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Forza Frank

giovedì, 25 aprile 2013 - 01:08

Neanche Springsteen

giovedì, 7 febbraio 2013 - 16:23

O Bob Dylan, che il Neverending Tour a Leo Ortolani fa un baffo. Proseguendo nello scoppio di vitale dinamismo che negli ultimi mesi lo vede insolitamente (e fortunatamente per noi) presente sul territorio (almeno in confronto alla clausura stretta a cui si è attenuto negli ultimi anni), Leo Ortolani si transustanzierà al cospetto delle folle plaudenti giovedì 14 febbraio (qui tutti i dettagli). L’occasione è eminentemente educativa, anche se Leo per primo augura a tutti di avere di meglio da fare in quella data, e in altra compagnia.

Andrea Borgioli 1/2

martedì, 10 gennaio 2012 - 22:30

Per due anni ci siamo fregiati della stupenda testata di Paolo Bacilieri, graditissima a tutti i frequentatori del blog (la potete ammirare in archivio, insieme a tutte le altre che l’hanno preceduta). Da oggi ci farà compagnia il bel disegno di Andrea Borgioli, che per Paolo nutre grande stima e che  qualche anno fa è stato suo collega sulle pagine di Jan Dix.
Toscano fino all’ultimo telomero, Andrea abita da tempo a Bologna, dove gli piombavo in casa già più di dieci anni fa senza neppure saperlo. Il suo appartamento/studio è uno dei posti più ospitali che io conosca in questa città discutibile: datemi un pretesto, uno qualunque, e io lo vado a trovare e mi fermo a cena (va detto che ogni tanto porto anche qualcosa; che piace a me, okay, ma Andrea sembra gradire; certo, è un ragazzo proprio educato che non direbbe mai di no, quindi il dubbio resta).

Andrea è da tempo un bravo disegnatore, brillante e curioso, come non può non essere un fumettista del XXI secolo. Ha sempre in corso la lettura di un libro interessante e con lui non si smetterebbe mai di parlare di argomenti stimolanti, partendo dai fumetti e arrivando dove pare a noi: dalla caccia al bosone di Higgs al degrado etico in Italia, passando per i fondamenti bio-fisiologici della coscienza (ma non ditelo a Hofstadter).
Cosine così.
L’ideale, arrivati al caffè.
In due parti.

• • •

INTERVISTA CON ANDREA BORGIOLI
Raccolta a Bologna nel dicembre 2011

Alza gli occhi dal tavolo di lavoro e guarda la tua libreria per 20 secondi: quali libri hai visto?
Ahimè, sono miope e vedo una distesa di costole irregolari dai colori variegati. Dietro alla maggior parte di quelle costole c’è qualcuno che ho saccheggiato: sono per il mercato libero delle belle intuizioni. Il fumetto non è un organismo inerte, tutto può essere rubato, adattato e trasformato. Uno stile nasce dalla miscela in divenire tra le influenze (variazioni sui temi altrui) e l’errore personale rispetto a una regola. Fare un elenco dei saccheggiati mi imbarazza (per un timore reverenziale autentico): il confronto non regge e suonerebbe pretenzioso. Meglio non scomodarli.

Sei nato nel 1980, disegni a tempo pieno da almeno 10 anni e professionalmente da poco meno. Se ragionassimo per luoghi comuni, dovresti essere cresciuto a pane, manga e supereroi, dall’Image in avanti, mentre l’influenza più evidente – da te dichiarata espressamente – è Ferdinando Tacconi.
Non sarà che il Tacconi degli anni Settanta è condannato a restare moderno anche se evidentemente in Gli Aristocratici i modelli delle auto sono quelli del periodo?
Tacconi è un mostro sacro per ragioni che esulano dal modello delle auto che disegnava o da certi suoi manierismi stilistici tipici del decennio che citi (come spezzava le linee in generale o come risolveva il panneggio di una camicia su un braccio piegato, in particolare).
Tra gli alti e bassi di una produzione vertiginosa che seguiva le logiche e le esigenze del fumetto popolare, la sua grande lezione è stata trovare la chiave di volta che tiene insieme lo spessore della linea, il bianco e le campiture nere. Risultato: estrema leggibilità e sguardo che si riposa sull’insieme della tavola. Che sia ben chiaro: a tutto questo si arriva col lavoro instancabile di una vita; è una sorta di epifania da tavolo inclinato che non piove in testa dall’oggi al domani.
Tacconi purtroppo è mancato una manciata di mesi prima che io iniziassi la mia collaborazione con Bonelli e anche dopo la sua morte non ha ricevuto la gloria che meritava, insieme a tanti altri pionieri della sua generazione.

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Sei un po’ retro oppure – pensandoci meglio – che le influenze siano strettamente generazionali è una sciocchezza?
Non mi sento affatto anacronistico: ho subito influenze da disegnatori pescati dalle epoche più disparate ma il punto è che la storia del fumetto dovrebbe essere conosciuta da chi decide di fare questo mestiere.
Il fatto che in prima elementare copiassi Ferri, Bignotti e Donatelli fa parte delle casualità della vita. Da una certa età in poi è solo curiosità e passione. Come dicevo prima, ogni stile è la conseguenza di un altro e andando a ritroso si capisce come mai si finisca sempre ad avere a che fare con quella manciata di disegnatori americani che tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento (arrotondo un po’ per comodità) hanno inventato tutto.

Quindi tu pensi che nel fumetto il disegno sia importante?
Come la carne nel ragù (o la cipolla nel friggione se preferisci), non vedo come sia possibile il contrario. Certo, una storia debole e ben disegnata non la leggo, guardo le figure, ma si perde il senso della questione. Al contrario, una storia molto bella, ma disegnata da cani la leggo comunque anche se non riuscirà a farmi apprezzare i disegni. Negli ultimi anni si tende a considerare il disegno una componente secondaria e ininfluente. Questo porterà ad avere una generazione di disegnatori zoppi e irrecuperabili. Non sono un purista del bel disegno, lungi da me. Semplicemente, per riuscire a disegnar male bisogna necessariamente prima imparare a disegnare bene (e non intendo certo diventare tecnicamente stucchevoli e iperrealistici, ma capire bene quella che Pazienza chiamava “la matematica del segno”).
L’apprendistato è noioso, mi rendo conto (e tra l’altro non finisce mai) ma è indispensabile e ritrovarsi a saper risolvere con originalità stilistica un cavallo senza aver mai studiato e compreso il funzionamento della sua anatomia è un’illusione (ho detto “cavallo” ma il discorso vale anche per l’ananas, i radiatori e via dicendo).
Barare non è un crimine, ma prima o poi lo scontrino si deve pagare, che ci piaccia o meno.

Andrea Borgioli in rete
Il blog personale

Salvo diversa indicazione, per le illustrazioni: Copyright © Andrea Borgioli

Continua

Dopo 13 anni: AFFARI DI FAMIGLIA

giovedì, 7 aprile 2011 - 20:00

Mercoledì 13 aprile, ore 18.00
Libreria Golconda, via Nosadella 23/a, Bologna (info: info@golconda.it / 051 9917996)
Intervengono: lo scrittore Gianluca Morozzi e il giornalista e italianista Alberto Sebastiani.
Sabato 23 aprile, ore 17.00
Libreria Wonderland, via S. Antonino 68 a/b, Treviso (info: wonderlandcomics@gmail.com / 0422 1720154)
Interviene: Massimo Perissinotto

Sono le prime due presentazioni in programma per Affari di famiglia di Will Eisner, da poco uscito per Fandango Libri, che lo riporta meritoriamente in libreria dopo la prima edizione italiana del 1998. Si tratta di un titolo molto meno noto dei celebrati romanzi a fumetti del grande autore ma in alcun modo minore: l’analisi spietatamente oggettiva che Eisner fa delle dinamiche di un nucleo famigliare riunito per il compleanno del patriarca è magistrale, e i personaggi ne emergono con grande forza. La consueta, sofisticata gabbia di Eisner, avanti anni-luce rispetto alle convenzioni strutturali della tradizionale pagina a fumetti, valorizza al massimo l’impianto teatrale della storia, che si svolge quasi interamente nello stesso luogo e in tempo reale, con la pagina come proscenio ed elementi compositivi quali porte, pareti, fondali come punti di ingresso e di uscita dalla scena.
Per l’occasione Eisner abbandona il tradizionale bianco e nero per una raffinata mezzatinta con dominante seppia, resa a stampa in quadricromia. La carta avoriata – una scelta di pregio di tutte le edizioni eisneriane di Fandango – conferisce alla pagina calore e profondità, nonché un’atmosfera malinconica e a tratti cupa, totalmente in sintonia con la vicenda.

Della carriera sterminata (quasi 70 anni) di Eisner si è scritto molto, quasi quanto delle sue tante primavere artistiche. Di sfuggita, date alla mano, notiamo che Affari di famiglia (“A Family Matter”, 1998) apre un’ultima stagione creativa segnata da una serie di uscite, impressionante per lunghezza e qualità, interrotta solo dalla scomparsa dell’autore, nel pieno dell’attività: The Princess and the Frog (1999), L’ultimo cavaliere (“The Last Knight“, 1999), Racconti di guerra (“Last Day in Vietnam”, 2000), Piccoli miracoli (“Minor Miracles”, 2000), Le regole del gioco (“The Name of the Game”, 2001), Sundiata: A Legend of Africa (2003), Fagin l’ebreo (“Fagin the Jew”, 2003), Il complotto (“The Plot”, 2005).
Già: Eisner, classe 1917, scrive e disegna questi libri – molti dei quali a colori, e non di rado di quasi 200 pagine – tra gli 81 e gli 88 anni (non compiuti per un paio di mesi), senza alcun segno di cedimento, con lucidità e controllo totali sulla narrazione e soprattutto sui disegni, tra i più belli e pieni della sua carriera.


Agata, tu mi stupisci!

lunedì, 28 febbraio 2011 - 22:00

Di cognome fa Matteucci ed è una brava autrice di Bologna che, quatta quatta e in totale autonomia, si è formata, ha accumulato esperienza e ha anche pubblicato un libro. Il tutto fuori dai soliti giri (mai vista a un vernissage, che a Bologna non è poco) e senza strategie virali o blog a effetto in ansia di prestazione da Wikio Blog Ranking (sì, non è un’attention whore, e per amore di chiarezza rischio volentieri un’espressione in odore di sessismo – e certamente di ineleganza – confidando nella barriera linguistica, che ci permette di dire e ascoltare cose tremende disinnescando la valenza di tabù che le “parole proibite” hanno all’orecchio dei parlanti). Al solito, divago.
Agata è autrice di Leo & Lou, una serie di strisce, gag, situazioni disegnate aventi per protagonisti i due giovani personaggi in questione, impegnati da un letto sfatto a discettare sui massimi sistemi e su chi debba alzarsi per andare a spegnere il fuoco sotto il caffè.
Mi ha sempre stupito la scelta di Agata di un formato (la striscia, nel senso lato di battuta di situazione che, al più, si esaurisce in una pagina) ormai ben poco frequentato (figuriamoci poi da chi è nato negli anni Ottanta…). Per non parlare di numi tutelari molto discreti ma ben visibili sullo sfondo di quello che fa, come Claire Bretécher, grande musa socio-politica di un’altra generazione, per quanto tutt’ora brillantemente in attività. Quanto Agata si sia già svincolata da confronti così imbarazzanti potrà leggerlo ma anche vederlo e sentirlo chi parteciperà a questo incontro, il prossimo sabato 5 marzo. Agata mi ha comunicato che ci sarò anch’io ma naturalmente non farò assolutamente nulla di importante, se non tergiversare mentre Leo & Lou si preparano. Con una mano da parte di Sara Kaufman e Vittorio Montipò, gli attori che li interpretano accompagnando Agata in presentazioni frizzanti e divertentissime. Siccome sono stanco di sentirmelo dire senza averle mai viste, sono curiosissimo.
Toglietevi anche voi la curiosità e partecipate numerosi.

New Year’s Palumbo

domenica, 11 gennaio 2009 - 07:00

Abbiamo parlato molto di Giuseppe Palumbo, ma mai abbastanza. Gioiosa quindi questa apertura d’anno che ci porta due iniziative all’insegna della più totale palumbità, un must per chiunque si trovi in area emiliana nei prossimi giorni.

Palumbo in rete
Il sito ufficiale

Il blog di Palumbo
Il blog di Troglodita
Studio Inventario

Il blog non ufficiale www.palumbomania.blogspot.com riporta copertine, illustrazioni e materiale raro di e su Palumbo.

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