatto come le graphic novel di Will Eisner e Art Spiegelman… Quel tipo di giornalismo a strisce era, ed è ancora, un modo di aiutare i ragazzi ad aprire gli occhi sul mondo. Di ‘porgere’ le notizie con un linguaggio adatto a loro, immediato per via dell’elemento visivo, ma al tempo stesso già maturo. Perché non basta dire: giovani, leggete il quotidiano in classe. Quello lo sentiranno sempre come un ‘compito’. Un giornale a fumetti invece, se ben pensato, può aggiungere quel quid che spinge a informarsi con gioia e divertimento”.

(Luca Baldazzi)

Vive la différence

domenica, 25 gennaio 2009 - 09:00

Un articolo recente su LaStampa.it segnala un’importante mostra sul Corriere dei Piccoli, citando anche il volume di cui abbiamo parlato recentemente.
L’articolista Sergio Rossi (già collaboratore e a lungo direttore della storica Fumo di China) esprime sul libro giudizi piuttosto severi che non condivido.

In primis, si contesta la selezione effettuata, “dieci numeri del Corrierino editi tra il 1908 e il 1972″, lamentando che “il libro salta senza alcun motivo la produzione successiva del settimanale” (certo non irrilevante, si ricorda, anche solo per la nascita nel 1975 sulle sue pagine della Pimpa di Altan).
Si conclude poi criticando l’apparato redazionale, affermando che “l’introduzione dei curatori, generica nella sua brevità non risulta uno strumento efficace né per il lettore, nuovo o nostalgico, né per il cultore della materia.”

La prima osservazione non è di per sé infondata, ma è difficile pensare a una selezione (anche di ben più di 10 numeri riprodotti integralmente; idea a cui nel pezzo neanche si accenna e che io trovo forte, se non persino originale) che non presti il fianco a una qualche critica del genere: ogni scelta ragionevolmente rappresentativa dell’intera vita del Corrierino non potrebbe rientrare in nessun volume o formato oggi proponibile nel circuito librario da una casa editrice generalista.
Tra le tante scelte possibili, quella di “campionare” un periodo comunque lunghissimo (quasi 65 anni; in termini editoriali, un’eternità), ben più che rappresentativo della storia della testata, mi sembra quindi accettabile.

Sul secondo punto, la mia opinione è esattamente opposta: Gadducci e Stefanelli hanno realizzato con successo una sintesi difficile. La storia della testata è ripercorsa fedelmente, senza rinunciare a una contestualizzazione storica e sociale necessariamente asciutta (non si tratta di un saggio specializzato) ma correttamente argomentata con precisi riferimenti ai numeri raccolti nel volume. Il tutto – e questa è ovviamente una nota di gusto personale – con stile sobrio ma non privo di eleganza espositiva.
Nello spazio a disposizione, trovo davvero difficile chiedere di più.

Neppure io avevo invece segnalato – e rimedio ora – che il volume è clamorosamente fallato: l’introduzione in questione è infatti pubblicata incompleta (presumibilmente di poche righe), addirittura a metà frase, sospesa a una virgola.
Sorprendente, in un’edizione di questo pregio.

Un secolo di “Corriere dei Piccoli”

mercoledì, 7 gennaio 2009 - 07:00

Un Secolo di CdPIl 27 dicembre 2008 è caduto il centesimo anniversario del Corriere dei Piccoli (per tutti,  “il Corrierino”), una delle più importanti riviste italiane in assoluto, per longevità e influenza sul costume del paese.
Sulle sue pagine hanno pubblicato per decenni gli autori (non solo) di fumetti più importanti di sempre e un elenco anche solo parzialissimo è assolutamente impossibile.
Convenzionalmente, lo stesso giorno è stato adottato come data di nascita del fumetto italiano e ci aspetta un 2009 ricco di celebrazioni e iniziative, per coordinare le quali esiste anche un comitato di nomina ministeriale.

Apre le danze Il secolo del Corriere dei Piccoli, un volume curato per Rizzoli da Fabio Gadducci e Matteo Stefanelli.
La formula è originale: il volume raccoglie la riproduzione integrale,  “più o meno anastatica” (cioè con l’ovvia eccezione del formato, a cui vengono adattati tutti quelli adottati nel tempo dalla testata), di dieci numeri distribuiti in oltre 60 anni di vita del periodico.
Questo l’elenco completo:

n. 2, 3 gennaio 1909
n. 33, 15 agosto 1915
n. 9, 4 marzo 1934
n. 13, 26 marzo 1939
n. 1, 27 maggio 1945
n. 41, 10 ottobre 1954
n. 1, 3 gennaio 1960
n. 19, 12 maggio 1963
n. 48, 1 dicembre 1968
n. 1, 2 gennaio 1972

Antonio Rubino per il "Corriere dei Piccoli" (1913)

Antonio Rubino per il “Corriere dei Piccoli” (1913)

L’esperienza di leggere dalla prima all’ultima pagina pubblicazioni di inizio secolo e, via via, sempre più recenti ma ormai già storicizzate, dal punto di vista del costume e del linguaggio della comunicazione, è davvero unica e normalmente riservata a pochi collezionisti e frequentatori incalliti di biblioteche.
Da orgoglioso titolare di una malandata collezione completa del Corriere dei Ragazzi (testata in cui il Corrierino si trasformò proprio col numero del 1972 proposto da Gadducci e Stefanelli) e di svariati numeri del Corriere dei Piccoli, sparsi qua e là nei decenni, ho molto apprezzato la riproduzione assai fedele, effetto “carta ingiallita” compreso. Chiude il volume una selezione di “Storie di Natale” dal 1909 al 1952: le tipiche prime pagine o brevi storielle di ambientazione natalizia pubblicate sul numero immediatamente precedente il 25 dicembre. A parte il valore documentale, alcune sono ancora oggi graficamente brillanti e, certamente, si distinguono quelle di Antonio Rubino, collaboratore storico della testata sin dagli inizi, e poi fino agli anni Cinquanta.

Mino Milani "inviato nel tempo" per il "Corriere dei Ragazzi"

Mino Milani “inviato nel tempo”

Il saggio iniziale dei curatori, scandito da puntuali riferimenti alle selezioni effettuate, rende giustizia a una storia editoriale lunga e complessa, segnata da intuizioni culturali brillanti a cui il prestigio della testata-madre (Il Corriere della Sera) e accorte gestioni editoriali hanno garantito un vasto pubblico.
Valga per tutte la scommessa sul fumetto come strumento didattico-pedagogico, vinta – limitandoci al cruciale periodo di transizione tra anni Sessanta e Settanta – con formule e serie come “fumetto verità” e “l’inviato nel tempo”. Intuizioni che, grazie a grandi autori come Mino Milani, Mario Uggeri, Aldo Di Gennaro, Sergio Toppi e Ferdinando Tacconi, per anni hanno prodotto non solo ottime storie a fumetti ma strumenti efficaci di divulgazione e, non di rado, di educazione civica e sensibilizzazione sociale.


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