Archive for the ‘Fumetti’ Category

LUCCA 2012 – Lucca Comics and Science[3]

mercoledì, 10 ottobre 2012 - 12:43

Nel breve ciclo di incontri di LUCCA COMICS AND SCIENCE Gianluigi Filippelli è presente due volte su tre, e un motivo ci sarà.
Anche più d’uno se è per questo, ma non starò a dirveli io: venite a sentire con le vostre orecchie, magari dopo una capatina sul suo blog.

LUCCA 2012 – Lucca Comics and Science[2]

lunedì, 8 ottobre 2012 - 10:00

Durante il primo incontro di Lucca Comics and Science parleremo – guarda un po’ – del futuro.

Del nostro futuro, cioè: dell’edizione del 2013, che in un certo senso è nata prima di quella del 2012 (colpa dei tachioni?). Tutto il progetto parte infatti da una certa idea che cullavo su ispirazione di Roberto Natalini del CNR di Roma, colpevole almeno quanto me col suo flusso incontenibile di idee, ispirazioni e trovate intorno a matematica, scienza e a quanto possano essere divertenti e appassionanti. Presto abbiamo capito che, tanto per cominciare, avevamo la precisa volontà di avere a Lucca un ospite molto speciale, la cui identità sarà rivelata durante l’incontro. Un ospite così speciale e impegnato che nonostante i molti mesi di anticipo non poteva essere a Lucca nel 2012.
Ma nel 2013 sì.

Questa edizione ci servirà quindi per mettere meglio a fuoco il progetto, come una specie di Numero Zero. O di versione 0.1, che ci aiuterà a entrare in contatto col pubblico e a raccoglierne suggerimenti e suggestioni. Dei due, il più ricettivo e bravo a interpretarle sarà probabilmente Roberto, divulgatore esperto, appassionato di letteratura e lettore dello “zoccolo durissimo”, di quelli che tengono in piedi l’editoria italiana di narrativa (con addentellati matematici, e anche senza, naturalmente). Sono certo che le associazioni e quindi le idee più varie verranno naturali…

Nel programma trovate i partecipanti di quest’anno ed è interessante notare che oltre ai due curatori ne fanno parte un astrofisico innamorato perso di topi e paperi; un informatico teorico esperto di fumetti, cultura al tempo del fascismo e diritto d’autore; una editor scientifica laureata in fisica e sceneggiatrice di fumetti; una laureata in medicina ormai votata al giornalismo e alla divulgazione scientifica; il direttore di un museo del fumetto, appassionato di scienza.

Manca giusto l’orso Baloo, noto cultore di matematica della giocoleria. Ma nel programma del 2013 c’è ancora posto.

Combed Thunder strikes again

sabato, 6 ottobre 2012 - 20:58

Me in Pisa, cooking things up with (left) computer scientist Giovanni Cignoni (Pisa University). All the while (right), cartoonist supreme Andrea Paggiaro, aka Tuono Pettinato (“Combed Thunder”), and science editor and scriptwriter Francesca Riccioni graciously wait for the TURING panel to begin.
Their upcoming graphic novel Enigma – La strana vita di Alan Turing is about the life and times of mathematical genius Alan Turing, and is well worth any sum you’d be willing to pay for a book.
My word on it.

LUCCA 2012 – Lucca Comics and Science[1]

venerdì, 5 ottobre 2012 - 11:00

Lo sapevate che adesso c’è una cosa un po’ strana di cui parla la testatina qua sopra? Seguite il link, fatevi un giro che poi ne riparliamo presto. Garantito.
E sì, il disegnino è di Tuono Pettinato. ‘Nuff said.

LUCCA 2012 – Translation Slam

lunedì, 1 ottobre 2012 - 15:07

Quest’anno una delle novità di Lucca è Translation Slam, una proposta/sfida/gara/assurdità che propongo ad amici e colleghi traduttori.
Mi sono complici Leonardo Rizzi e Fabrizio Iacona, con cui condivido da tempo opinioni e meditazioni sul fumetto in traduzione (mai molto allegre, negli ultimi anni). È una specie di gioco, a cui giocare nel modo più serio possibile, dopo averne parlato tutti insieme, che si svolgerà in due momenti distinti, nel corso della giornata del 2 novembre: un incontro di presentazione, poi lo Slam vero e proprio. Per iscriversi basta inviare una mail all’indirizzo translationslam@luccacomicsandgames.com.
Qui tutti i dettagli, mentre a seguire riporto il comunicato stampa, scaricabile anche qua.

(more…)

On the road again

lunedì, 24 settembre 2012 - 15:29

Primo post dopo molti mesi, sotto la spinta dei fatti che incalzano. Cioè di Lucca Comics and Games 2012, che incombe.
Qui si parla di una delle cose che seguirò quest’anno.

More soon.

Tutela legale del fumetto: intervengono Leo Ortolani e Silver

mercoledì, 8 febbraio 2012 - 21:15

Questo incontro organizzato dalla Fondazione Forense Bolognese (organismo dell’Ordine degli Avvocati di Bologna) normalmente sarebbe riservato ai soci dell’Ordine.
La popolarità degli ospiti e la collocazione presso il prestigioso museo MAMbo hanno però suggerito agli organizzatori una formula tutta particolare e semi-pubblica: la sala del Convegno resta riservata agli avvocati dell’Ordine, mentre l’eventuale pubblico potrà seguire l’incontro in videoconferenza, da una sala apposita (e qualsiasi sala del MAMbo è bellissima).
È comunque consigliata la registrazione online sul sito della Fondazione.

È importante anche il ritorno

venerdì, 3 febbraio 2012 - 14:00

Credo che sia vero per tutti i viaggi e ancor di più per uno come questo, di cui abbiamo parlato in altri due post (qui e qui).
Si tratta naturalmente di un singolo aspetto, tutto italiano, di un grande evento internazionale, ampiamente documentato online (“Auschwitz 2012″, anche senza le virgolette), oltre al video in apertura e a questo che segue (di cui mi lascia perplesso il commento musicale a rischio di patetico, pur essendo ovviamente il lavoro di persone sincere e coinvolte):

I miei ringraziamenti (non di rito) vanno prima di tutto alla Fondazione Fossoli, e in particolare a Marzia Luppi e a Silvia Mantovani, a cui devo l’invito e prima ancora l’idea – che a me non sarebbe mai venuta – che avrei potuto intervenire in maniera interessante per i Ragazzi del  Treno (è giusto scriverlo così, con le maiuscole).

Di certo non mi sarei aspettato un incontro come quello di mercoledì 25 gennaio, nell’ambiente per me inedito di un vagone ristorante affollato di studenti e docenti della provincia di Modena, con un impianto di amplificazione che funzionava solo reggendo contemporaneamente due diversi microfoni con torsioni di anulari e pollici opponibili che neanche Segovia: si è parlato di parole (lo strumento del mestiere di ogni traduttore) e soprattutto di “parole che offendono”, per cercare di capire cosa sono esattamente, come nascono e se proprio sono le uniche possibili nelle discussioni – anche accese – che inevitabilmente nascono dalle differenze (di qualsiasi tipo).

Il pregiudizio svolge un ruolo fondamentale nella produzione di atteggiamenti discriminatori e a sua volta è alimentato e produce – in un circolo vizioso pericolosissimo e difficile da spezzare – “parole che offendono” che non andrebbero usate per pura imitazione e delle quali occorre essere almeno consapevoli.
Cosa c’entra questo col fumetto, la mia occupazione principale? Potete farvene un’idea leggendo – per esempio – un libro di Will Eisner, uno qualunque (magari cominciando da qui, proseguendo qui e approfondendo qui). Poi ne parliamo.
Non ho visto i presenti cadere da letti agganciati al soffitto, nella miglior tradizione del dibattito fantozziano, né portarsi in massa verso gli scompartimenti attigui (come avrebbero potuto), quindi spero che il tutto abbia avuto un suo perché.

Sono stato molto fortunato con i compagni di viaggio e di scompartimento, tutti più esperti di me, per non parlare della simpatia personale, e qui mi fermo perché a una certà età bisogna tenere d’occhio la glicemia: Luca Brini, inarrestabile operatore di TRC ModenaAndrea Piazzola, guida al Campo di Fossoli (chiedete di lui se vi capita di visitare il campo, come vi consiglio); lo storico e critico cinematografico Carlo Saletti, spietatamente esperto in all things Auschwitz, autore di vari titoli sull’argomento (questa guida può interessare ed essere utilissima a tutti, prima di passare a testi d’approfondimento), attivissimo divulgatore ed evidente bon viveur.

Per apprezzare Paolo Nori non avevo bisogno di fare questo viaggio ma la sua serata presso il Cinema Teatro Kijow di Cracovia è stata stupefacente: Paolo ha letto un suo testo in una stesura ancora inedita (la lettera di un uomo anziano che rievoca fatti importanti della sua vita), con effetti drammaturgici spiazzanti.
Non sono certo che si possa dire che Paolo “recita” quando legge un testo il cui protagonista non ha nulla a che vedere con l’autore, che per propria ammissione in questo caso non vuole essere confuso con l’io narrante di tanti altri suoi lavori. Di certo, la ben nota capacità di Paolo di rendere – e declamare – la lingua parlata in un particolarissimo flusso di coscienza, è certamente quella di un bravo attore, in grado di raggiungere una tensione emotiva fortissima. Specialmente nel finale, che ha strappato una lunga standing ovation a una platea giovanissima, per altri versi turbata da un testo che si potrebbe pensare molto lontano dalla sensibilità degli adolescenti.

L’avventura del Treno è stata seguita e documentata da Claudia Benatti della Gazzetta di Modena. che per tutto il viaggio ha incessantemente seguito, scritto e pubblicato la cronaca dei momenti più importanti. Al rientro mi sono letto tutto e ho ritrovato esattamente quello che avevo visto, e anche molto di più (contrariamente a me, che in viaggio spesso divento pigro, Claudia era evidentemente ovunque…), nonostante la mia insofferenza per la lettura a monitor. Non saprei fare miglior recensione al lavoro di Claudia, che – lo dico da lettore di giornali, con una passioncella strana e un po’ perversa per le cronache locali di città diverse dalla mia, delle quali evidentemente mi manca il contesto della maggior parte delle notizie – è andato al di là delle esigenze immediate e dell’ovvio interesse di una testata locale per un evento di portata internazionale così intimamente legato al territorio.
E ci possono stare anche i momenti di stanca, via.

Niente parolacce, siamo corretti

mercoledì, 25 gennaio 2012 - 08:00

Non nel senso di politicamente corretto, per carità. Almeno, non se “politicamente corretto” è l’anticamera di un’edulcorazione eufemistica del linguaggio destinata all’ipocrisia. E, peggio ancora, a sterilizzarlo  a morte (perché, lo sappiamo, senza un po’ di batteri non si può vivere e il destino dei maniaci dell’igiene è ammalarsi, o diventare ipocondriaci, se c’è differenza).
Dove? A bordo del treno di cui abbiamo già parlato. In compagnia di Paolo Nori, Carlo Lucarelli, Giardini di Mirò e Carlo Boccadoro, tra gli altri, oltre ovviamente che dei tantissimi studenti di Modena a provincia (centinaia) a cui il progetto è rivolto specificamente.
Il tutto dal 25 al 30 gennaio.
E tranquilli: non ci saranno aggiornamenti e post in tempo reale.

Andrea Borgioli 2/2

martedì, 17 gennaio 2012 - 22:30

Il primo post
Andrea Borgioli 1/2

Prosegue la chiacchierata con l’insospettabile Andrea Borgioli, disegnatore che dopo avere promesso già da un po’ sta mantenendo, facendo passi avanti quasi a ogni pagina.
E per tutte quelle foto con la faccia sfocata, che ci volete fare? Son ragazzi.
Fate finta di niente, gli passerà.

• • •

Hai scelto un mestiere in cui il rapporto tra la qualità e la quantità della produzione è cosa delicata, che mette in gioco l’etica del lavoro, le motivazioni di un disegnatore e gli equilibri personali, se non esistenziali: disegnare fumetti seriali è cosa lunga, faticosa e solitaria.
Ti sei mai interrogato sul come e sul perché cerchi di disegnare fumetti in un certo modo? In altre parole, visto che siamo in zona weltanschauung: hai una tua filosofia artistica, professionale, di vita? Le distingui?
Innanzi tutto mi onora far parte di una tradizione che ha visto avvicendarsi una lista infinita di grandissimi talenti che hanno fatto la storia del fumetto italiano, poi perché il fumetto Bonelli è una palestra tanto faticosa quanto fortificante.
Una volta ho sentito una bellissima dichiarazione d’amore di Bacilieri che paragonava il fumetto Bonelli alla trincea dell’editoria in generale. È una metafora molto azzeccata. Quella carta, il formato,la stampa, la serialità, la produzione serrata che deve incidere il meno possibile sulla qualità… tutte componenti che portano il disegnatore a sacrificarsi e, un giorno, a diventare completo, se lavora onestamente (soprattutto verso se stesso). È come essere in fanteria, c’è poco da scherzare.
Per ultimo ma non meno importante: Bonelli si era assunto il dovere morale di pagare i propri collaboratori tanto da permettere loro di vivere, e non è cosa da poco di questi tempi.

Un argomento inesauribile: Palumbo.
Si potrebbero riempire le pagine… finendo sempre per lasciarsi andare a una sonora sviolinata. Nella mia lunga lista dei debiti di riconoscenza a lui spetta l’onere del primo posto. Prima attraverso il suo lavoro (in quinta elementare è divenuto uno dei miei cinque imprescindibili), poi di persona, sorbendosi la mia cartellina negli infiniti pellegrinaggi alle fiere (sempre sorridente, mai una smorfia in anni e anni di stalking). Infine come artefice del mio battesimo del fuoco.
Devo a lui l’opportunità della mia prima storiella pubblicata. Detto questo, mi gongolo nell’essergli contemporaneo e ogni volta che guardo un suo lavoro inedito provo ancora quella strana sensazione che sta a metà tra la vertigine e l’euforia e che mi fa venir voglia di disegnare.

Sei un fan dichiarato di Kazimir Malevič, la cui influenza geometrizzante ha fatto capolino in una prima versione della testata del blog. Un tacconiano astrattista…?!
Sono innamorato da sempre del Suprematismo, ma più per ragioni concettuali che puramente estetiche. Malevic mi affascina perché riuscì a spezzare il legame che sino ad allora esisteva tra la pittura e la realtà, trasportando la prima in un campo perfettamente autonomo. Attraverso la scomposizione in minimi termini a cui ha sottoposto la storia della rappresentazione occidentale è approdato a un nuovo mondo di forme pure fluttuanti. È riuscito ad affacciarsi sul pensiero, oltrepassando la barriera della superficie pittorica.
Allo stesso modo (anche se le due discipline in questo caso non potrebbero essere più lontane) mi piace quando nell’evoluzione stilistica di un disegnatore intravedo la stessa ispirazione alla semplificazione. Non il tirar via in cui incappano tanti autori ormai stanchi per i troppi anni di sovrapproduzione, ma la sana disciplina del togliere. Quella, per fare un esempio, per cui Alex Toth è il più grande disegnatore di tutti i tempi.

Pratt è forse il più suprematista di tutti. La sua evoluzione andava verso la semplificazione delle forme e, parallelamente, delle ombre che le tagliavano. Dopo la sua fase finale, quella in cui il disegno si stava trasformando in una sorta di scrittura, probabilmente avrebbe fatto un bellissimo libro di vignette nere su fondo bianco, arrivando in seguito alle vignette bianche su fondo bianco…

Un altro suprematista puro è Dall’Agnol: il suo ritorno a Dylan Dog nel post-Julia si sta sviluppando in una vorticosa evoluzione di sintesi che a ogni uscita mi lascia sbigottito. Dall’Agnol è uno dei più grandi disegnatori italiani viventi di cui nessuno parla mai.

In un mondo perfetto sei abbastanza veloce da realizzare quante tavole vuoi nel tempo che vuoi, senza ricadute sulla qualità. Puoi quindi permetterti – artisticamente, professionalmente, economicamente – di selezionare e scegliere lavori, incarichi, progetti (non sei un clone di Palumbo: è un esperimento mentale).
Terminata la storia che hai in corso – perché gli impegni vanno rispettati – che cosa faresti, senza doverti preoccupare delle vendite?
Un adattamento di Carmilla di Le Fanu.

Per le illustrazioni: © Andrea Borgioli

Andrea Borgioli 1/2

martedì, 10 gennaio 2012 - 22:30

Per due anni ci siamo fregiati della stupenda testata di Paolo Bacilieri, graditissima a tutti i frequentatori del blog (la potete ammirare in archivio, insieme a tutte le altre che l’hanno preceduta). Da oggi ci farà compagnia il bel disegno di Andrea Borgioli, che per Paolo nutre grande stima e che  qualche anno fa è stato suo collega sulle pagine di Jan Dix.
Toscano fino all’ultimo telomero, Andrea abita da tempo a Bologna, dove gli piombavo in casa già più di dieci anni fa senza neppure saperlo. Il suo appartamento/studio è uno dei posti più ospitali che io conosca in questa città discutibile: datemi un pretesto, uno qualunque, e io lo vado a trovare e mi fermo a cena (va detto che ogni tanto porto anche qualcosa; che piace a me, okay, ma Andrea sembra gradire; certo, è un ragazzo proprio educato che non direbbe mai di no, quindi il dubbio resta).

Andrea è da tempo un bravo disegnatore, brillante e curioso, come non può non essere un fumettista del XXI secolo. Ha sempre in corso la lettura di un libro interessante e con lui non si smetterebbe mai di parlare di argomenti stimolanti, partendo dai fumetti e arrivando dove pare a noi: dalla caccia al bosone di Higgs al degrado etico in Italia, passando per i fondamenti bio-fisiologici della coscienza (ma non ditelo a Hofstadter).
Cosine così.
L’ideale, arrivati al caffè.
In due parti.

• • •

INTERVISTA CON ANDREA BORGIOLI
Raccolta a Bologna nel dicembre 2011

Alza gli occhi dal tavolo di lavoro e guarda la tua libreria per 20 secondi: quali libri hai visto?
Ahimè, sono miope e vedo una distesa di costole irregolari dai colori variegati. Dietro alla maggior parte di quelle costole c’è qualcuno che ho saccheggiato: sono per il mercato libero delle belle intuizioni. Il fumetto non è un organismo inerte, tutto può essere rubato, adattato e trasformato. Uno stile nasce dalla miscela in divenire tra le influenze (variazioni sui temi altrui) e l’errore personale rispetto a una regola. Fare un elenco dei saccheggiati mi imbarazza (per un timore reverenziale autentico): il confronto non regge e suonerebbe pretenzioso. Meglio non scomodarli.

Sei nato nel 1980, disegni a tempo pieno da almeno 10 anni e professionalmente da poco meno. Se ragionassimo per luoghi comuni, dovresti essere cresciuto a pane, manga e supereroi, dall’Image in avanti, mentre l’influenza più evidente – da te dichiarata espressamente – è Ferdinando Tacconi.
Non sarà che il Tacconi degli anni Settanta è condannato a restare moderno anche se evidentemente in Gli Aristocratici i modelli delle auto sono quelli del periodo?
Tacconi è un mostro sacro per ragioni che esulano dal modello delle auto che disegnava o da certi suoi manierismi stilistici tipici del decennio che citi (come spezzava le linee in generale o come risolveva il panneggio di una camicia su un braccio piegato, in particolare).
Tra gli alti e bassi di una produzione vertiginosa che seguiva le logiche e le esigenze del fumetto popolare, la sua grande lezione è stata trovare la chiave di volta che tiene insieme lo spessore della linea, il bianco e le campiture nere. Risultato: estrema leggibilità e sguardo che si riposa sull’insieme della tavola. Che sia ben chiaro: a tutto questo si arriva col lavoro instancabile di una vita; è una sorta di epifania da tavolo inclinato che non piove in testa dall’oggi al domani.
Tacconi purtroppo è mancato una manciata di mesi prima che io iniziassi la mia collaborazione con Bonelli e anche dopo la sua morte non ha ricevuto la gloria che meritava, insieme a tanti altri pionieri della sua generazione.

Copyright © Sergio Bonelli Editore

Sei un po’ retro oppure – pensandoci meglio – che le influenze siano strettamente generazionali è una sciocchezza?
Non mi sento affatto anacronistico: ho subito influenze da disegnatori pescati dalle epoche più disparate ma il punto è che la storia del fumetto dovrebbe essere conosciuta da chi decide di fare questo mestiere.
Il fatto che in prima elementare copiassi Ferri, Bignotti e Donatelli fa parte delle casualità della vita. Da una certa età in poi è solo curiosità e passione. Come dicevo prima, ogni stile è la conseguenza di un altro e andando a ritroso si capisce come mai si finisca sempre ad avere a che fare con quella manciata di disegnatori americani che tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento (arrotondo un po’ per comodità) hanno inventato tutto.

Quindi tu pensi che nel fumetto il disegno sia importante?
Come la carne nel ragù (o la cipolla nel friggione se preferisci), non vedo come sia possibile il contrario. Certo, una storia debole e ben disegnata non la leggo, guardo le figure, ma si perde il senso della questione. Al contrario, una storia molto bella, ma disegnata da cani la leggo comunque anche se non riuscirà a farmi apprezzare i disegni. Negli ultimi anni si tende a considerare il disegno una componente secondaria e ininfluente. Questo porterà ad avere una generazione di disegnatori zoppi e irrecuperabili. Non sono un purista del bel disegno, lungi da me. Semplicemente, per riuscire a disegnar male bisogna necessariamente prima imparare a disegnare bene (e non intendo certo diventare tecnicamente stucchevoli e iperrealistici, ma capire bene quella che Pazienza chiamava “la matematica del segno”).
L’apprendistato è noioso, mi rendo conto (e tra l’altro non finisce mai) ma è indispensabile e ritrovarsi a saper risolvere con originalità stilistica un cavallo senza aver mai studiato e compreso il funzionamento della sua anatomia è un’illusione (ho detto “cavallo” ma il discorso vale anche per l’ananas, i radiatori e via dicendo).
Barare non è un crimine, ma prima o poi lo scontrino si deve pagare, che ci piaccia o meno.

Andrea Borgioli in rete
Il blog personale

Salvo diversa indicazione, per le illustrazioni: Copyright © Andrea Borgioli

Continua

Ti amavo, Frank

venerdì, 25 novembre 2011 - 19:00

È la straziante dichiarazione del simpaticissimo coniglietto di Ty Templeton, un ottimo cartoonist su cui sarebbe interessante tornare.
L’occasione recente è una serie di post in tema “Occupy Fumetto” su cui ha riferito Matteo Stefanelli: reazioni e interventi della comunità fumettistica al e sul movimento “Occupy Wall Street” (per gli amici: OWS), padre delle tante iniziative “Occupy” che lo stanno declinando in tutto il mondo. In particolare, il post di Templeton è una risposta alle violente posizioni anti-OWS espresse da Frank Miller: indipendentemente dalle simpatie personali in questa querelle, mi sembrava interessante dare un po’ di attenzione alla striscia di Templeton, che non è solo molto intelligente ma anche fumetto al 100%.
Fateci caso: una scena del genere può essere così solo a fumetti. Non argomenterò questa mia impressione “a pelle” e sono molto interessato ai commenti (sia concordi che contrari).
Ci sono altri cartoons molto divertenti e ne trovate qualcuno qua in una breve rassegna di Comicsalliance sulla risonanza fumettistica (ampiamente negativa) all’uscita di Miller.

Magnifici, pettinatissimi lavaggi

giovedì, 24 novembre 2011 - 17:00

Tuono Pettinato – ormai si sa – è uno degli Spiriti Nobili del nostro fumetto, dall’arguzia sagace e gioiosamente prolifica (su questo blog ne abbiamo parlato qui e qui). Come sarebbe stato questo Anno Unitario senza Garibaldi? Di certo assai più triste e serioso.

E che dire dell’Animo che anela a innalzare la Mente, impegnandola nei Grandi Temi della Ragione, sempre e comunque in amena letizia? Per esso Galileo fu a suo tempo come una folata d’aria a rinfrescare le sale opprimenti e stantìe dell’Accademia.
Che Il magnifico lavativo – recente e sorprendente biografia a fumetti del Nostro – sia un libriccino bello e brillantemente scorrevole non sorprenderà quindi nessuno, impegnato come sarà il lettore a ritrovarsi divertito e intrattenuto dagli irrefrenabili pupazzetti che di Tuono Pettinato sono il marchio di fabbrica.

E qui “biografia” va a braccetto con “libriccino”, perché l’autore è ancora giovane, a dispetto di produzione e maturità del talento, il che è parte integrante del piacere che le parole “Tuono Pettinato” evocano al fumettofilo che ama discernere: perché se già c’è del più che buono (e sicuramente del migliore), tantissimo di ottimo ancora arriverà.
A quando un Texone?
Chiediamolo a Tuono in persona, Venerdì 25 novembre a Bologna, presso la Libreria Giannino Stoppani, via Rizzoli 1 (info 051 227337).

AMAZING FANTASY 15 in video

mercoledì, 23 novembre 2011 - 09:00

Ne avevamo parlato a suo tempo, qui e qui: grazie a una donazione strabiliante e abbastanza misteriosa, nel 2008 le tavole originali di una delle pubblicazioni più importanti del fumetto americano del dopoguerra entrarono a far parte del catalogo della Library Of Congress di Washington.
Perfezionata l’acquisizione, la digitalizzazione e la messa online dei materiali, l’evento fu poi celebrato in via definitiva con la pubblicazione di questo intervento video della curatrice Sarah W. Duke, che recupero oggi grazie alla segnalazione di un fedele lettore di questo blog (anche lui desidera restare anonimo: che sia imparentato col donatore?).

Una curiosità, di quelle che tipicamente nascono (e possono essere soddisfatte solo) da tavole originali: la prima testata “Spider-Man” disegnata da Steve Ditko, poi ricoperta da quella definitiva con apposita pecetta (time-tag 2:18).

E potete anche acquistare delle scansioni ad alta risoluzione. Non è la cosa più immediata del mondo (nessun carrello, e un po’ di contegno per favore… non siamo su Amazon) ma potete farcela, partendo da qui.

The Manara Library

venerdì, 18 novembre 2011 - 09:00

È la nuova collana che la Dark Horse dedica – questo è chiaro – a Milo Manara. Niente di nuovo per il lettore italiano: questo primo volume raccoglie Indian Summer (“Tutto ricominciò con un’estate indiana”; qui una preview), su testi di Hugo Pratt, e The Paper Man (“L’uomo di carta”): storie ormai classiche di cui non si contano più le edizioni. Il secondo volume è in uscita a febbraio 2012 e – incidentalmente – conterrà un articolo davvero bello di Stefano Gaudiano.
Il progetto si basa sulla collana Milo Manara – Le Opere, uscita nel 2008 per Il Sole 24 Ore come “collaterale”, terrificante termine di marketing che indica un allegato a testate periodiche (e che a me evoca vittime civili di blitz di forze speciali).
Vado a memoria, ma credo che la formula “Library”, con cui a un autore prestigioso si intitola una certa serie o collana che ne raccoglie l’opera (più o meno integralmente), in passato sia stata usata per la prima volta per Will Eisner, prima dalla sua storica casa editrice Kitchen Sink, poi dalla DC Comics, che ne ha gestito le opere dal 1999 al 2004. Non ricordo molto altro: certo, un altro pivello come Joe Kubert, poi…?

Questo per dire che l’operazione riveste evidentemente una certa  rilevanza per la casa di Milwaukie, che ripropone la “Italian comics superstar” (cito dalla IV di copertina) con traduzioni e apparati testuali nuovi di trinca, a cura della Senior Editor Diana Schutz (che ha lavorato con Frank Miller, Will Eisner e che oggi è coinvolta nei progetti di maggior prestigio). On top of it, trovo elegante la linea grafica, sobria e “ufficiale” senza essere celebrativa o “polverosa”.

Le traduzioni sono firmate da Kim Thompson della Fantagraphic Books, storicamente legato ad autori di casa nostra “non ovvi”, per così dire; basti pensare al suo lungo sodalizio di editor con Francesca Ghermandi, risalente ai primi anni Novanta, quando questa grande autrice quasi non era pubblicata in Italia.
Gli apparati consistono in un paio di articoli che assolvono alla doppia, doverosa funzione di: a) attirare e incuriosire il lettore; b) fornirgli le coordinate storiche ed editoriali necessarie a inquadrare il lavoro di Manara: un autore ormai classico e dalla carriera ultraquarantennale che sul  mercato USA non è mai stato pubblicato in maniera regolare ed è noto più per cliché riduttivi (“Manara = European erotic comics”) che per l’effettiva produzione a fumetti, abbondantissima e relativamente varia.

Al primo punto provvede una prefazione di Frank Miller, che nella sua prosa mai a rischio di minimalismo e understatement commenta il lavoro di un collega come può fare solo un autore davvero grande (al momento sperduto chissà dove ma che un giorno – chissà – potrebbe anche decidere di tornare tra noi).
Miller conosce bene le difficoltà e i vincoli – tipici di questo linguaggio – con cui il fumettista paga la sconfinata libertà di scelta di ambientazione, personaggi e trama delle storie. Vi accenna in diversi punti, per esempio qui:

Technically, a comic book can be read in a very few minutes. It is a task of the cartoonist to slow the reader down, to seduce the reader into breathing in the story at its intended pace. Here Manara excels.

La seconda funzione è assolta – spero – da una mia introduzione, che gli interessati (molto interessati: è in inglese ed è lunga diverse schermate) possono leggere di seguito o scaricare da qui.

(more…)

Ma quanto can can per un numero 1

lunedì, 31 ottobre 2011 - 09:30

Ed è ancora poco, fidatevi. Perché in realtà non è un numero 1 (uno qualsiasi) e neanche la numero 1 (quella di Zio Paperone), bensì il numero 1. Quello da cui ha avuto inizio tutto. O almeno l’universo Marvel, cioè forse non tutto ma certamente una parte molto importante del fumetto americano moderno, non solo “popolare” (le virgolette sono per quelli che fanno distinzioni diverse da “fumetto buono”/”fumetto meno buono”; io, scusate, ma il mio neurone fin lì arriva).
Parliamo quindi, ovviamente, evidentemente, necessariamente, indubitabilmente e senza ombra di possibile dubbio del numero 1 dei Fantastici Quattro, anzi – più precisamente – di Fantastic Four #1, uscito nel 1961.
La celebrazione cade in occasione di Lucca Comics & Games 2011 e dei 50 anni esatti della pubblicazione, o meglio dalla data di copertina: l’albo uscì infatti in agosto ma in quegli anni – per motivi legati alla distribuzione, alla gestione delle copie invendute e alla successiva fatturazione – la data di copertina era di tre mesi posteriore a quella di uscita e nel nostro caso era quindi “novembre”.
Gli autori – mi sento sciocco a scriverlo – erano Stan Lee e Jack Kirby.
Il portale Lo Spazio Bianco ha organizzato una spettacolare celebrazione di questo evento, chiamando a raccolta non solo saggisti, critici ed esperti italiani e stranieri del fumetto USA, che su quelle pagine seminali hanno scritto a profusione, ma anche una folta schiera di disegnatori di fumetti, appassionati ammiratori di questo autentico Big Bang del fumetto moderno. Alcuni sono noti, altri notissimi; alcuni sono delle superstar e altri sono meno noti, o forse anche sconosciuti, ma tutti sono stati bravissimi a interpretare la bella idea di Lo Spazio Bianco: ciascuno di loro ha ridisegnato esattamente una pagina di Fantastic Four #1, riprendendo i testi della classicissima edizione italiana dell’Editoriale Corno (Fantastici Quattro n.1 del 6 aprile 1971).
Il tutto è online: presentazione, copertina (e quando vedrete di chi è capirete che qua si fa sul serio) e persino una mia introduzione al tutto.
Ora, come direbbe Leo Ortolani (uno degli appassionati ammiratori di cui sopra) le introduzioni piacciono solo a chi le fa e raramente servono a qualcosa, se proprio non sono molto, molto ben scritte e con tante, tante idee belle e originali che aiutano il lettore a mettere in prospettiva l’opera e a leggerla da nuovi e sempre inediti punti di vista.
Un po’ come i Classici.
Non credo che sia il caso di questa ma potrebbe interessarvi darci un’occhiata (la trovate di seguito e qui, scaricabile in pdf, in una versione un po’ rivista).
E anche stavolta sono riuscito a parlare di Rat-Man e Leo Ortolani.
Mah…

(more…)

Lavorare col fumetto: code, gabbie e pennelli

mercoledì, 26 ottobre 2011 - 17:45

Giovanni Russo è il responsabile Comics di Lucca Comics & Games, ed è colpa sua. La scorsa estate mi ha infatti preso per la collottola e mi ha ricordato che, per quanto lo riguardava, gli appuntamenti sugli aspetti professionali dell’editoria a fumetti e del fare fumetti in genere che avevo curato nelle scorse due edizioni erano un appuntamento fisso.
Virilmente, non ho dato a vedere che ho apprezzato la cosa ma, capirete, a questo punto la responsabilità non è tutta mia.

Quelli che seguono sono i tre incontri di quest’anno, e ve li metto così, senza link e tutto quanto il resto, nella speranza di incuriosirvi. E li potete anche scaricare tutti insieme da qui.
In ogni caso, un salto a Lucca dovreste proprio farlo.

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Un paio di presentazioni feroci

martedì, 18 ottobre 2011 - 12:41

Del libro abbiamo già parlato. Ora viene il bello, con alcune presentazioni che Leo farà nei prossimi giorni. Per ora sono solo due, per cui siete avvertiti: organizzatevi e passate parola agli amici.
Milano – Giovedì 20 ottobre, h. 18.30 Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires 33 (info: 02 2023361)
Bologna – Martedì 25 ottobre, h. 18.00 Libreria Feltrinelli, P.zza di Porta Ravegnana 1 (info: 051 266891-261392)

MetaMaus

lunedì, 10 ottobre 2011 - 09:00

Era attesissimo ed è arrivato: pre-ordinabile da tempo sui principali portali librari, dal 4 ottobre MetaMaus (Pantheon Books; qui il book trailer) è nelle librerie USA e le prime copie stanno arrivando in Europa.
Com’è noto agli appassionati che da mesi ne attendevano l’uscita, si tratta di un’edizione dalle caratteristiche uniche per quantità e qualità dei materiali (tra cui un DVD che recupera un introvabile CD-ROM del 1994, più altro materiale inedito), in occasione dei 25 anni dalla prima uscita in volume di Maus,  il capolavoro di Art Spiegelman (attualmente impegnato in un tour di presentazioni coast-to-coast).
Questa non è una recensione, non sarebbe possibile.
A parte il tempo materialmente necessario per assimilare ed elaborare tanta ricchezza di documenti, un recensore realmente interessato si imporrà una pausa di riflessione sull’ovvia ambizione di questo libro-sin-dal-titolo-su-un-altro-libro di proporre un nuovo modello di opera critica, accessibile al solo autore dell’opera originale.
Autore che è sempre stato più che protettivo nei confronti del suo gioiello: MetaMaus come tentativo di sottrarre l’amatissimo  figlio alle grinfie dei “critici normali”?
A una prima, rapida occhiata, tra le cose più interessanti, pur se “tangenziali” all’opera, ci sono numerose foto e interviste inedite ai famigliari di Spiegelman: la moglie Françoise Mouly e i figli Nadja e Dashiell.
Dal capitolo che preferisco, il cruciale Why Mice?, vi propongo una scelta del tutto arbitraria tra i tanti inediti: uno schizzo geniale e agghiacciante sull’elaborazione degli stereotipi antisemiti (visivi) alla base di Maus.

MetaMaus © by Art Spiegelman, 2011

Online per davvero, stavolta

lunedì, 3 ottobre 2011 - 17:49

Per un errore il post precedente (lo vedete sicuramente ancora qua sotto) è andato inizialmente online in una versione parziale, con diversi refusi e senza la maggior parte delle immagini e dei link. Mi scuso con i suoi tanti lettori, più numerosi della media (è sempre vero: “Kirby rules”).


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